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Dal 7 gennaio, e fino al 15 febbraio, i cinesi di tutto il mondo si sposteranno per festeggiare il “Chunyun”, il loro anno nuovo. Dopo tre anni di confinamento, sono state cancellate limitazioni come la chiusura delle frontiere, l’isolamento delle persone contagiate e i loro contatti più vicini e i test Pcr costanti a tutta la popolazione.

Con la fine della politica zero-Covid, quest’anno si prevedono circa 2,09 miliardi di viaggi, con un aumento del 99,5% rispetto al 2022, secondo i dati del ministero del Trasporto della Cina.

Dall’8 gennaio, il Covid-19 non è più una malattia di categoria A in Cina – livello massimo di allerta -, per cui sono allentate le misure di monitoraggio e prevenzione. I binari delle stazioni di treni, così come gli aeroporti, sono affollati da persone che vogliono finalmente incontrare i loro famigliari, specialmente nelle zone rurali del Paese. La Commissione Nazionale di Sanità cinese ha già annunciato un piano per rafforzare il rifornimento di medicinali durante i festeggiamenti del “Chunyun”.

Gli aeroporti cinesi riceveranno nei prossimi giorni migliaia di passeggeri arrivati dall’estero, e non dovranno più restare in quarantena. Ugualmente, molti cinesi – soprattutto giovani – volevano approfittare del periodo di ferie per visitare la Corea del Sud. Tuttavia, il governo di Seul ha deciso di limitare i voli e sottoporre chi arriva dalla Cina ad un controllo anti-Covid.

Secondo l’Agenzia di Prevenzione e Controllo di Malattie della Corea del Sud, un terzo delle persone che sono arrivate dalla Cina prima delle più recenti restrizioni erano positive al Covid. Le autorità hanno prolungato fino alla fine del mese di marzo le limitazioni per evitare l’arrivo di una nuova variante dalla Cina. Ad oggi può entrare sul territorio sudcoreano solo chi viaggia per motivi di business e per motivi diplomatici, e devono avere un tampone negativo all’uscita e all’arrivo.

Anche il Giappone ha imposto il tampone negativo a chi arriva dalla Cina, limitando anche i voli. “Le tensioni già difficili tra la Cina e i loro più grandi vicini orientali sono aumentati con la nuova ‘guerra dei visti’ – si legge sul sito della Bbc -. Pechino ha sospeso l’emissione di visti di breve tempo.

Come rappresaglia per le limitazioni di questi Paesi ai visitatori provenienti dalla Cina per l’ondata di Covid, il governo cinese ha assicurato che manterrà in vigore la misura per la Corea del Sud finché questo Paese non eliminerà le discriminatorie limitazioni di entrata”.

Kim Woo Joo, esperto di malattie infettive dell’Università della Corea, e consigliere del governo, ha spiegato alla Bbc che “in questo momento non c’è trasparenza in Cina in quanto al monitoraggio delle nuove varianti. Se arrivasse una nuova variante dalla Cina, questo creerebbe una situazione molto difficile per tutto il mondo […] Sarebbe anche un disastro per il sistema sanitario della Corea. In questo momento, abbiamo molti ricoveri e morti, e i nostri anziani non sono abbastanza vaccinati. Questo ci preoccupa molto”.

Intanto, la situazione sanitaria è tutt’altro che sotto controllo. In molte regioni della Cina è stato superato il picco di contagi, mentre alcuni esperti avvertono che il peggio deve ancora arrivare, tra maggio e giugno, quando circa il 50% dei cittadini avrà avuto il virus, anche se si spera con sintomi lievi.

Sui veri numeri di morti e contagi resta il dubbio sulla trasparenza delle autorità cinesi, specialmente dopo la diffusione di immagini e video sui social network dei crematori in funzione 24 ore su 24 e lunghe file nelle pompe funebri. Il governo dice di avere registrato, fino al 7 dicembre soltanto 40 morti, ma il gruppo di ricerca britannico Airfinity stima che in realtà siano stati 1,7 milioni.

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