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Fino a qualche tempo fa, l’Italia non era più tra le priorità degli Stati Uniti. Era stata messa da parte subito dopo la Guerra fredda e la fine del comunismo. Con la conseguente minaccia dall’Est. E non per qualche ragione specifica ma perché il bacino mediterraneo non era più rilevante in termini geopolitici. Ma dopo la primavera araba la storia è cambiata. La guerra di Libia – e le conseguenze ulteriori in Iran e nel bacino mediterraneo –, hanno ridato importanza alla penisola. È questo l’analisi di Federiga Bindi, Senior Fellow a SAIS, John Hopkins University a Washington. “È fondamentale tenere buono l’alleato italiano, le cui basi aeree potrebbero essere fondamentali in caso di ulteriori conflitti o anche azioni spot più o meno coperte”, ha spiegato Bindi.
 
L’incontro tra il premier italiano Mario Monti e il presidente americano Barack Obama questo giovedì a Washington ha una finalità più interna e, in questo caso, ha a che vedere con il rafforzamento della forza politica del governo tecnico di Monti. “Questi incontri –- continua Bindi – sono spesso più utili a livello domestico che per le vere e proprie relazioni internazionali. Dovrebbe mandare un segnale ai partiti che la legislatura deve arrivare al suo termine naturale. Se osserviamo le reazioni americane nei confronti delle elezioni negli altri paesi, spesso vi è una tendenza alla conservazione, ovvero, vale il ragionamento: meglio un politico che già conosciamo rispetto ad uno sconosciuto con cui dovremmo ricominciare da capo”.
 
Un discorso particolarmente importante, vista la crisi dei grandi partiti e il rischio che, dopo le prossime elezioni, ci sia una profonda instabilità politica. “Meglio dunque rimandare nel tempo, alla primavera del 2013, tale instabilità. In modo da essere tranquilli in caso di movimenti militari prima delle prossime presidenziali nel novembre 2012”, spiega Bindi.
 
E in termini economici, ha smesso di essere l’Italia un “paese problema” dell’euro-zona per gli interessi degli Stati Uniti? Secondo Bindi, le difficoltà sussistono ancora e il Belpaese non è un porto sicuro per gli investimenti stranieri, a causa delle difficoltà burocratiche e le incertezze. “Ma gli americani sono pragmatici, determinano con lucidità l’interesse strategico prevalente del momento e agiscono di conseguenza. In questo momento è prioritario il discorso cui sopra quindi il resto passa in secondo piano”, ha detto.
 
Monti era più conosciuto in Europa che in Italia. E negli Usa? Era membro di Golman Sachs e anche membro autorevole della Trilaterale. Bindi ricorda che è stato nel board del Peterson Institute della Commissione Italia Usa, dove parlerà oggi, ed ha studiato un anno in America. “Ha delle ottime credenziali. E poi bisogna distinguere tra la gente comune, che Goldman ce l’ha come il fumo negli occhi, e la classe politica che invece a Goldman Sach è strettamente legata”, sostiene Bindi. Poi tra i due personaggi ci sono elementi comuni: “Forse di essere due nerd e di essere “tiepidini” affettivamente”.
 
Per un’analisi completo dei rapporti transatlantici, vedere l’articolo “Charm is Not Enough for Italy´s Prime Minister Mario Monti” su CNBS.

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