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Il Fatto quotidiano ormai ne ha preso atto. È Matteo Renzi, nel bene o nel male, il promesso sposo del Pd e dell’Italia. È lui il leader in grado di entusiasmare le folle, eccitare i giornali, ridare speranza a una politica ormai spenta. Il quotidiano diretto da Antonio Padellaro non sembra però stroncare sul nascere l’ascesa renziana, semmai interrogarla e interrogarsi su di essa.

Le considerazione di Flores d’Arcais e Caporale

Formiche.net è da qualche tempo che osserva con attenzione il posizionamento renziano di Travaglio & Co., dopo le delusioni di Antonio Ingroia, Antonio Di Pietro, Beppe Grillo.

C’è stato l’editoriale di Paolo Flores d’Arcais che in qualche modo indicava nel sindaco di Firenze il meno peggio: “Renzi non ci piace, ha flirtato con Berlusconi e Marchionne, ma resta paradossalmente l’unico del Pd capace di intercettare almeno una parte dei cittadini che nei confronti del ceto politico – tutto – oscillano tra lo schifo e la voglia di vendetta”.

Considerazioni alle quali è seguito il commento dell’ex di Repubblica Antonello Caporale sulla cosiddetta “rottamazione amorale”: “Faccia leggere i nomi delle decine di nuovi supporters, e – curiosità per curiosità – inizi a spulciare i curricula di molte decine di essi. Prenderebbe posto forse lo stupore di vedere avviata in contemporanea la rottamazione dei vecchi vizi grazie all’aiuto dei portatori sani e indiscutibili del ciclo produttivo della poltrona arrotolata sotto al mento, teorici delle pratiche illustrate da De Gaulle: il potere non si conquista, si arraffa”.

L’effetto Leopolda visto da Feltri e Travaglio

Oggi anche il Fatto indaga sull’effetto Leopolda. Il responsabile economico Stefano Feltri si chiede cosa ci sia oltre i “renzini” alla Maurizio Crozza e fa le pulci alla “renzinomics”. “Il primo punto del suo programma è dare 100 euro al mese a chi ne guadagna meno di 2.000. Ma come pagare una simile spesa, tra i 10 e i 20 miliardi all’anno?”, domanda per esempio Feltri.

Marco Travaglio dedica invece il suo editoriale di oggi a tutte le folgorazioni della stampa di fronte a presunti salvatori della patria, da Mario Monti a Enrico Letta. Ora è il turno di “Matteo”, il titolo del commento è appunto: “M’illumino di Renzi”. Il vicedirettore del Fatto non scudiscia senza pietà il nuovo bersaglio, come fa di solito, semmai si diverte a gigioneggiare i suoi fan della carta stampata. E sembra suggerire al giovane sindaco “meglio la sincerità del Fatto”. Del resto, è lo stesso Renzi a ripeterlo sempre: “Gli amici dicono le cose in faccia”.

Il Fatto quotidiano s'interroga su Renzi

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