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“Se non sei in tv, non esisti” era una vecchia regola della politica. Che vale ancora oggi. Ne è sicuro Marco Cacciotto, professore di Marketing politico e Public affairs all´Università degli Studi di Milano e presidente di Public. Per questo l´effetto mediatico che queste primarie hanno regalato al Partito Democratico è stato un boom: “Nonostante l´emergere dei nuovi media, la televisione continua a essere il mezzo principale – spiega a Formiche.net – e grazie al confronto tra i cinque candidati alla leadership del centro-sinistra, il Pd ha riconquistato una posizione centrale nella copertura informativa, guadagnandoci molto a livello di voto. Quanto sarebbe costata una tale presenza a pagamento?”

Le primarie all´americana di Renzi
Secondo Cacciotto, queste primarie sono riuscite a mobilitare una fascia molto ampia di elettori con i due candidati principali, Pierluigi Bersani e Matteo Renzi, che avevano percorsi chiari e ispirazioni diverse: “La campagna del sindaco di Firenze è stata più all´americana, fresca e moderna, tutta giocata sul tema della rottamazione che ha attecchito su un elettorato molto stanco della vecchia classe dirigente. È stato molto bravo perché ha fatto ciò che ogni sfidante deve fare: partire presto e tracciare in modo evidente la differenza con l´avversario”.

Il ruolo di garante dell´unità di Bersani
“All´inizio infatti Bersani era in difficoltà e aveva davvero timore di perdere contro il suo giovane sfidante spiega l´esperto – poi invece il segretario del Pd ha saputo ritagliarsi il suo ruolo ben definito quale uomo di esperienza di governo e di garante dell´unità della sinistra. La percezione è stata invece che con Renzi o Vendola vincitori essa si sarebbe spaccata”.

Bersani e Vendola come D´Alema e Veltroni
Questa competizione ha fatto emergere due anime principali nel Pd che sembrano ricordare una riedizione dei Veltroniani e Dalemiani, fa notare Cacciotto: “Sono due componenti che dovranno ricomporsi in vista delle Politiche ma il confronto tra Bersaniani e Renziani potrebbero essere la caratteristica del nuovo Pd. Uno scambio dialettico che comunque, a mio avviso, fa solo bene a un partito”.

Il ballottaggio
Per il consulente, guadagnare dieci punti in una settimana è un´impresa quasi impossibile: “In sette giorni è difficilissimo spostare più di 200mila voti, chi è indietro deve aggiungere elettori per far cambiare il risultato e con queste regole non sarà facile. Tenendo conto poi che gli altri candidati sono più vicini a Bersani che a Renzi, la cosa diventa ancora più ardua. Stasera per il confronto in tv (su Rai Uno, ore 21.10), il sindaco rottamatore dovrà essere più aggressivo e sottolineare le differenze rispetto a Bersani. Ricordandosi comunque che ciò che ha fatto in queste primarie è comunque un grande investimento sul futuro e una scommessa sulla leadership del domani”.

 

Bersani e Renzi? I nuovi D´Alema e Veltroni

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