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Noi non ci siamo pentiti di nulla”, ha detto Giuseppe Conte, presidente del Movimento 5 Stelle, parlando domenica al Forum Ambrosetti a Cernobbio del memorandum d’intesa da lui firmato nel 2019 in qualità di presidente del Consiglio rendendo l’Italia il primo (e ancora unico) Paese del G7 ad aderire alla Via della Seta, iniziativa-faro del leader cinese Xi Jinping.

“Siamo stati il tredicesimo Paese europeo che ha sottoscritto l’accordo” della via della Seta “con la Cina e abbiamo ottenuto per la prima volta l’inserimento di alcune clausole di protezione per i nostri interessi nazionali. Anche a beneficio di tutti gli altri Paesi”. Conte non ha spiegato quali siano queste “clausole di protezione” che avrebbe ottenuto da un accordo che – aspetto sottolineato spesso da chi ne auspica il rinnovo tentando di abbassare la pressione – non è vincolante.

“Quell’accordo”, ha continuato l’ex presidente del Consiglio, “doveva riequilibrare la nostra bilancia commerciale e ci è stato chiesto anche dal mondo delle imprese. Ovviamente poi è arrivata la pandemia e quando si valutano gli effetti di quell’accordo bisogna tenere conto che Cina e Italia sono stati i Paesi più colpiti”.

Ma dal 2019 le esportazioni cinesi verso l’Italia sono aumentate sensibilmente spingendo il deficit commerciale a favore della Cina, passato da 383,7 miliardi di euro nel 2019 a 844,4 miliardi nel 2022, cioè è più che raddoppiato in tre anni. Le tendenze import-export dell’Italia verso la Cina “non sono state significativamente influenzate dalla Via della Seta ma piuttosto da fenomeni ciclici e strutturali nell’economia globale”, ha spiegato l’economista Lorenzo Codogno a Formiche.net aggiungendo che per queste ragioni “non sarà affatto facile” riequilibrare la bilancia commerciale.

Le parole di Conte sembrano però suggerire che se la questione dovesse arrivare in Parlamento, come indicato dal governo, il Movimento 5 Stelle non appoggerebbe una mozione per impegnare l’esecutivo a non rinnovare il memorandum d’intesa. Non è così chiaro che cosa deciderà di fare il Partito democratico. Nei giorni scorsi Lia Quartapelle, capogruppo dem in commissione Esteri della Camera, aveva auspicato a Formiche.net che il rapporto con la Cina abbia “caratura di livello europeo”.

Conte non si pente della Via della Seta e prepara il dibattito in Aula

Il leader del Movimento 5 Stelle rivendica il memorandum firmato nel 2019 che il governo Meloni è deciso a non rinnovare. “Doveva riequilibrare la nostra bilancia commerciale”, dice. Ma così non è stato. I grillini pronti a votare contro una mozione parlamentare per l’uscita

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