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Pochi giorni dopo la pubblicazione dei conti nazionali per il 2012, l’Istat ha rilasciato il conto economico trimestrale delle amministrazioni pubbliche, che ci consente di fare un piccolo passo avanti nella nostra analisi della contabilità pubblica.

La prima notizia che salta all’occhio è che nel secondo trimestre 2013 tale l’avanzo primario è risultato positivo per una quota pari al 4,7% del Pil, lo 0,9% in più dello stesso trimestre del 2012.

Una buona notizia che ne nasconde un’altra: ossia l’andamento del saldo corrente, anch’esso positivo e in crescita rispetto al secondo trimestre 2012 (dallo 0,2% allo 0,4% del Pil).

Fermiamoci un attimo: cos’è il saldo corrente?

Molti di voi lo sapranno già, però è utile rimarcare la differenza fra il saldo primario (differenza fra entrate e uscite correnti senza considerare gli interessi sul debito) e il saldo corrente (differenza fra entrate e uscite correnti compresi gli interessi sul debito).

In sostanza il saldo corrente è quello che rimane delle entrate correnti al netto delle spese correnti complessive.

La ciccia, insomma.

Bene, nel secondo trimestre 2013 il nostro saldo corrente è migliorato ed è positivo. Significa che, malgrado la mole di interessi passivi che hanno divorato il nostro avanzo primario, siamo riusciti pure a salvare qualcosa dalla nostra spesa corrente. In particolare quello 0,4% del Pil che equivale precisamente a 1,644 miliardi.

La buona notizia, tuttavia, non dovrebbe esimerci da una semplice domanda: da dove sono arrivati questi soldi?

Come ogni saldo, anche quello corrente è la risultante di entrate e spese. Quindi dobbiamo vedere innanzitutto come siano cambiate le entrate e le spese correnti rispetto al 2012.

Dal lato delle entrate si vede che sono aumentate dell’1,2% fra i due trimestri considerati (2012/2013), passando da 180,091 miliardi a 182,297. Il grosso dell’aumento è da imputarsi all’aumento delle imposte dirette (+4,1%, da 57,748 mld a 60,132) che compensa il calo di quelle indirette, diminuite del 2,1% (da 57,964 a 56,723). Quindi abbiamo +2,384 miliardi di incassi da imposte dirette e -1,241 miliardi di imposte indirette. Che significa +1,143 mililardi di entrate da tasse come saldo positivo.

Il calo delle imposte indirette (Iva in testa) è uno degli effetti del calo dei consumi, evidentemente, in qualche modo connesso con l’aumento del carico fiscale, che infatti nel trimestre considerato ha generato entrate record, pari al 48,3% del Pil, corrispondente a una pressione fiscale del 43,8%, 1,3% in più rispetto al trimestre corrispondente del 2012.

All’aumento delle entrate correnti dell’1,2%, tuttavia, ha corrisposto un aumento delle uscite correnti dello 0,7%, pari a 2,206 miliardi.

In particolare, sono passate dai 179,466 miliardi del secondo trimestre 2012 a 180,653 nel 2013. Quindi una parte del nostro aumento di entrate è andato a compensare un aumento di spesa.

La constatazione è tanto più rilevante in quanto, scorrendo i dati analitici, scopro che una delle voci più rilevanti della nostra spesa corrente, ossia quella per gli interessi sul debito, è diminuita nei due trimestri, addirittura del 7%. In particolare è passata dai 23,827 miliardi del secondo trimestre 2012 a 22,148 miliardi, ben 1,679 miliardi in meno.

Ciò malgrado la spesa corrente complessiva è aumentata.

Come mai?

La parte del leone l’hanno fatta le prestazioni sociali in denaro (il welfare), cresciute del 2,9%.

In particolare sono aumentate di 2,082 miliardi (da 72,750 mld a 74,832). Un altro +4,1% l’hanno segnato i consumi intermedi, aumentati di 895 milioni di euro (da 21,593 a 22,488). Il totale di queste due voci sfiora i tre miliardi (2,977 mld) di spesa corrente in più. Se poi ci aggiungiamo le “altre uscite correnti”, cresciute del 3,5% (781 milioni) li superiamo abbondantemente.

Ricapitoliamo: abbiamo avuto meno spese per interessi per oltre 1,6 miliardi (grazie alla generosità della Bce che ha fatto diminuire gli spread) e abbiamo speso oltre tre miliardi in più. Come abbiamo fatto ad avere un saldo corrente positivo?

Semplice: abbiamo avuto più entrate fiscali e, soprattutto, abbiamo risparmiato sul costo del lavoro dei dipendenti pubblici.

La voce Redditi da lavoro dipendente segna infatti un calo di 892 milioni di euro, passando dai 39,239 miliardi del secondo trimestre 2012 ai 38,347 del 2013, il 2,3% in meno.

Quindi circa la metà del nostro saldo corrente positivo l’hanno pagato i dipendenti pubblici. La loro è l’unica voce della spesa corrente che non solo non aumenta ma diminuisce.

Un grazie sarebbe solo una questione di buona educazione.

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