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E se il capo dello Stato si dimettesse? C’è anche questa ipotesi al vaglio di politici e istituzioni. Segno di una crisi nella crisi. Ma vediamo che cosa hanno detto i partiti a Giorgio Napolitano e gli scenari che sta valutando la presidenza della Repubblica.

Giorgio Napolitano si è preso qualche ora per riflettere dopo questo secondo giro di consultazioni con le forze politiche e oggi trarrà le sue conclusioni. I colloqui di ieri non sembrano aver sbloccato la situazione che vede Pd e Pdl su due posizioni inconciliabili.

Silvio Berlusconi ha rilanciato l’idea del governo di larghe intese insieme a Pd e Scelta civica. Mentre il Pd ha chiuso totalmente su questa ipotesi affidandosi al Presidente della Repubblica e alle sue valutazioni. E di fronte allo stallo non si esclude neanche l’ipotesi che il Presidente possa dimettersi in anticipo.
Napolitano aveva affidato un preincarico a Bersani chiedendogli però di portargli un sostegno parlamentare certo prima di mandarlo davanti alle Camere. Il leader del Pd dopo aver chiesto invano l’appoggio del M5S ha provato a trovare una soluzione politica accettabile con Berlusconi individuando una strategia del doppio binario, ossia consentirgli di far nascere il suo governo (magari con una astensione tecnica) con l’impegno a collaborare sulle riforme istituzionali, formula ribadita questa sera da Enrico Letta al termine delle consultazioni. Ma la possibilità si è arenata sulla richiesta del centrodestra di individuare insieme il nuovo inquilino del Colle.

Quindi la parola è tornata al Capo dello Stato che ha provato a sciogliere il rebus forte del successo riscontrato già in passato con il governo Monti, quel governo del Presidente nel quale era riuscito a far collaborare le due forze politiche avversarie nell’interesse del paese. Ma l’ipotesi di una soluzione simile, con un esecutivo di scopo, che con un programma minimo permettesse alla legislatura di partire e di intervenire sulle emergenze economiche e per riformare quella legge elettorale che ha prodotto i suoi risultati peggiori proprio il 24 e 25 febbraio, sembra al momento impossibile vista l’indisponibilità dichiarata da Pdl e Lega.

Un peso, secondo alcuni, lo ha avuto il fatto che Napolitano sia vicino alla scadenza del mandato, che cade il 15 maggio. Un governo del Presidente che nasce mentre il Presidente lascia il Quirinale, sostengono alcuni, lo renderebbe troppo debole visto che sarebbe privo del suo garante. Ed è evidente che la partita dell’elezione del nuovo Presidente è diventata centrale per entrambi gli attori in campo, questo può aver rafforzato i veti reciproci.

Ecco perché circola in ambienti parlamentari la voce di possibili dimissioni anticipate di Napolitano. Mancano soltanto due settimane infatti all’inizio del percorso parlamentare per l’elezione del suo successore, ossia dal 15 aprile i Presidenti delle Camere possono cominciare a convocare il Parlamento in seduta comune per le votazioni.

Che cosa pensa Napolitano

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