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Quando Forza Italia era solo un embrione, nel 1993, lui c’era. Perché iscritto giovanissimo al Partito Liberale, perché capace di mettere benzina (super) in quel grande “altoforno produttivo” che è il Veneto. Per questo oggi, dopo essere stato due volte ministro e governatore proprio di quella regione, Giancarlo Galan ragiona su come tornare non semplicemente a nome o simbolo che richiami Forza Italia, ma a quella tipologia di messaggio. “Ai cittadini va dato un sogno e un progetto concreto. Mentre gli abbiamo dato un partito”.

Convention entro luglio, coordinatori/manager, movimento ultraleggero: come ri-nasce Forza Italia?
Distinguerei in azioni obbligate e azioni volontarie. Intanto c’è un fatto nuovo nella politica italiana: l’abolizione dei finanziamenti pubblici. Che impone, a chi abbia un minimo di saggezza, di trasformare l’organizzazione dei partiti. Non si può mantenere la stessa struttura quando le regole del sistema sono cambiate.

Quale invece lo spunto prettamente volontario?
Nelle altre democrazie, non c’è nessun altro Paese dove i partiti abbiano lo stesso peso che hanno in Italia. In Francia in Germania gli iscritti sono il due per mille dell’elettorato, da noi quasi il 20%. Mi chiedo: c’è qualcosa che non va?

Solo disaffezione o errori precisi?
Non si incontra più il favore della gente con un partito organizzato su vecchi modelli, con tessere e congressi per intenderci. Quindi per chi è nato sotto il sogno di un sistema bipolare, maggioritario, dove uno vince e l’altro perde, (chi vince governa e chi perde fa l’opposizione), il portato necessario è quello di avere uno strumento-partito assolutamente leggero. Contrariamente si tornerebbe in quell’esempio di decadenza di un grande partito, come fu la Dc, che dovette difendere la partecipazione al governo cedendo la scuola, la magistratura e la cultura.

Accanto a Daniela Santanché nel ruolo di timoniera, si fanno in nomi di Barilla, Benetton e Zanetti come volti nuovi: che ne pensa?
Per una volta vorrei evitare di fare nomi e concentrarmi sulla road map delle idee. Quando ho visto Berlusconi, due giorni fa, mi ha chiesto se in Veneto fossimo pronti ai nastri di partenza. Gli ho risposto di sì, anche domattina. I nomi vanno benissimo, ma occorre in primo luogo un nuovo miracolo italiano.

Proprio sulle idee, state già ragionando su un nuovo manifesto di temi fiscali e di sviluppo, magari tarato sulle diverse emergenze italiane rispetto a quelle del ’94?
Se rispondessi “sì ci stiamo pensando” mentirei. Se dicessi “ci ha già pensato lui” sarebbe certamente vero. Conoscendo Berlusconi lo avrà già stilato. Ma come tutti possono ben immaginare non è soltanto una questione nominale legata o meno al simbolo di Forza Italia: c’è anche quello, ovviamente, ma il nodo è la sostanza delle idee. Ovvero quei progetti che non siamo purtroppo riusciti a realizzare di riforme liberali, accantonati dopo la nascita del Pdl. Con l’arrivo – e lo dico senza spirito di critica – di interpreti che avevano altre sensibilità. Sta tutto lì il cambiamento da fare.

Quindi si riparte da un brand già rodato?
Un anno fa mi ero dedicato ad un esperimento di marketing: se la Ferrero si fosse fusa con la Star, cosa avremmo ottenuto? La prima, con una quota di mercato altissima, suscita sogni ed emozioni: nocciola e cioccolato farà pure ingrassare, ma dona la felicità. É come se la nuova Ferrero-Star avesse ritirato dai supermarket la Nutella, sostituendola con ad esempio “Ciao Crem”. Non è la stessa cosa e non lo sarà mai. Insomma, una bestemmia. Gli stessi che oggi osannano quel brand, ieri mi davano del patetico. Forse ci avevo visto giusto.

Quanto conterà nel manifesto del nuovo movimento la questione (irrisolta) settentrionale e il nodo fiscale che ha fatto la fortuna elettorale della Lega negli anni scorsi?
Sarà il vero nodo. Siamo riusciti in passato a rappresentare, in modo evidente in Veneto, la chiave di volta di un successo durato vent’anni. Eravamo espressione di un blocco sociale che nel Veneto vale il 70% e che non si è mai logorato. Un nocciolo intercettato nel tempo prima dalla Dc, poi dalla Lega, in seguito da Forza Italia, per arrivare all’alleanza Pdl-Lega. Ma è sempre stato assolutamente compatto. É chiaro poi che alle elezioni si possa vincere o perdere, ci mancherebbe altro, ma l’incredibile tragedia che siamo riusciti a compiere ai nostri danni è stata quella di renderci incapaci, come oggi siamo, di rappresentare nuovamente quel blocco sociale: ecco il delitto.

Dove sta l’errore allora?
Di non aver dato un sogno, una speranza e progetti concreti. Che invece abbiamo colpevolmente delegato ad un partito chiuso in provincialismi infimi.

twitter@FDepalo

Ecco come rinasce l'ultraleggera Forza Italia

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