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Un caso di cronaca che potrebbe nascondere un intrigo internazionale in cui si mescolerebbero geopolitica e interessi economici. I Paesi coinvolti sono l’Italia, l’Inghilterra e la ricca repubblica del Kazakhstan (ex Urss). In quest’ultimo Paese è al potere dal 1989 un presidente dittatore accusato da organizzazioni internazionali di non essere tenerissimo con gli avversari. È il caso del magnate Mukhtar Ablyazov, ex banchiere e, ricercato per truffa, in esilio in Gran Bretagna. Moglie e figlia invece avevano scelto Roma pensando che nella capitale italiana sarebbero state al sicuro.

Con un’operazione di Polizia Alma Salabayeva e la piccola Alua vengono catturate e dopo 24 ore imbarcate su un jet privato messo a disposizione dal governo kazako. Questo avveniva il 30 maggio scorso ma solo pochi giorni fa il Tribunale di Roma ha chiarito che la base giuridica per questo blitz era inconsistente. Le proteste del dissidente Ablyamazov sono state raccolte in una intervista rilasciata a La Stampa. Non solo. L’altro giorno è stato l’inglese Financial Times a dedicare una paginata a questo caso mettendo sotto accusa le istituzioni italiane e sottolineando i rapporti più che cordiali fra il presidente Nursultan Nazarbayev e Silvio Berlusconi, ex premier e leader del partito il cui segretario – Angelino Alfano – è ministro dell’Interno.

Enrico Letta non ha potuto non intervenire, disponendo una verifica interna “che ricostruisca i fatti ed evidenzi eventuali profili di criticità”. Un grattacapo, forse il primo, per il nuovo capo della Polizia, Alessandro Pansa, ma anche un caso politico sollevato dalla sinistra e, nel governo, dal ministro degli Esteri Emma Bonino.
E un problema anche per il governo, che sarà chiamato giovedì a rispondere della vicenda in Parlamento. Un question time è stato presentato ieri da Emanuele Fiano, capogruppo democratico in commissione Affari Costituzionali della Camera.

Il Kazakhstan è un Paese di 16 milioni di abitanti, confina con Cina e Russia, è grande come l’Europa occidentale e ha un’economia che cresce con tasso del 6% annuo (prima della crisi era il 13%), trainato principalmente dalle ricchezze del sottosuolo: ha riserve di petrolio stimate in 4 miliardi di tonnellate, gas, ferro, carbone, rame, oro, diamanti e il 35% delle riserve mondiali di uranio.

Le relazioni fra Italia e Kazakhstan sono certamente buone. L’Eni fa parte del consorzio di imprese petrolifere (fra cui le occidentali Exxon, Shell e Total) che si è aggiudicato il ricchissimo giacimento di Kashagan e sono diverse le nostre imprese che lavorano in quest’area centrale dell’Asia. A Roma opera anche una Camera di commercio italo-kazaka presieduta da Paolo Ghirelli, capo della parmigiana Bonatti Spa. I settori di collaborazione, oltre all’Oil & Gas, riguardano i materiali da costruzione, l’industria agroalimentare, la metallurgia e metalmeccanica, l’industria tessile, il turismo, la logistica e i trasporti.

Gli addetti ai lavori ricordano che solo pochi giorni fa, lo scorso 2 luglio, accanto a Nazarbayev c’era il primo ministro inglese David Cameron. Non per parlare del dissidente ospitato nel suo Paese, suggeriscono alcuni osservatori. Il capo del governo Uk era ad inaugurare l’impianto di lavorazione del petrolio e del gas di Bolashek, una struttura “onshore” che opera con il coinvolgimento della Royal Dutch Shell. L’impianto è necessario allo sviluppo del citato maxi-giacimento “offshore” di Kashagan, che dovrebbe estrarre inizialmente 180mila barili di greggio al giorno per poi passare a quota 370mila barili/giorno. Quanto successo a Roma a fine maggio ed il clamore di questi giorni, merita sicuramente una lettura a più livelli, sia sul piano dei diritti che su quello degli interessi economici e geopolitici.

Kazakhstan, un caso non per caso

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