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In occasione del recepimento della Direttiva sulle emissioni industriali, Confindustria ha effettuato un’analisi comparativa della disciplina di Autorizzazione Integrata Ambientale a livello europeo e internazionale.

Procedure più lunghe e autorizzazioni più brevi
Dallo studio di Confindustria emerge che le procedure per il rilascio delle autorizzazioni, in Italia, sono “mediamente più lunghe e complesse”: in alcuni casi, nel nostro Paese, ci sono voluti oltre cinque anni per ottenere l’Aia a fronte di un massimo di 6 mesi nei Paesi scandinavi. Inoltre, la durata temporale delle autorizzazioni è più breve rispetto agli altri Paesi: da noi la regola generale prevede una validità di 5 anni, mentre molti Stati europei non prevedono a priori una durata prestabilita delle autorizzazioni. Dove prevista, questa è generalmente di 10 anni, come in Francia, Olanda e Austria.

Monitoraggio delle emissioni inquinanti
In Italia, poi, ci sono prescrizioni per il monitoraggio e il controllo in continuo delle emissioni inquinanti aggiuntive e più gravose rispetto a quanto previsto dalla normativa europea.

Tariffe istruttorie
Infine, le tariffe istruttorie, in Italia, sono “estremamente elevate” rispetto a paesi come Germania o Spagna. In Olanda e Francia, invece, tali tariffe sono assenti. E, al riguardo, Confindustria cita dei casi emblematici. In Italia la tariffa istruttoria per un’acciaieria a ciclo integrale di competenza statale è di oltre 150mila euro a fronte di circa 19mila in Germania e nessuna tariffa in Francia. Nel settore chimico la richiesta di autorizzazione può superare i 250mila euro, mentre in Olanda non c`è nessun costo.

Il commento di Squinzi
Il recepimento e l’applicazione della nuova direttiva europea sulle emissioni industriali “devono avvenire nel rispetto delle disposizioni comunitarie e degli standard prevalenti negli altri paesi, senza oneri impropri”. Lo ha sottolineato il presidente di Confindustria, Giorgio Squinzi, secondo cui “riteniamo imprescindibile, se vogliamo continuare a essere un paese ancora in grado di attrarre investimenti e mantenere uno sviluppo industriale moderno, esigere un nuovo quadro normativo ambientale allineato agli standard europei e un radicale intervento di semplificazione amministrativa sulle procedure”.

“Dall’analisi comparativa – ha spiegato Squinzi in una conferenza stampa – condotta a livello europeo emerge in modo chiaro che l’attuazione della disciplina Ippc (prevenzione e riduzione integrate dell’inquinamento, ndr) presenta prima di tutto dei costi di transazione più elevati rispetto ai principali paesi europei, legati innanzitutto alle procedure amministrative caratterizzate da tempistiche più lunghe e oneri maggiori rispetto a quanto emerge dal quadro comunitario”.

“In secondo luogo – ha aggiunto il numero uno degli industriali – appare evidente come la disciplina comunitaria in materia ambientale sia spesso recepita nel nostro paese in maniera più restrittiva rispetto a quanto richiesto dalla stessa Ue (ad esempio per i limiti di emissioni, le sanzioni, gli oneri e le tariffe a carico delle imprese)”.

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