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Il Cairo. Si avvicina oggi la giornata delle marce al Cairo contro il decreto del presidente Mohamed Morsi che ha reso inappellabili le sue decisioni, con il capo dello Stato che ha fatto oggi un tentativo in extremis per disinnescare la miccia accesa col suo provvedimento: dopo un incontro con i vertici della magistratura, ha annunciato in serata di aver accettato una soluzione di compromesso, che limita l’inappellabilità alle sole questioni di sovranità.

 

La posizione degli Usa

La Casa Bianca ha tuttavia espresso le sue preoccupazioni, esortando le parti alla calma. E ricordando che Morsi ha svolto un ruolo “davvero importante” per la tregua a Gaza, Washington ha però sottolineato che “questo è un aspetto che deve essere separato” dalle questioni interne dell’Egitto.

Le voci della piazza

All’indomani dell’uccisione di un giovane attivista dei Fratelli musulmani a Damanhour, nella regione del delta, la piazza ieri è rimasta tranquilla, quasi a prepararsi per la grande giornata di oggi, quando sono annunciate almeno tre marce dell’opposizione da diversi quartieri del Cairo, che confluiranno a piazza Tahrir per dire no al decreto presidenziale. Il compromesso di oggi avrà probabilmente rasserenato i giudici, ma difficilmente la piazza accetterà questa soluzione.

La manifestazione dei Fratelli musulmani

Per oggi, nelle stesse ore dei cortei dell’opposizione, i Fratelli musulmani avevano convocato un’altra manifestazione di sostenitori del presidente. Inizialmente si doveva tenere a poche centinaia di metri da piazza Tahrir. Poi gli organizzatori l’avevano spostata all’università del Cairo, per evitare scontri con gli oppositori. In serata però gli islamici hanno annunciato di aver rinviato la loro iniziativa: troppo elevato il rischio di violenze.

La posizione della magistratura

La magistratura intanto ha fatto sapere che il tribunale amministrativo comincera’ il 4 dicembre ad esaminare le decine di ricorsi presentati contro il decreto Morsi.

Il presidente egiziano, che oggi ha convocato il premier Hisham Qandil per discutere della crisi, in giornata si era detto ottimista sul superamento della crisi, poco prima di incontrare il massimo organo di autogoverno della magistratura, il Consiglio supremo dei magistrati. La via di uscita alla crisi era stata individuata grazie alla mediazione del ministro della giustizia Mahmoud Mekki: una aggiunta alla contestata dichiarazione del presidente, che precisare che l’inappellabilita’ delle decisioni del presidente si applica solo alle questioni riguardanti la sovranita’.

Gli umori dell’ambasciata Usa

A non credere molto nella possibilità che i tentativi di Morsi riescano a scongiurare le marce e’ l’ambasciata Usa, da giorni al centro di sassaiole e lanci di lacrimogeni, che ha deciso di chiudere i battenti domani per i servizi al pubblico.

Anche gran parte delle scuole al Cairo chiuderanno e la stessa universita’ della capitale ha fatto sapere agli studenti che domani possono rimanere a casa.

Le parole di uno dei leader dell’opposizione

Uno dei leader dell’opposizione egiziana, Hamdeen Sabahy, ha detto che le proteste a Piazza Tahrir continueranno fino a quando non sara’ revocato il decreto sull’inappellabilita’.

Un assaggio di quello che si vedra’ nelle strade domani lo si e’ avuto oggi, quando i funerali delle prime due giovani vittime di questa nuova ondata di violenze, un attivista del movimento 6 aprile ucciso al Cairo, e un sostenitore dei Fratelli muuslmani, si sono svolti in contemporanea. Il dolore era lo stesso, diversi gli slogan: ‘Dio e’ grande e il martire gli e’ vicino’, scandivano a piazza Tahrir. ‘O vendetta o morte come loro’, gridavano i giovani che portavano a spalla la bara del quindicenne ucciso nell’assalto della sede del partito della Confraternita.

Il compromesso di Morsi tra piazza e Obama

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