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“La crescita della Spagna deprime Berlusconi”. Non c’è niente di personale, contro Berlusconi o l’Italia, nelle recenti dichiarazioni del presidente spagnolo José Rodríguez Zapatero. L’affermazione provocatoria fa parte di una strategia interna che cerca di rafforzare l’autostima degli spagnoli, colpita duramente negli ultimi mesi a causa della crisi economica. Ce lo spiega da Madrid, in una conversazione con “il Riformista”, l’economista Carlos Mulas-Granados, direttore dell’Istituto Complutense di Studi Internazionale, che ha fatto parte del governo di Zapatero fino al 2006 come vice-direttore dell’Ufficio Economico della Presidenza di Spagna. Mulas-Granados è stato critico fin dall’inizio verso Zapatero, segnalando le mosse politiche che considerava sbagliate.
 
Pensa che Zapatero abbia ragione a disegnare un Berlusconi “depresso” per il sorpasso spagnolo?
 
Non conosco personalmente Berlusconi, non so se è depresso o meno, ma è evidente che esiste una differenza tra il reddito pro capite della Spagna e quella dell’Italia. Ed è una discrepanza che, anche se poca, durerà nel tempo e questo non deve dare molto piacere. Il nostro paese gode di una economia più competitiva e dinamica di quella italiana, con una maggior crescita demografica e un considerabile aumento dell’occupazione negli ultimi 15 anni. Questa è una realtà che si manterrà anche se gli indici sono relativi e congiunturali.
 
Ma perché questo attacco personale al premier italiano e comunque all’Italia?
 
Al di là del riferimento a Berlusconi, che è parte del gioco politico, la dichiarazione di Zapatero riguarda l’orgoglio patriottico degli spagnoli. Siamo stati in coda all’Europa fino a poco tempo fa, non solo in materia economica ma anche politica e culturale, per cui bisogna rafforzare la fiducia in noi stessi, nella nostra capacità produttiva e, di conseguenza, nella nostra economia.
 
The Economist  ha pubblicato un’analisi sulla crisi della sinistra europea. Zapatero è un’eccezione valida?
 
Zapatero è un caso diverso a quello degli altri leader dell’Europa. Soprattutto in Europa dell’est sono legati a discorsi demagogici di nazionalismo e comunismo, d’immigrazione e xenofobia, con seri problemi nel presentare un progetto nuovo. Il calo della popolarità di Zapatero è invece collegato a un momento, a una congiuntura particolare. Il suo grande sbaglio sta nel non avere accettato, all’inizio di questa seconda legislatura, che effettivamente la Spagna attraversava un momento di reale crisi economica. Ma negli ultimi tre mesi ha messo in atto delle misura per rimediarlo. Il suo progetto di modernizzazione si mantiene, per cui a lungo periodo potrebbe recuperare. Zapatero resta comunque un politico d’immagine fresca, dinamica, a differenza dei vecchi governanti, stanchi e conservatori.
 
Lei aveva giustamente pronosticato a luglio, in un articolo su El País, che ad autunno si sarebbe intensificata la decelerazione dell’economia spagnola. Nuove previsioni?
 
Il rallentamento della crescita economica risponde a due processi: il primo è di carattere ciclico, della dinamica produzione e consumo, dell’impulso del settore edilizia che adesso è fermo. Ma si tratta di un fenomeno normale e prevedibile. Il secondo, invece, corrisponde a ostacoli di livello internazionale che sono imprevisti come la crisi finanziaria e l’ascesa del prezzo degli alimenti e del petrolio. Tutto questo ha avuto un forte impatto nelle banche e i cittadini comuni. La crescita economica della Spagna continuerà a ridursi, dal 2% al 1%, ma continuerà ad essere positiva. Nel 2009 invece sarà più critica ma non c’è possibilità di recessione. Il sistema finanziario spagnolo gode di una solvenza del 300% di copertura, per ogni euro abbiamo 3 in riserva.
 
Come vede, invece, l’economia italiana?
Ha due sfide in sospeso: una nel settore pubblico e un’altra nel privato. La sfida del settore pubblico è la riduzione della spesa pubblica. In caso contrario sarà abortito qualsiasi intento d’aumentare l’investimento pubblico o di ridurre le tasse. Questo però richiede un po’ di tempo. La Spagna ha tardato 10 anni per abbassare la spessa pubblica dal 68% al 38%. D’altra parte, nel settore privato, l’Italia deve fare delle riforme simili a quella della Spagna: modernizzazione dell’economia e consolidazione dei piccoli negozi e del settore dei servizi. Solo così potrà rafforzare la sua economia e fare bene ai suoi cittadini.
 
Il Riformista, 27/09/08

L'errore di Zap. spiegato dal suo saggio

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