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Il Movimento 5 Stelle vive una fase di riflessione. Dopo il risultato delle elezioni amministrative che ne hanno segnato quasi ovunque un crollo nei consensi, il partito di Beppe Grillo raccoglie le critiche e i suggerimenti della base.

Dopo gli appunti di Marco Travaglio sul Fatto Quotidiano, giornale vicino al mondo grillino, a fare mea culpa è uno degli ideologi del movimento, il giurista Paolo Becchi (nella foto).

Il professore genovese, in un’intervista alla Stampa, consiglia ai 5 Stelle una vera e propria svolta, denunciando gli errori di Grillo e auspicando per il movimento “un nuovo modo di comunicare”.
Intenti che Mauro Suttora, scrittore e giornalista del settimanale Oggi (Rcs), conoscitore del Movimento 5 Stelle, ritiene insufficienti ad affrontare una crisi strutturale come quella dei pentastellati.

In una conversazione con Formiche.net, Suttora spiega perché “il Movimento di Beppe Grillo ha i mesi contati“. A meno che…

A meno che?
A meno che i partiti, non facendo nulla in questo governo di larghe intese, riportino a galla un movimento che ha preso una botta dalla quale sarà difficile riprendersi.

Eppure Beppe Grillo sul suo blog sostiene che i risultati delle elezioni siano altri
Ognuno è libero di dire ciò che vuole, ovviamente, ma la realtà è che a Roma il Movimento 5 Stelle ha preso più di 400mila voti solo tre mesi fa e ora si sono ridotti a 130mila. Anche questi numeri hanno una loro valenza, o sbaglio?

No, ma è opinione comune considerare non confrontabili elezioni politiche e amministrative.
Forse in alcune situazioni questo potrebbe essere vero, ma qui ci troviamo di fronte a una crisi strutturale del Movimento 5 Stelle. È una crisi politica, prima che di contenuti. Mi sembra chiaro che non serva un veggente per comprendere perché i voti di Grillo si siano dimezzati.

Cioè?
La settimana scorsa ho intervistato i capogruppo di Senato e Camera, Vito Crimi e Roberta Lombardi (sostituita da Riccardo Nuti, ndr). Quando gli ho chiesto cosa avesse prodotto il movimento in questi primi mesi di governo, hanno cincischiato, tirando fuori solo la regolarizzazione dei loro portaborse, una cosa di per sé scontata. Mi sembra un po’ poco per un partito che aveva promesso la Luna. Ed era chiaro già prima che non avrebbero potuto mantenere nulla di quanto dichiarato. Basta partecipare a una delle loro riunioni per capire che mostri può generare il loro falso egualitarismo comunista alla Pol-Pot. Non è vero che uno vale uno, così come non è vero che un militante del Movimento 5 Stelle conta quanto Grillo. Diciamola tutta: la selezione della classe dirigente è stata più che mediocre.

D’accordo, sono stati fatti degli errori che anche i grillini ortodossi riconoscono. Ma ora un ideologo come Becchi ha annunciato una svolta nella comunicazione, magari iniziando col non snobbare le tv.
Non basterà, perché qui non si parla di come le cose vengono dette, ma di come le cose non vengano fatte. E non credo che se i grillini avessero avuto gli strumenti e le capacità di realizzare anche solo quattro o cinque cose di quelle che hanno promesso in campagna elettorale non le avrebbero già fatte.

E allora?
E allora la verità è che anche loro sono rimasti impantanati nelle logiche della vecchia politica, che ha i suoi riti, i suoi tempi e le sue difficoltà.

 

“Non lamentiamoci se qualcuno prende i fucili”. Paolo Becchi scomunicato anche da Grillo (fonte video: Tg La7)

Grillo non trionferà con la svolta tv suggerita da Becchi

Il Movimento 5 Stelle vive una fase di riflessione. Dopo il risultato delle elezioni amministrative che ne hanno segnato quasi ovunque un crollo nei consensi, il partito di Beppe Grillo raccoglie le critiche e i suggerimenti della base. Dopo gli appunti di Marco Travaglio sul Fatto Quotidiano, giornale vicino al mondo grillino, a fare mea culpa è uno degli ideologi…

Grazie, Franca

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