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Difficile dire se Berlusconi sia davvero finito, seppellito sotto la condanna della Cassazione. L’interrogativo su cosa ne sarà del centrodestra non può prescindere da questo: finché c’è B, non c’è spazio per un centrodestra dopo B e senza B. Eppure, prima o poi la questione dovrà porsi, e questo richiederà una profonda riflessione sia sul passato (come ha fatto Riccardo Ruggeri) sia sulla transizione (nel senso indicato da Michele Arnese).

Non c’è dubbio che il Cav. sia stato la più eclatante tra le anomalie italiane: qualunque leader politico in qualunque altro Paese sarebbe stato eliminato da accuse molto meno gravi e molto meno prolungate di quelle che l’hanno coinvolto. Attenzione: qui il punto non è se la magistratura si sia accanita oppure no, è che – al di là dell’aspetto penale – vi sono responsabilità politiche a cui Berlusconi è riuscito a sottrarsi nello stupore attonito degli osservatori internazionali.

La più importante di queste responsabilità è il completo tradimento del mandato ricevuto, ripetute volte, dagli elettori. I governi di centrodestra non si sono limitati a non mantenere le promesse elettorali (fa parte del mestiere, quello). Hanno fatto esattamente il contrario. Quanto più parlavano di meno tasse per tutti, tanto più alimentavano una gestione irresponsabile del bilancio pubblico che poneva le premesse per più tasse per ciascuno. Quanto più brandivano la retorica della libertà d’impresa, tanto più ostacolavano ogni liberalizzazione o privatizzazione, dai taxi ai servizi pubblici.

Questa anomalia ha giustificato, ed è stata giustificata, dall’anomalia uguale e contraria: quella di una sinistra che ha definito se stessa in funzione della fedina penale di Berlusconi. Una sinistra priva di argomenti politici e capace solo (con poche eccezioni perdenti più nel partito che nel Paese) di argomentare contro B, e soprattutto di argomentare contro quello che B diceva (non di rado diceva le cose giuste) e quasi mai contro quello che B faceva (e faceva sovente le cose sbagliate).

Berlusconi difendeva l’evasione fiscale (a torto) e intanto minava il campo dei contribuenti onesti, ponendo la lotta al nero al di fuori del perimetro dello Stato di diritto: la sinistra accusava Berlusconi di difendere gli evasori, e aggiungeva mine antiuomo nei solchi scavati dal Cav. La stessa riforma della giustizia è stata resa impossibile da questa contrapposizione romanzesca: a nessuno veramente interessava il fatto che abbiamo la peggior giustizia d’Europa (come dimostra la durata media delle cause civili). Semplicemente, gli uni volevano Berlusconi condannato anche se innocente, gli altri assolto anche se colpevole.

Se dunque siamo prossimi alla fine dell’impero di Silvio, siamo vicini al crollo di un intero sistema politico, e andiamo incontro a un caos ribollente che, si spera, potrà associare la distruzione dei vecchi partiti alla creazione di forze nuove, nelle facce, nelle parole e nel modo di fare politica. Finora i tentativi di iniettare nuova linfa nel panorama politico sono falliti. Esattamente come erano stati fallimentari gli sforzi di fare concorrenza al duopolio Rai-Mediaset all’epoca dell’analogico. Per cambiare il panorama televisivo, ci volle una rivoluzione tecnologica: senza il satellite e l’effetto dirompente della nuova piattaforma, saremmo ancora dove eravamo. Vale anche per la politica: non possiamo attenderci alcun cambiamento da dentro, la novità deve necessariamente arrivare da fuori.

Vi spiego il caos che ci attende dopo Berlusconi

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