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Dopo che la Francia ha annunciato che non riuscirà a ridurre il deficit al 3% entro il 2013, come richiesto dall’Unione europea, è la volta della Spagna, che potrebbe consolidare una linea più morbida dell’Eurozona nella gestione dei conti pubblici.

Il Paese iberico – per la società di intelligence Stratfor – sta negoziando con Bruxelles un obiettivo di disavanzo meno rigido. L’Europa ha chiesto a Madrid di raggiungere un deficit del 4,5 per cento del prodotto interno lordo di quest’anno, mentre la Spagna vuole l’autorizzazione ad avere un disavanzo del 6 per cento, che consentirebbe al governo del primo ministro Mariano Rajoy (nella foto) di rendere meno severe le misure di austerità.

Un accordo è probabile, anche se su una cifra di compromesso (fonti indicano il 5,5 per cento), perché sia Madrid che Bruxelles sono interessate a rallentare le tensioni politiche a livello europeo e in Spagna.

I NUMERI NERI DELL’ECONOMIA SPAGNOLA
La Spagna ha a che fare con una complessa situazione economica e sociale. L’economia spagnola è in recessione, con una contrazione dell’1,5 per cento nel 2013, secondo la Banca di Spagna. Inoltre, la disoccupazione in Spagna è attualmente al 26,3 per cento, con una disoccupazione giovanile – il vero problema europeo per il presidente di Eurasia groupIan Bremmer – pari al 55,7 per cento.
Inoltre, nel 2012 Madrid ha annunciato misure di austerità per il periodo 2012-2014 pari a 65 miliardi di euro.

LA MANO TESA DI BRUXELLES
Anche l’Europa è interessata a raggiungere un accordo con Madrid. Il piano di salvataggio cipriota ha aumentato le già forti tensioni politiche all’interno dell’Unione europea, e Bruxelles ha paura che la frammentazione si acuirà se non riesce a essere più accomodante con i paesi membri. Questo dilemma è particolarmente forte per la Germania, che – alla vigilia delle elezioni interne – fatica a trovare un equilibrio tra la volontà di spingere la periferia della zona euro verso misure di austerità e la concessione di obiettivi più morbidi per i paesi in difficoltà.

L’Unione europea teme che se si forza troppo Madrid, la Spagna potrebbe finire di fronte a una crisi politica simile a quelle greca o italiana.
In Spagna non è ancora emerso un partito anti-establishment, ma ci sono già segnali forti di malcontento popolare per la classe dirigente, oltre che le note tensioni separatiste catalane (e non solo), che il premier Rajoy sta cercando di usare come leva nei negoziati di questi giorni.

LO SGUARDO DELL’ITALIA
Un possibile accordo di Madrid rappresenterebbe una buona notizia per l’Italia, che proprio in queste ore sta contrattando un alleggerimento dei propri obiettivi.
Una risposta positiva di Bruxelles – malgrado l’iniziale diniego – consentirebbe al Ministro dell’economia Vittorio Grilli di dare il via libera definitivo agli attesi pagamenti dei debiti della Pubblica amministrazione alle imprese.

Bruxelles tende una mano alla Spagna in recessione (e l'Italia?)

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