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Una Bosnia in Unione europea sarebbe un elemento di macro stabilità regionale, permettendo alla strategia europea di allargamento di procedere secondo il cronoprogramma stabilito da Bruxelles, nella consapevolezza che è allo studio un business forum che favorisca joint venture con aziende italiane. Non solo Africa: la missione a Sarajevo del ministro degli Esteri, Antonio Tajani, con l’omologo austriaco Alexander Schallenberg ha puntato a una serie di obiettivi, tutti equamente strategici (e annuncia la conferenza per la ricostruzione dell’Ucraina ad aprile).

Obiettivi di Roma e Bruxelles

Intanto si inserisce all’interno del cono di attenzione acceso da Roma su tutto il costone balcanico, così come emerso dalla Conferenza di Trieste promossa dalla Farnesina. In secondo luogo si pone come orizzonte l’armonizzazione delle relazioni con i Paesi che attendono di fare ingresso in Ue e nella Nato.

Non va dimenticato che l’Italia con i propri contingenti militari è da anni protagonista della “gestione” della pace a quelle latitudini, dove già operano numerose realtà imprenditoriali italiane, puntando a quella stabilizzazione armonica che è anticamera per fitte relazioni future. Secondo Tajani “sarà un percorso politico segnato da riforme e un consolidamento dello Stato di diritto, che favorisca la legalità in una regione d’Europa che è attraversata da traffici di migranti irregolari”.

Il riferimento è alla lotta contro chi lucra sui migranti, a maggior ragione dopo il Consiglio dei ministri di Cutro: “Abbiamo ripreso azione politica per creare alleanze attorno a un progetto politico, contro i trafficanti di uomini, un progetto che ha un solo scopo: combattere illegalità”.

Business Forum

Accanto a questo quadro, ecco stagliarsi la strategia italiana per i Balcani, tarata sul rafforzamento delle partnership commerciali, con l’annuncio del capo della diplomazia italiana di un Business Forum con imprese di Italia e Bosnia, ha detto il ministro a Sarajevo, “perché per noi i Balcani occidentali sono una priorità, vogliamo essere più presenti nel vostro Paese e ho proposto un Business forum tra le imprese italiane e le imprese bosniache per creare più crescita e più lavoro, per rafforzare la cooperazione. Siamo favorevoli a joint venture tra le nostre aziende”.

Spazio anche ad un annuncio: nelle stesse ore della visita a Sarajevo, Tajani in collegamento con i ministri degli Esteri del G7 ha annunciato che il governo organizzerà il 26 aprile una conferenza per la ricostruzione dell’Ucraina, “con il contributo delle imprese italiane”.

Il piano di Roma per i Balcani

Lo scorso novembre, poco prima dell’intesa tra Serbia e Kosovo sulla vicenda delle targhe automobilistiche era stato lo stesso Tajani assieme il responsabile della Difesa Guido Crosetto a incontrare, a Pristina e Belgrado, i presidenti della Repubblica e i primi ministri di Serbia e Kosovo, sottolineando ulteriormente il peso che Roma intende imprimere alla propria politica sui Balcani. Passaggi che sono stati ripresi più volte sia dallo stesso Presidente del Consiglio in occasione della conferenza di Trieste dello scorso gennaio quando ha messo l’accento sull’obiettivo di questo governo: “Portare più Italia nei Balcani perché ce lo chiedono tutti gli amici della regione. Siamo protagonisti ma dobbiamo rinnovare la nostra presenza e investire nei settori strategici”, certa che “piena integrazione dei Balcani avrà ricadute positive per tutto il continente su dossier come “lotta alla corruzione, contrasto dei traffici illegali, gestione e contenimento dei flussi migratori irregolari, prevenzione e contrasto del radicalismo”.

Non solo Africa, la zampata di Tajani a Sarajevo

Oltre al Piano Mattei, continua l’attenzione di Roma sul costone balcanico: il ministro degli Esteri si è impegnato per confermare il sostegno all’adesione in Ue del Paese. Pronti ad un business forum che favorisca joint venture con aziende italiane. E annuncia la conferenza per la ricostruzione dell’Ucraina ad aprile

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