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La nuova partita di geopolitica mondiale si gioca sullo scacchiere della salute. I favoriti, com’è evidente, sono coloro i quali hanno il vaccino contro il Covid. Se infatti allo scoppio della pandemia si è vissuta una sorta di sudditanza nei confronti di chi era in grado di fornire (e distribuire agli altri, perché no?) mascherine e respiratori, oggi la battaglia si gioca sul versante dei vaccini.

LA GUERRA FREDDA DEL VACCINO

Non si può certo parlare di nuova Guerra fredda, ma se dovessimo ravvisare degli schieramenti non ci discosteremmo troppo dalle formazioni del secondo dopoguerra. Con qualche sfumatura di non troppo nostalgico colonialismo. Dall’inizio dell’epidemia di Covid, infatti – o quantomeno passata la percezione, sbagliatissima, che il virus riguardasse solo la Cina – tutti i Paesi hanno cercato di accaparrarsi quanto necessario per proteggere la propria popolazione. E, non da meno, sfruttare quanto in proprio possesso per migliorare i rapporti con i Paesi vicini (e non).

PECHINO PUNTA AI BALCANI…

Fra questi ci sono sicuramente in prima linea Cina e Russia, che dopo aver distribuito mascherine e dispositivi di protezione individuale, puntano a fare lo stesso con i vaccini. Soprattutto verso quei Paesi che si sentono “abbandonati” dagli amici occidentali. Del resto, quelli prodotti da Sinopharm, azienda farmaceutica di proprietà statale cinese, sono già distribuiti negli Emirati arabi uniti e nei Balcani. Stesso discorso per il vaccino Sinovac, che ha ricevuto ordini dalla Turchia e dal Brasile, e quello di CanSino, nella fase tre di sperimentazione in Pakistan e Messico.

…E MOSCA STRIZZA L’OCCHIO ALL’AMERICA DEL SUD

E Mosca non è da meno, che nel frattempo riferisce di aver ricevuto ordini per 1,2 miliardi di dosi del suo Sputnik V, somministrato proprio pochi giorni fa persino al figlio del ministro della Salute russo. E definito, oltre che sicuro, efficace al 91,6%. In perfetta linea con l’alone di imperialismo sanitario, il vaccino ha inoltre già ottenuto l’approvazione per l’uso di emergenza in Paesi come Argentina, Messico, Bielorussia e Ungheria, mentre in Iran viene già somministrato. Rifiutato invece, per ovvi motivi, dai vicini ucraini.

NUOVA MERCE DI SCAMBIO

Il dubbio, ora, è che sullo scacchiere geopolitico mondiale i Paesi orientali possano usare il vaccino come merce di scambio, soprattutto per quei Paesi del terzo mondo – con accezione storico-politica e non sociale – che, lungi dal disporre di proprie risorse, sarebbero disposti ad accettare il vaccino da qualunque Paese si dimostri loro alleato. Dove per alleato s’intende, disposto a condividere le proprie dosi di vaccino durante una pandemia.

53% DEI VACCINI PER IL 14% DELLA POPOLAZIONE MONDIALE

Secondo uno studio di Airfinity, ripreso anche da Avvenire, a dicembre i Paesi ricchi – nei quali risiede il 14% della popolazione mondiale – avevano già acquistato il 53% di tutti i più promettenti vaccini sul mercato. Viceversa i 67 Paesi a basso e medio-basso reddito non avevano ancora alcun contratto di fornitura. Il gioco è presto fatto.

EMMANUEL MACRON: “UMILIANTE”

Del resto la rapidità che in questo momento sembra contraddistinguere sia l’azione russa che quella cinese contrasta con la lentezza congenita della macchina istituzionale e che vede inevitabilmente coinvolta anche Covax, l’iniziativa – multilaterale – di approvvigionamento di vaccini dell’Oms, che ha appena iniziato a rifornire anche le nazioni più povere.  È una cosa “umiliante” ha detto senza mezzi termini il presidente francese Emmanuel Macron al Consiglio atlantico, ricordando però che la prima priorità non può essere la rapidità d’azione, ma la sicurezza del vaccino.

LA MERKEL VUOLE LO SPUTNIK?

Eppure al vaccino russo sembra averci pensato anche l’Italia. Fino a qualche giorno fa, infatti, si vociferava di un’eventuale somministrazione del vaccino russo anche nel nostro Paese, per far fronte ai ritardi nella distribuzione di vaccini europei e statunitensi. Del resto perfino Angela Merkel, meno di una settimana fa, aveva rotto la cortina di ferro e aperto a eventuali accordi con Mosca per l’approvvigionamento del vaccino russo. Con la condizione, come immaginiamo irrinunciabile, del via libera dell’Ema. Stessa condizione posta da Sandra Zampa, sottosegretario alla Salute del governo uscente: “Se l’Ema ci assicura validità, efficacia e sicurezza, possiamo prendere anche lo Sputnik“, aveva dichiarato.

EMA: NO AL VACCINO RUSSO

Ma l’Ema ha subito frenato gli entusiasmi, smentendo con una nota l’imminente via libera al vaccino russo e ricordando che l’Agenzia non ha effettuato alcuna verifica su dati e test. “Il vaccino è incluso nell’elenco dei medicinali e dei vaccini Covid-19 che hanno ricevuto consulenza scientifica dall’Agenzia – si legge nella nota – ma ciò non va inteso come un semaforo verde alla distribuzione”.

CINA, UNA NUOVA NARRATIVA

La Cina, insomma, potrebbe sfruttare quest’occasione per ribaltare le carte gettare nell’oblio i dubbi di chi la accusava di non aver dato l’allarme Covid per tempo, volendone nascondere la gravità. “Il ruolo della Cina in questa vicenda non è stato abbastanza stigmatizzato”, ha ragionato con Formiche.net Arduino Paniccia, professore di Studi strategici presso l’Università di Trieste e fondatore e presidente della Scuola di guerra economica e competizione internazionale. “Molto abilmente – ha aggiunto – Pechino vuole passare da generatore a salvatore della pandemia. Ora cerca di raccontarsi come il Paese che ha portato le mascherine e che può portare anche il vaccino, ma ricordiamo che non solo non abbiamo dati chiari sul prodotto che hanno sviluppato, ma è un Paese autocratico che ha fermato la pandemia con sistemi che nessun altro avrebbe mai adottato”.

LA MOSSA DI VLADIMIR PUTIN

Quella della distribuzione del vaccino ai Paesi più poveri “è una carta che Vladimir Putin può giocare per passare dalla narrativa di uno Stato paria a quella di uno stato salvatore e liberatore della pandemia”, ha riferito Theresa Fallon, direttrice del think tank Center for Russia Europe Asia Studies al Financial times . Ma la posizione della Russia, secondo Paniccia “è diversa rispetto a quella della Cina”. E anzi dimostra quanto “Russia e Cina siano più lontane di quanto non sembrassero”, come dimostra “il battaglione Cbrn venuto in Italia per raccogliere campioni del virus”.

SCACCO MATTO?

La partita dei vaccini, insomma, è ancora aperta. E se a vincerla saranno tutti, ma solo quando avremo sconfitto il Covid, si auspica che nel frattempo l’occidente stia attento a non farsi mangiare la regina. “Dobbiamo guardare alla geopolitica del vaccino con lungimiranza – chiosa Paniccia – quindi anche oltre la pandemia. E capire cosa può essere un vantaggio oggi, ma soprattutto cosa potrà esserlo domani”.

vaccino covid

La geopolitica dei vaccini: verso una nuova Guerra fredda (sanitaria)?

“Pechino vuole passare da generatore a salvatore della pandemia”, commenta Arduino Paniccia, professore di Studi strategici e fondatore e presidente della Scuola di guerra economica e competizione internazionale. E allerta: “Dobbiamo guardare alla geopolitica del vaccino con lungimiranza”. Ma, aggiunge, Cina e Russia “sono più lontane di quanto non sembrano”

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