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Le Università del Sud sono in subbuglio dopo il nuovo decreto del ministro Maria Chiara Carrozza per la ripartizione dei punti organico tra gli atenei che allarga ulteriormente la forbice tra Nord e Sud.

In termini percentuali, gli atenei più colpiti sono a pari merito Foggia, Siena, Seconda Univ. di Napoli, Bari, Messina, Sassari, Palermo, Cassino, Molise, con un taglio pari a -66%. Mentre è la “Federico II” di Napoli l’Università che ha subìto la più alta perdita in termini assoluti (-18,83 punti organico).
E se il rettore dell’ateneo di Napoli, Massimo Marrelli, ha mandato già la pillola tirandosi fuori dall’ipotesi del grande complotto contro gli atenei del Mezzogiorno in Puglia si grida all’ingiustizia e si piange già la morte delle Università.

In quel di Bari e Foggia
All’ateneo Aldo Moro di Bari nel 2012 i pensionamenti di personale docente e amministrativo sono stati pari a 82,70 punti organico e, da una prima analisi, sarebbero dovuti corrispondere a 16 punti che invece si sono ridotti a 5,67. Non diversa la situazione del Politecnico che riportava dati ancora più confortanti seppur dei 3,56 punti organico che doveva ottenere (rispetto ai 17,80 derivanti dai pensionamenti) ne abbia avuti 1,60. Stesso problema a Foggia: doveva ottenere 2,69 punti ma ne ha avuti 0,92.
Questa situazione surreale ha mandato su tutte le furie i rettori pugliesi, che hanno così chiesto l’intervento della Crui, la conferenza dei rettori, e una revisione da parte del ministero.

Voce ai rettori
“È una strategia lucida e diabolica, vogliono chiudere le università del Sud”, ha dichiarato a Repubblica il rettore dell’Università di Foggia Giuliano Volpe.
A lui si accoda il rettore dell’Aldo Moro di Bari, Corrado Petrocelli: “Crea un’intollerabile disparità, è un clamoroso abbaglio”. “È un meccanismo senza formule correttive che finisce per spostare i soldi nostri per finanziare le assunzioni di altre università  –  protesta Petrocelli  –  non si capisce perché non sono stati applicati correttivi di salvaguardia come lo scorso anno, così non c’è futuro”.

“È un meccanismo che depaupera i poveri – ha commentato al Corriere del Mezzogiorno il rettore del Politecnico di Bari, Eugenio Di Sciascio – che toglie risorse che ci siamo pure guadagnati. Il Politecnico è un’università virtuosa e si ritrova a dare i punti organico guadagnati ad altri atenei. Ho già contattato gli altri rettori, adesso è il momento di agire e di sensibilizzare la politica locale”.

L’incidenza delle tasse studentesche
“Chi è più robusto, diventa ancora più forte  –  prosegue Petrocelli  – non c’è nessun riconoscimento degli sforzi e dei miglioramenti e non si tiene conto, nell’indice fatto anche sulle tasse studentesche, che qui ci sono 7500 studenti esonerati dal pagamento che, nel calcolo, è come se non esistessero”.

Anche il rettore di Foggia ci tiene a sottolineare l’incidenza delle tasse studentesche: “Le entrate calcolate sulle tasse studentesche sono un elemento di sperequazione, qui sono minori perché le tasse sono più basse  –  spiega Volpe  –  continuano a penalizzarci, ma, devo ammettere, non sono meravigliato. È l’esito di una politica cominciata con Gelmini, continuata con Profumo e ora con Carrozza: vogliono far morire le università del Sud”.

Atenei di seria A e B
“Si sta creando una torta con i fondi di tutte le università italiane ma a prenderli sono solo alcune – ha detto il rettore di Bari Petrocelli in un’intervista a La Stampa -. È folle. A meno che non si voglia davvero arrivare ad un sistema formato da 4-5 atenei di serie A mentre gli altri vengono lasciati morire. Per fortuna i riconoscimenti arrivano dall’estero”.

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