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­­Come spesso accade da quella sera di marzo in cui Jorge Mario Bergoglio apparve sulla loggia delle benedizioni della basilica di San Pietro di bianco vestito, anche quella che si è appena conclusa è stata una settimana intensa sul fronte papale (tra gli appuntamenti più significativi, l’avvicendamento in segreteria di stato e l’udienza concessa ad Abu Mazen). Al centro della discussione, nonostante la prospettiva fortemente cristocentrica che il Pontefice ha dato al suo Magistero, c’è lui, Francesco. Amato e criticato.

La disputa tra tradizionalisti e normalisti
La luna di miele continua sui media dei cattolici cosiddetti “normalisti” (definizione data dal duo Gnocchi&Palmaro, epurato da Radio Maria perché reo “di aver criticato il Papa”), ma che suscita sempre più commenti perplessi sul fronte opposto, quello più legato alla Tradizione e ai capisaldi dell’agenda pastorale di Giovanni Paolo II e Benedetto XVI che sul Foglio di Giuliano Ferrara ha trovato ampio spazio. Banalmente tacciati come “conservatori” – se non “para-lefevriani” – questa categoria è spiazzata dai gesti del nuovo Pontefice. Non ne comprende lo stile, la novità. Parla apertamente di rivoluzione in atto, di cambiamenti strutturali chiari e già evidenti, purché ancora allo stato embrionale. In effetti, quelli che sostenevano che nulla è cambiato, sono diventati più silenziosi.

Le accuse dei lefevriani
Chi invece ha fatto sentire prepotentemente la sua voce, è stato il superiore della Fraternità Pio X, Bernard Fellay. In occasione di una conferenza internazionale negli Stati Uniti, il successore di Marcel Lefebvre ha definito Francesco “un vero modernista” che sta rendendo la situazione della chiesa “diecimila volte peggiore” rispetto a quella che è oggi. Frasi che rendono esplicito il pensiero prevalente ad Econe, la sede della Fraternità: il dialogo con Roma è chiuso. Lo spiraglio lasciato aperto nell’ultimo anno sembra non esserci più. Dopo il tempo del negoziato sotto gli auspici di Joseph Ratzinger, con Francesco la musica cambia. Il ricongiungimento non è più una priorità. E i lefevriani si scatenano, sottolineando che tutto ciò che dice l’attuale Papa è “relativismo assoluto”. Posizioni inconciliabili che non preludono a sviluppi positivi. Dopotutto, anche monsignor Guido Pozzo, tornato dopo meno di un anno alla commissione Ecclesia Dei, ha sempre sostenuto che la condizione necessaria per la rappacificazione è il pieno riconoscimento del Magistero dei pontefici dal Concilio in poi.

Müller e la Teologia della Liberazione
Ma le critiche arrivano anche dall’interno del mondo ecclesiale, benché in modo indiretto. L’arcivescovo di Lima, il cardinale Juan Luis Cipriani Thorne, è tornato ad attaccare il prefetto della congregazione per la dottrina della fede, il tedesco Gerhard Ludwig Muller. La “colpa” di quest’ultimo (scelto da Ratzinger nel 2012) è quella di aver teso una mano alla Teologia della liberazione, portando addirittura a Santa Marta Gustavo Gutierrez, che di quel filone di pensiero sorto in America del sud è considerato uno dei padri. Muller “è un ingenuo. Lui è incaricato di difendere la sana dottrina della fede nella chiesa, quindi lasci perdere questa ingenuità e sia più prudente. Glielo dico con tutta umiltà”, ha precisato Cipriani in un’intervista a un giornale peruviano.

Il Papa che piace perché “contemporaneo”
Eppure, nonostante i primi malumori e le critiche nostalgiche, Francesco al popolo piace. Basta assistere alle udienze generali del mercoledì, quando il giro di piazza in jeep si trasforma in un bagno di folla dove pacche sulle spalle, abbracci e piccole conversazioni di pochi secondi rendono palese il legame che si è instaurato tra il Papa e i fedeli. Ogni mercoledì, la jeep si riempie di pupazzi, magliette, santini e perfino rosari sono lanciati da dietro le transenne. E Francesco sorride, si diverte. E’ la prima e più superficiale testimonianza della chiesa viva di cui parla sovente nelle omelie. Un’indagine realizzata dall’Istituto Toniolo ha recentemente rivelato, tra l’altro, che l’83,6 per cento dei giovani intervistati ritiene che le parole usate dal Papa “sono adatte al mondo contemporaneo”.

Le spine tedesche di Francesco
Ma sono tante anche le spine che il Papa argentino è chiamato ad affrontare. Prima fra tutte e più delicata, la situazione della chiesa tedesca. Ricca e potente, sta dando più di un grattacapo a Bergoglio. Dopo la pubblicazione di un documento da parte di un ufficio della diocesi di Friburgo in cui si invitava il clero locale a consentire il pieno accesso ai sacramenti ai divorziati risposati, è esploso il caso del vescovo di Limburgo, Franz Peter Tebartz-van Elst, accusato di aver sperperato il patrimonio della diocesi per ristrutturare la sede arcivescovile (solo la vasca da bagno sarebbe costata 15mila euro). In Germania da più parti si chiede l’immediato allontanamento del vescovo, sul quale ha aperto un’inchiesta anche la procura locale. Il dossier è finito direttamente nelle mani del Papa, che non a caso ha chiamato a rapporto il presidente della conferenza episcopale tedesca, mons. Robert Zollitsch, ricevuto qualche giorno fa in Vaticano.

Ecco di seguito tutti gli articoli dedicati da Formiche.net al Papa nel corso della scorsa settimana:

Ior, viaggio trasparente nei segreti della Banca vaticana. Di Fabrizio Anselmo.

Papa Francesco ama davvero la Teologia della liberazione? Di Matteo Matzuzzi.

Papa Francesco affida il Vangelo ai social media. Di Valeria Covato.

La meravigliosa lezione di Papa Francesco sulla crescita basata sulla famiglia. Di Ettore Gotti Tedeschi.

Tutti gli attriti fra Papa Francesco e i tradizionalisti. Di Matteo Matzuzzi.

Cosa si sono detti Papa Francesco e Abu Mazen. Di Rossana Miranda.

Chi sono, e quanto si lamentano, i due cattolici che contestano Papa Francesco. Di Fabrizio Anselmo.

Il Corriere della Sera è proprio Forte su Papa Francesco. Di Pietro Di Michele.

Ecco perché Parolin non sarà il vice Papa (come Bertone con Ratzinger). Di Matteo Matzuzzi.

 

 

 

Papa Francesco tra popolarità, elogi e malumori

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