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Dopo la prima, complicata, telefonata di febbraio – avvenuta nelle stesse ore in cui il Pentagono annunciava la China Task Force guidata da Ely Ratner – il presidente statunitense Joe Biden e quello cinese Xi Jinping hanno avuto un nuovo colloquio giovedì (9 settembre).

La telefonata, durata un’ora e mezza e in cui pare non si sia parlato di Afghanistan secondo i rapporti di entrambe le parti, è partita da Washington in un momento in cui non mancano le questioni difficili tra i due Paesi. Basti pensare agli attacchi informatici provenienti dalla Cina, alla gestione del Covid-19 da parte del governo di Pechino o a quelle che la Casa Bianca etichettano come pratiche commerciali “coercitive e sleali” messe in atto dalla Repubblica popolare.

Ma la maggiore difficoltà tra Stati Uniti e Cina da quando il presidente Biden si è insediato alla Casa Bianca è legata ai fallimenti dei colloqui tra gli alti funzionari. Due esempi: i colloqui di marzo di Anchorage, in Alaska e la complessa visita di luglio a Tianjin di Wendy Sherman, numero due del dipartimento di Stato americano, per alcuni incontri con i vertici della diplomazia cinese.

La linea sulla Cina, l’amministrazione Biden l’ha chiarita a marzo con il discorso del segretari di Stato Antony Blinken: “concorrenziale quando dovrebbe esserlo, collaborativo quando può esserlo, conflittuale quando deve esserlo”.

Soltanto su un tema, il contrasto al cambiamento climatico, le trattative proseguono seppur con qualche difficoltà. Infatti, Pechino ha avvertito Washington che l’impostazione di John Kerry, inviato del presidente per le questioni climatiche, di gestire questo dossier come affare a se stante non porterà da nessuna parte: l’obiettivo dei diplomatici cinesi è legarlo agli altri, come tecnologico, commerciale e anche militare.

Per questo, la telefonata è servita più a individuare una strada per il rapporto futuro tra i due Paesi che ad affrontare le singole questioni. La speranza dei funzionari a Washington e a Pechino era che il colloquio potesse favorire un miglioramento dei contatti sperando di allontanare le difficoltà dei mesi passati che spesso sono sembrate unire le tensioni tra i due Paesi con l’opportunità da parte dei funzionari di inviare messaggi alle rispettive popolazioni.

La nota della Casa Bianca racconta così di “un’ampia discussione strategica” in cui i due leader “hanno discusso aree in cui i nostri interessi convergono e aree in cui i nostri interessi, valori e prospettive divergono”. Inoltre, si legge ancora, “hanno concordato di impegnarsi su entrambe le serie di questioni in modo aperto e diretto. Questa discussione, come ha chiarito il presidente Biden, faceva parte dello sforzo continuo degli Stati Uniti per gestire responsabilmente la competizione tra gli Stati Uniti e la repubblica popolare cinese”. Infine, il presidente Biden, che ha avuto il colloquio con Xi dalla Treaty Room al secondo piano della Casa Bianca, “ha sottolineato l’interesse continuo degli Stati Uniti per la pace, la stabilità e la prosperità nell’Indo-Pacifico e nel mondo e i due leader hanno discusso la responsabilità di entrambe le nazioni di assicurare che la competizione non sfoci in un conflitto”.

Come sempre, spetta invece all’agenzia di stampa ufficiale Xinhua riportare la versione cinese. Xi ha portato le condoglianze per le vittime dell’uragano Ida a Biden, che “ha espresso la sua gratitudine per questo”, si legge. La politica statunitense sulla Cina ha causato “gravi difficoltà nei legami bilaterali”, con impatto sul mondo intero, ha detto Xi. “Quando Cina e Stati Uniti lavoreranno insieme, entrambi i Paesi e il mondo intero ne trarranno beneficio”, ha aggiunto, secondo quanto riportato da Xinhua, riferendosi ancora una volta a “il maggior Paese sviluppato e il maggior Paese in via di sviluppo”. Il confronto, invece, sarà “un disastro” per tutti. Cambiamento climatico, prevenzione delle epidemie, ripresa economica e altre questioni sono i temi su cui, secondo il leader cinese, le due parti dovrebbero cooperare in questa fase.

Dal suo insediamento il presidente Biden ha sempre cercato di porre maggiore attenzione sulla Cina, percepita come il primo concorrente economico degli Stati Uniti e una crescente preoccupazione per la sicurezza nazionale. In particolare, ha invitato gli alleati a parlare con una voce sola sui diritti umani, sulle pratiche commerciali e sull’assertività dell’esercito cinese. Tra i progetti messi in cantiere dall’amministrazione Biden c’è l’iniziativa Build Back Better World, pensata come risposta occidentale alla Via della Seta inaugurata nel 2013 da Xi.

Ma, marcando le distanze dal predecessore Donald Trump, Biden ha anche sempre scommesso sul suo rapporto di lunga data con Xi. In effetti, durante la telefonata c’è stato anche il tempo di ricordare gli anni in cui entrambi erano vicepresidenti, l’uno di Barack Obama, l’altro di Hu Jintao. Come spiegato dalla Casa Bianca, Biden e Xi si sono impegnati ad affrontare apertamente e direttamente anche le questioni più spinose. Anche la sicurezza informatica, tema su cui Brad Smith, presidente di Microsoft (azienda americana recentemente nel mirino di hacker cinesi), ha auspicato “nuovi passi per stabilire un rapporto chiaro quando si tratta della governance della tecnologia”.

Soltanto le prossime settimane e i prossimi mesi ci diranno se la telefonata ha avuto effetti (e quali) sui rapporti tra le due superpotenze. Per il primo incontro tra i due leader, invece, non sembra esserci una data visto che appare sempre più remota la possibilità che Xi voli a Roma per il G20 di fine ottobre.

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