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La prossima crisi finanziaria globale rischia di esplodere in Cina. Ad assicurarlo è il Financial Times nella sua edizione di questo mercoledì. Secondo il principale quotidiano inglese, il rischio è imminente e potrebbe scatenarsi se il gigante asiatico aprisse troppo velocemente o in maniera sbagliata il suo mercato finanziario al resto del mondo.
 
L’affermazione è espressa in un’editoriale a firma di Martin Wolf con un titolo in prima con il titolo: “Dopo l´Europa, la Cina?”. E parte con le raccomandazioni fornite la settimana scorsa dalla stessa banca centrale cinese, che ha proposto un piano pluriennale a tappe sull´apertura della finanza cinese agli investimenti dall´estero.
 
È quasi certo che nei prossimi anni le già grandi banche cinesi diventeranno le più grandi del mondo. Secondo Wolf però “la Cina fa bene ad aprirsi lentamente”, perché se non è certo che sarà lei il prossimo epicentro di crisi va rilevato che “pochi paesi hanno evitato di incapparvi dopo liberalizzazioni e integrazione nell´economia mondiale”.
 
L´editorialista cita gli Usa degli anni ´30 del secolo scorso, ma anche Giappone e Svezia degli anni ´90, e poi Messico, Corea del Sud e di nuovo Usa, Gb e ora l´Europa. Se il processo di apertura della Cina dovesse essere “gestito male, gli stessi cinesi potrebbero perderne il controllo, con conseguenze devastanti”.
 
La Banca centrale della Cina ha suggerito un piano progressivo fatto di tappe che si adatterebbero sia alle esigenze della Cina che a quelle del resto del mondo. “Se così deve essere, allora è adesso che bisogna ampiamente discuterne – conclude Wolf – perché le questioni cinsi non riguardano solo i cinesi. Questo è quel che significa essere una superpotenza, come dovrebbero sapere gli americani”.

Cina, epicentro della prossima crisi mondiale

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