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Il virus del populismo sta contagiando il Vecchio Continente? Enrico Letta e altri capi di governo ne sono convinti. Attenzione, però, a usare termini passe-partout che non spiegano niente, ammonisce Angelo Panebianco nel suo editoriale odierno sul Corriere della Sera. Ha pienamente ragione. Bollando l’ondata antieuropea come espressione di un dilagante morbo populista, le élite al potere esorcizzano responsabilità che ricadono interamente sulle loro spalle. Anche in Italia il termine è ormai usato per denigrare qualunque manifestazione di disagio popolare, qualunque sintomo del distacco dei cittadini dal sistema dei partiti. Come si vede, il miscuglio è indigesto e la confusione è grande.

La verità è che il termine populismo nel tempo si è fortemente allontanato dal suo significato originario. Esso infatti designava un orientamento ideologico iscritto nella tradizione politica americana, nientemeno che dai suoi esordi. Da quando cioè nel 1892 il People’s Party cercò di mobilitare il malessere dei piccoli contadini proprietari del Midwest contro grandi imprese, alta finanza e ambienti corrotti di Washington. Ciò che esso rivendicava era la tassazione progressiva e tutele sociali per i ceti più poveri. Come osserva Alfio Mastropaolo (“Democrazia e populismo“, in “La democrazia in nove lezioni“, Laterza, 2010), fosse stato per il populismo agrario e romantico nato in Russia a metà Ottocento, il termine ce lo saremmo dimenticato. Il guaio è la sua attuale smisurata plasticità semantica, che dovrebbe consigliarne un uso più sobrio e prudente.

In effetti, il rischio di passare per populisti è oggi elevatissimo. Eppure per i partiti (ancora) di massa l’appello al popolo, anche se talvolta viene chiamato volgarmente “gente”, dovrebbe essere fisiologico. Beninteso, senza il paternalismo e la demagogia di cui si servono alcuni leader politici per dissimulare una concezione oligarchica della vita democratica. Ora, se un po’ di populismo lo si può trovare dappertutto, probabilmente sarebbe meglio gettare alle ortiche la parola. Il paradosso è che, mentre la destra non la disdegna, a una sinistra non più popolare appare sempre più imbarazzante, fino al punto di impiegarla solo in modo snobistico o spregiativo.

Michele Magno

Corriere della Sera, Panebianco e quei poco saggi appelli contro i populismi

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