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Dopo le indiscrezioni circolate nei giorni passati, la Commissione europea ha formalizzato oggi la proposta per l’introduzione di dazi sui pannelli solari cinesi. La procedura di consultazione con i Paesi membri avviata oggi terminerà il 5 giugno quando verrà presa la decisione ufficiale.

Le imprese toccate dal provvedimento proposto oggi dalla Commissione europea saranno circa cento. I dazi provvisori Ue sui pannelli solari e materiali collegati importati dalla Cina andranno da un minimo del 36% a un massimo del 67%, con una media del 47%. L’importo, secondo quanto si apprende da fonti europee, dipende dal grado di collaborazione che le singole imprese cinesi stanno mostrando nell’inchiesta anti-dumping condotta da Bruxelles e che si concluderà a inizio dicembre.

Le precisazioni dell’Ue
“Si tratta di un’inchiesta ancora a metà percorso, la Commissione non può commentare” queste informazioni, ha affermato il portavoce del commissario Ue al commercio Karel De Gucht, precisando che la possibilità prevista dalle procedure Ue di introdurre misure provvisorie d’emergenza come i dazi serve ad evitare, quando ci siano “prove di danno alle imprese Ue”, che queste “chiudano prima che le indagini siano concluse”.

L’invito della Cina
E all’indomani della proposta di Bruxelles di imporre dazi sui pannelli solari cinesi, Pechino invita l’Unione europea a evitare di ricorrere a misure protezionistiche. Nel settimanale appuntamento con la stampa, il portavoce del ministero degli Esteri cinese, Hua Chunying, ha ricordato che Pechino e Bruxelles sono l’uno per l’altro “i più importanti partner commerciali”.
“Noi speriamo che da parte europea ci sia cautela nel ricorrere a misure protezionistiche – ha aggiunto – noi auspichiamo che entrambe le parti riescano a mantenere un atteggiamento di costruttiva cooperazione, e che ricorrano a dialogo e consultazioni per superare in modo appropriato le divergenze”.

Pechino chiede cautela sulle misure contro i pannelli solari made in China

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