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L’accordo tra Emirati Arabi Uniti e Filippine, siglato nelle scorse settimane, è molto più di un semplice patto bilaterale. Vista da Roma, la Comprehensive Economic Partnership Agreement Abud Dhabi-Manila è un esempio illuminante di come gli Emirati, e in misura minore l’Arabia Saudita, stiano tessendo una rete di partnership nell’Indo-Pacifico, collegando questo spazio al Mediterraneo-Allargato. L’obiettivo è costruire una presenza commerciale e industriale integrata, andando oltre i tradizionali vincoli regionali, pensando all’economia anche in chiave securitaria.

Paradigma Manila

L’intesa Uae-Filippine è un tassello di questa dinamica strategica: non si tratta solo di commercio, ma di una rete di connettività che unisce dure regioni centrali, offrendo un’alternativa e un complemento alle iniziative come l’Imec e bilanciando — non cancellando — l’influenza della Belt and Road cinese. Con questo accordo, gli Emirati non solo rafforzano legami economici, ma promuovono anche digitalizzazione, sostenibilità e governance condivisa, posizionandosi come attore di “soft power” e diplomazia Sud-Sud.

La differenza di approccio tra Emirati e Arabia Saudita

Abu Dhabi si dimostra attore agile, proattivo e promotore di certe evoluzioni. Un grafico dell’International Institute for Strategic Studies mostra chiaramente come gli Emirati abbiano costruito partnership difesa-industriali con un’ampia gamma di Paesi indo-pacifici, utilizzando strumenti che vanno dal co-sviluppo e R&D, alle joint ventures e alla co-produzione. Nell’analisi curata da Albert Vidal Ribé è evidenziato come differentemente l’Arabia Saudita segue un approccio più cauto e meno diversificato, con meno partner e un ruolo più da destinatario che da fornitore tecnologico.

Un esempio concreto è la collaborazione degli Emirati con la Corea del Sud, che non si limita a semplici memorandum, ma include veri e propri progetti di co-sviluppo tecnologico e di produzione congiunta nel settore della difesa. Analogamente, con l’India, gli Emirati stanno sviluppando joint ventures che mirano a consolidare capacità industriali condivise. Dall’altra parte, l’Arabia Saudita mantiene relazioni più tradizionali con Paesi come la Malesia o l’Indonesia, focalizzandosi su accordi di fornitura piuttosto che su progetti di co-produzione avanzata.

Questo riflette due strategie diverse: gli Emirati puntano su un’integrazione industriale e su un’ampia rete di alleanze, mentre i sauditi per ora restano più bilanciati, ancora in parte ancorati a dinamiche tradizionali.

Il contesto della Sco e il multi-allineamento

Ciò non toglie che anche Riad abbia un’agenda più ampia. Alla luce della recente riunione della Shanghai Cooperation Organisation (Sco), è interessante notare come l’Arabia Saudita, ora membro a pieno titolo, possa utilizzare questa piattaforma da trampolino per future iniziative anche nell’Indo-Pacifico. Il Regno ha un approccio più istituzionale, e cerca di sfruttare spazi diplomatici più ordinati per muoversi. Ma allo stesso modo degli Emirati crede in un approccio di multi-allineamento. Questo significa che entrambi i Paesi si percepiscono già come attori di un sistema pseudo-multipolare, in cui non si tratta solo di scegliere blocchi, ma di creare reti di cooperazione a 360 gradi, che vadano oltre la tradizionale dipendenza dall’Occidente per seguire direttrici di sviluppo.

In questo senso, ricordiamo che gli Emirati sono anche un Major Nato Partner, uno status non concesso facilmente dagli Stati Uniti, eppure cercano comunque di bilanciare questa relazione con altre partnership globali. Analogamente, l’Arabia Saudita, pur essendo un pilastro della strategia statunitense in Medio Oriente, si percepisce come una potenza regionale a proiezione globale, che deve quindi cooperare in forma multi-allineata.

La lezione anche per l’Italia

In definitiva, questa dinamica di multi-allineamento conferma che gli Emirati e i Sauditi stanno ridefinendo il loro ruolo internazionale, partendo dalle connessioni globali di quello che la dottrina strategica che tradizionalmente l’Italia definisce Mediterraneo-Allargato, e che sta evolvendo verso la concettualizzazione di Indo-Mediterraneo, inglobando dunque la parte occidentale dell’Indo-Pacifico.

Sono queste attività dei Paesi mediorientali, e di parte di quello europeo, che segnano l’evoluzione di tale ambiente geostrategico. Per Roma, capire e inserirsi in queste reti può significare cogliere nuove occasioni di collaborazione industriale e logistica, in un contesto geopolitico in continua trasformazione. La prospettiva, dunque, è duplice: cogliere le opportunità della transizione globale e proteggersi dai suoi rischi, tenendo ferma la barra sull’unità dell’Occidente. La prospettiva, dunque, è duplice: cogliere le opportunità della transizione globale e proteggersi dai suoi rischi, tenendo ferma la barra sull’unità dell’Occidente, come ricordava Marco Di Liddo (CeSI).

Commercio, industria e difesa. Così Riad e Abu Dhabi guardano all’Indo-Pacifico

Gli Emirati Arabi Uniti e l’Arabia Saudita stanno costruendo una rete di partnership economiche e industriali nell’Indo-Pacifico. Questa dinamica di multi-allineamento ridisegna i rapporti tra Mediterraneo allargato e Indo-Pacifico, offrendo all’Italia nuove opportunità strategiche

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