Skip to main content

La burocrazia sta contrattaccando l’industria farmaceutica. Con una serie di operazioni chirurgiche lo Stato minaccia l’operato delle aziende farmaceutiche sperando di ottenere, in ritorno, un trattamento migliore sui vaccini contro il virus del Covid-19.

Questo atteggiamento si somma all’ostilità verso le case farmaceutiche del dibattito politico, dei media, e di una parte ideologizzata dei cittadini.

Durante le crisi, come la pandemia attuale, i conflitti ideologici, si deteriorano. Quello contro le case farmaceutiche è uno scontro ideologico, di natura storicista, che dura da decenni. Ma la responsabilità di questo conflitto va ricercata anche in chi ha gestito e rappresentato il settore del farmaco: si è sempre e solo rapportato con il potere burocratico e istituzionale, ignorando i cittadini. Questi avrebbero dovuto essere coinvolti, avvicinati alla scienza e al metodo sperimentale, così come avrebbero dovuto ricevere gli strumenti per educarsi alla cultura del mercato, dell’imprenditoria, della ricerca e dell’innovazione. Non lo ha fatto lo Stato, non lo ha fatto l’industria più grande, perché avrebbe dovuto investire quella del farmaco?

Il settore farmaceutico è uno dei più regolati per tutelare gli interessi alla salute (ma anche finanziari) dei cittadini. È tra i più burocratici anche per coprire le inefficienze e le magagne dello Stato. È anche tra i meno liberi e concorrenziali, tanto che lo Stato si pone da filtro tra il mercato e i cittadini – vietando la comunicazione sui farmaci non da banco. Negli Usa funziona diversamente, per fortuna.

I governi europei sono in evidente difficoltà. È comprensibile, dopo gli errori della Commissione per cui nessuno ancora è stato cacciato. È vero che alcuni governi, come la Commissione Ue hanno finanziato la ricerca sui vaccini. Questo non autorizza la scelta suicida di sospendere i brevetti di cui ho già scritto qui. Le volontà andavano espresse in sede di negoziazione cioè al momento dei finanziamenti, non ex-post. È l’ennesimo disperato tentativo di nascondere gli errori commessi appellandosi all’emotività dei cittadini attraverso la solita narrazione religioso marxista.

Il settore farmaceutico è strategico sia in termini sociali ed economici, sia, come la pandemia dimostra, in termini geopolitici. Servono quindi politiche industriali e strategiche. Piuttosto che ricorrere alle piccole ritorsioni tipiche di burocrati caduti in trappola, sarebbe opportuno impegnarsi a creare un tavolo interministeriale per arrivare a scelte che assicurino agli italiani cure nuove e innovative, rapide, e accessibili, soprattutto nei momenti di crisi, e possibilmente prima degli altri Paesi. Così si assicurano il benessere e la prosperità dei cittadini.

Nel frattempo però, visto che non lo sa fare lo Stato, sarebbe opportuno che il settore farmaceutico coinvolgesse i cittadini, li avvicinasse alla scienza e al metodo sperimentale. Cittadini più informati sarebbero anche meno soggetti a cadere nella trappola delle emozioni.

Industria farmaceutica, l'ostilità italiana e una lezione dagli Usa. Scrive Paganini

Il settore farmaceutico è strategico sia in termini sociali ed economici, sia, come la pandemia dimostra, in termini geopolitici. Servono quindi politiche industriali e strategiche. Il commento di Pietro Paganini (Competere)

Le nuove competenze professioni necessarie all’Italia

Una ricerca di Manpower group iniziata nel 2019 ad oggi ci dimostra plasticamente quali sono le centinaia di migliaia i posti di lavoro persi in Italia dall’inizio della pandemia e quali sono le competenze e le figure richieste dal mercato del lavoro. Un dato di per sé allarmante, che inciderà su uno scenario occupazionale già in precedenza segnato da difficoltà e squilibri…

draghi piano vaccinale

Draghi passes first Russian test with flying colours

Italy’s choice to expel two Russian diplomats over espionage concerns marks a radical shift in a historically close relationship. Rome has never been so Europeanist and Atlanticist, and it’s starting to show. Will Italy finally abandon its lingering Russophilia?

Huawei dopo le sanzioni Usa. La crescita rallenta, ma occhio Europa…

Huawei pubblica il suo rapporto 2020, il primo dopo le sanzioni di Trump: cresce solo in Cina. Ora palla in campo europeo: serve investire nelle nostre aziende e attirare investimenti dagli Usa, altrimenti…

Alitalia deve volare. Con o senza Europa. Parla Maurizio Lupi

L’ex ministro che guidò la fusione con Etihad: inaccettabile chiederci la svendita degli asset in cambio del via libera, al governo dico di tirare dritto e se necessario affidarsi alla Corte di Giustizia per vedere chi ha ragione. Ma un’Alitalia di Stato è un errore, serve un partner industriale

Draghi alla prova della Russia. Buona la prima!

Se la spy story italo-russa fosse accaduta due mesi fa, con Conte e Bonafede, ci saremmo dovuti preoccupare. Ora (per fortuna) con Draghi la musica è cambiata

Italia ed Europa a una svolta storica. Economisti e ambasciatori sul libro di Paganetto

I principali temi affrontati nel corso della presentazione del libro “Rivitalizzare un’Europa (e un’Italia) anemica” di Luigi Paganetto, organizzata dalla “Link Campus University”

Stiamo con Draghi o Putin? La sveglia di Vito (Copasir)

Niente ambiguità sulla Russia, non si può parteggiare per chi mette in difficoltà Draghi. Di fronte all’arresto di una spia russa colta a rubare segreti della Nato a Roma, Elio Vito, deputato di Forza Italia e componente del Copasir, lancia un appello (anche al centrodestra)

Dal Mozambico al Siraq, l’Is è ancora una minaccia. Ecco come

L’Is è ancora una minaccia. L’organizzazione creata da Abu Bakr al Baghdadi è ancora attiva in vari Paesi, e si muove come una forza clandestina in altri. Il caso del Mozambico è emblematico. Il segretario di Stato statunitense, Antony Blinken, a margine della riunione ministeriale con i colleghi della Global Coalition a cui ha partecipato anche Luigi Di Maio: serve uno sforzo globale

L'Italia tra autonomia strategica europea e sponda sud della Nato

Di Michele Pertosa

Il nuovo governo inaugura la propria postura internazionale, tra Nato ed Eu, affrontando le minacce islamiste provenienti dal Sahel che proiettano ulteriore destabilizzazione e precarietà verso il territorio libico

×

Iscriviti alla newsletter