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Il Parlamento europeo ha approvato nei giorni scorsi (con 572 voti favorevoli, 103 contrari a 13 astenuti), la direttiva sulla sicurezza delle attività offshore di prospezione, ricerca e produzione di idrocarburi.
Il voto arriva dopo un accordo politico che Consiglio e Parlamento avevano raggiunto già qualche mese fa, nonostante gli attriti, le polemiche, i dubbi e tante pressioni.

Responsabilità e precauzione
Innanzitutto la direttiva stabilisce un principio di responsabilità e di precauzione: le compagnie petrolifere saranno totalmente responsabili economicamente dei danni causati alle specie marine protette e agli habitat naturali. Per i danni alle acque, la zona geografica di responsabilità sarà estesa fino a coprire tutte le acque europee compresa la cosiddetta Zona Economica Esclusiva (circa 370 chilometri dalla costa) e la piattaforma continentale sulla quale lo Stato membro esercita la sua giurisdizione.

Le nuove norme obbligheranno le compagnie a provare preventivamente, ovvero prima dell’inizio di qualsivoglia attività di ricerca ed estrazione, la capacità di coprire i danni potenziali (anche economici) derivanti dalle loro attività e a presentare una relazione sui possibili rischi e sulle soluzioni che si possono predisporre.

In sintesi: chi ha spalle larghe (leggasi budget) sarà in grado di ottemperare a questa stringente normativa; chi, al contrario, non dispone di grandi capacità finanziarie, molto probabilmente dovrà rinunciare a molti dei progetti accarezzati.

Si tratta di una norma sicuramente doverosa e che soddisfa le richieste degli ambientalisti per proteggere al meglio l’ambiente marino. Ma la direttiva, basando la discriminante anche sulla capacità di garanzia economica per ristorare il potenziale danno causato, di fatto favorisce i grandi player del settore e scoraggia i piccoli player della ricerca di idrocarburi. E penalizza soprattutto i newcomers, che magari hanno iniziato da poco o vorrebbero intraprendere questa attività imprenditoriale.

Diamo una rapida occhiata alle altre principali nuove regole
La direttiva stabilisce che tutti gli operatori dovranno “garantire accesso a risorse fisiche, umane e finanziarie sufficienti per prevenire gli incidenti gravi e limitare le conseguenze di tali incidenti. Nessuna licenza sarà concessa salvo che il richiedente abbia fornito la prova che ha adottato o adotterà misure adeguate per coprire le responsabilità potenziali derivanti dalle operazioni in mare”.
Inoltre le società che effettuano le trivellazioni e le prospezioni “saranno tenute a presentare alle autorità nazionali, prima che le operazioni inizino, una relazione speciale che descrive l’installazione della perforazione, i principali potenziali pericoli e gli accordi speciali a tutela della salute dei lavoratori”.
“Le aziende – specifica ancora la direttiva – dovranno inoltre fornire un piano di emergenza a uso interno” e “gli Stati membri dovranno preparare i piani di emergenza esterni, che devono includere tutti gli impianti di perforazione offshore sotto la loro giurisdizione. In questi piani, si dovrà dettagliare il ruolo e gli obblighi finanziari delle società di perforazione, nonché il ruolo delle autorità competenti e delle squadre di emergenza”.

Trasparenza delle informazioni
Una disposizione importantissima riguarda poi la trasparenza delle informazioni che devono essere fornite al pubblico dagli operatori petroliferi. La nuova direttiva infatti stabilisce che “vengano rese disponibili ai cittadini informazioni comparabili sugli standard delle performance dell’industria e sulle attività delle autorità di controllo”.
Gli operatori dovranno anche rendere pubblici gli incidenti rilevanti accaduti fino a quel momento sulle loro piattaforme in attività per permetterne lo studio ed evitare che si ripetano in futuro.

Gli Stati membri avranno due anni per introdurre la nuova direttiva nella legislazione nazionale. Auguri a chi se ne occuperà.

Giovanni Galgano, managing director Public Affairs Advisors
@GioGalgano @PAAdvisors

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