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Non sembra essere un buon momento per la shadow fleet di Mosca. Lo strumento impiegato dal Cremlino nel tentativo di evadere le sanzioni occidentali su gas e petrolio sembra infatti accusare gli effetti di alcuni provvedimenti realizzati appositamente per inficiarne le capacità.

Nel pacchetto di sanzioni presentato pochi giorni fa, il Regno Unito ha preso di mira circa 135 petroliere e due compagnie (Intershipping Services Llc e Litasco Middle East Dmcc) sospettate di trasportare petrolio russo in violazione del tetto massimo fissato dal G7, operando sotto bandiere di comodo e con strutture proprietarie oscure per cercare di evitare l’individuazione e il riconoscimento da parte delle autorità. Le restrizioni vietano a qualsiasi società con sede nel Regno Unito di interagire con navi o aziende legate al commercio di petrolio soggetto a sanzioni, chiudendo così l’accesso a un’ampia gamma di servizi legali e finanziari che da tempo sostengono la flotta ombra.

Al contempo, il diciottesimo pacchetto di sanzioni promosso da Bruxelles prevede nuove misure volte a minare le basi legali e logistiche delle operazioni della flotta ombra, da sanzioni più severe per qualsiasi porto che offra servizi a petroliere russe che hanno cambiato bandiera o sono state camuffate, alla creazione di una lista nera pubblica delle navi coinvolte in violazioni del tetto massimo dei prezzi, e ancora dalle estensioni delle sanzioni agli intermediari che forniscono documentazione falsa sull’origine del carico all’autorizzazione di sanzioni contro Paesi terzi, aziende e organizzazioni che facilitano gli sforzi di elusione da parte della Russia (con quest’ultima mossa che andrà a impattare in particolare attori come Turchia ed Emirati Arabi Uniti, che hanno ospitato in modo discreto infrastrutture di supporto per la shadow fleet).

Per cercare di ridurre l’esposizione delle “navi corsare”, la Russia ha spostato parte delle attività della sua flotta ombra verso porti artici come quello di Murmansk, che però rappresentano una soluzione di ripiego in quanto praticabili solo per sette-otto mesi all’anno. E anche queste rotte alternative stanno diventando meno “sicure”, poiché il Regno Unito e la Norvegia hanno aumentato i pattugliamenti marittimi nel Mare di Barents e nel Mare del Nord. Con la diminuzione delle opzioni di evasione e il rafforzamento dei controlli, la capacità della Russia di mantenere costanti i flussi di esportazione illegale di petrolio e di convertire i ricavi in armi diventa sempre più difficile.

“Questo provvedimento è forse il più importante di quelli adottati da Bruxelles dal 2022 ad oggi”, afferma a Formiche.net Giangiuseppe Pili, assistant professor dell’Intelligence Analysis Program presso la James Madison University e Rusi associate fellow. “L’Unione Europea sta riducendo ulteriormente qualsiasi acquisizione di petrolio e gas, il che le consente di spingere con maggiore decisione sul fronte delle sanzioni. Inoltre, i prezzi del petrolio sono attualmente in calo, rendendo il momento particolarmente propizio. E il combinato disposto di questi due fattori rende questo momento favorevole per agire in questo senso. Difficile dire se nel futuro la situazione rimarrà la stessa, ma ad oggi l’Europa si trova in una netta posizione di vantaggio per operare su questo settore”.

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Le nuove sanzioni britanniche ed europee colpiscono cuore e logistica della flotta ombra russa. Vietati i servizi alle petroliere sospettate, mentre l’export illegale di greggio diventa sempre più difficile da sostenere per Mosca. “Questo provvedimento è forse il più importante di quelli adottati da Bruxelles dal 2022 ad oggi”, afferma a Formiche.net Giangiuseppe Pili, assistant professor dell’Intelligence Analysis Program presso la James Madison University e Rusi associate fellow

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