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Il problema della privacy su Facebook ha sempre destato preoccupazioni, tanto che moltissimi account hanno pubblicato negli ultimi mesi minacciosi avvisi legali (ma solo teoricamente) contro l’utilizzo dei propri dati da parte di “qualsiasi governo, struttura governativa o privata”. Ma proteggere la privacy con un post sembra arduo, e lo stratagemma non ha funzionato.
La violazione dei dati personali assume via via sfumature diverse. Di recente in molti hanno lamentato di essersi visti pubblicare le proprie conversazioni private. Cosa che Facebook ha prontamente smentito dichiarando che i messaggi in questione sono sempre stati pubblici. Ma purtroppo non è del tutto vero.
I messaggi violati sono solo uno scandalo di una lunga storia di violazioni, a cui oggi si unisce un’ulteriore tassello.
 
Ogni utente di Facebook può essere aggiunto da un amico a un gruppo di discussione senza nessun tipo di approvazione. Se per molti la notizia può non risultare catastrofica, così non è stato per due giovani utenti che si sono visti sbandierare la loro sessualità pubblicamente, nonostante fossero degli esperti utilizzatori del social network ed avessero apportato tutte le tutele per la riservatezza.
Il Wall Street Journal, che riporta le loro storie, racconta che i giovani hanno dovuto affrontare le rispettive famiglie che sono venute a conoscenza degli orientamenti sessuali dei proprio figli attraverso il social network. Una vera tragedia. Bobbi Duncan non avrebbe mai voluto che il padre scoprisse che è lesbica. Stessa sorte è toccata a Taylor McCormick, il quale ha rivelato che suo padre non ha parlato con lui per tre settimane dopo aver scoperto che il figlio era gay.
 
Per scongiurare un simile problema è opportuno sapere che tutto ciò è stato possibile perché su Facebook ciascun gruppo può esser costituito in tre modi: può essere “segreto”, cioè solo i membri possono vedere il gruppo; “chiuso”, ovvero che i non soci possono vedere, ma solo in parte; e “aperto” ad ogni utente. In questo caso tutti potranno sapere in tempo reale se e a quali gruppi si è scelto di aderire, anche essendone ignari.
Ecco cosa potrebbe succedere: un gruppo viene creato attorno a un interesse comune o un´attività. Se il leader lo ha impostato in modalità ‘open’, altri utenti di Facebook vedranno la sua composizione e le attività. Se a quel punto si verrà aggiunti a far parte del gruppo, sarà generato un avviso che apparirà sulle pagine di Facebook degli amici, avvertendoli della vostra nuova appartenenza. A voi la scelta.

Il rischio privacy ai tempi di Facebook

Il problema della privacy su Facebook ha sempre destato preoccupazioni, tanto che moltissimi account hanno pubblicato negli ultimi mesi minacciosi avvisi legali (ma solo teoricamente) contro l’utilizzo dei propri dati da parte di “qualsiasi governo, struttura governativa o privata”. Ma proteggere la privacy con un post sembra arduo, e lo stratagemma non ha funzionato. La violazione dei dati personali assume…

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