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E’ giunta l’ora della chiarezza e soprattutto della serietà. A un mese o poco più dal voto, per il bene della Nazione è bene che i tre veri candidati premier non cerchino di rincorrere populismi di varia natura vellicando gli istinti dei cittadini che, ovviamente, non attendono altro di sentire promesse, annunci e garanzie sulle magnifiche sorti e progressive dell’Italia dopo le elezioni.

Se si ha davvero a cuore l’Italia, è opportuno che le tre maggiori coalizioni che sostengono Pierluigi Bersani, Mario Monti e Silvio Berlusconi, almeno nelle ultime quattro settimane che restano al voto, facciano una sorta di accordo tra gentiluomini: basta fantasmagoriche promesse di riduzioni, tagli e abbattimenti fiscali su persone e società.

Beninteso, tutto si può promettere: occorre però, come ricorda il movimento Fare per Fermare il Declino capitanato da Oscar Giannino, che a ogni indicazione di diminuzione di imposte e tasse, a cominciare dalla tanto vituperata Imu (a proposito, nessuno parla più dell’Irap), si elenchino chiaramente le entrate da incrementare e le spese da tagliare, altrimenti si scade in un puerilismo politico che non fa onore ai politici che se ne fanno fautori.

Detto ciò, non si può non notare come negli ultimi giorni nella rincorsa alle promesse più accattivanti di riduzioni fiscali chi si è tenuto più defilato in nome di un maggior realismo è stato Pierluigi Bersani, e di ciò gliene va dato atto.

Comunque s’ode un altro silenzio: quello sulla politica estera e di difesa, assente anche nell’ultima, fluviale intervista di Monti al Corriere della Sera. Pensiamo a quale tipo di appoggio garantire in Mali al fianco della Francia: un tema che scuote e potenzialmente può frantumare l’alleanza tra Pd e Sel. Ma c’è un altro dossier, non secondario, sul quale però i grandi media preferiscono non occuparsene: quello del Muos. Nessuno, o meglio pochi, sanno che cosa sia (Formiche.net è stata una delle poche, o l’unica?, testata nazionale a informare, analizzare e commentare). Ma ciò non toglie che sul sistema satellitare della Difesa Usa l’Italia sta facendo una figura barbina, grazie anche all’opera del governatore della Sicilia, Rosario Crocetta.

Ma in campagna elettorale, evidentemente, si preferisce parlar d’altro. E soprattutto di tasse. Ma dopo l’ultimo bollettino economico della Banca d’Italia, che ha rivisto al ribasso le stime di crescita dell’Italia, non è un mistero – come hanno sottolineato economisti di opposta tendenza politica come Carlo Dell’Aringa e Renato Brunetta – che il prossimo governo debba approvare una nuova manovra di finanza pubblica.

Per non ricordare come di fatto, nei grandi importi in termini di debito-pil e di deficit-pil, la strada dell’Italia come quella degli altri Paesi sia già segnata per lo sciagurato Fiscal Compact d’ispirazione teutonica, da tutti o quasi bistrattato.

Insomma, è opportuno che non si alimentino illusioni che inevitabilmente, alla chiusura delle urne, si tradurrebbero in ulteriori delusioni.

I signori candidati premier sono pregati di non barare

E’ giunta l’ora della chiarezza e soprattutto della serietà. A un mese o poco più dal voto, per il bene della Nazione è bene che i tre veri candidati premier non cerchino di rincorrere populismi di varia natura vellicando gli istinti dei cittadini che, ovviamente, non attendono altro di sentire promesse, annunci e garanzie sulle magnifiche sorti e progressive dell’Italia…

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