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Un vertice lungo sei ore per decretare il no alla proposta del ministro del Lavoro socialdemocratico per una pensione di base senza test. Un modo, non solo per non incorrere in misure che non hanno una corrispondenza alfanumerica, ma per certificare una volta di più tutta la difficoltà della grande coalizione al timone della Germania, dove il nuovo corso della Cdu post merkeliana, Annegret Kramp-Karrembauer, si preoccupa quotidianamente di essere discontinua rispetto alla cancelliera (anche sul tema migranti).

VERTICE

Ieri c’è stato un vertice fiume di 6 ore tra gli alleati di governo nella GroKo: Csu e Spd si sono confrontati a lungo, anche sul tema delle pensioni minime. Il centrista Markus Söder si è espresso a favore di un compromesso nel dibattito. Ma è stata bocciata la proposta del ministro del lavoro Hubertus Heil (Spd) di una pensione di base senza test, che permetterebbe a quattro milioni di percettori a basso reddito di avere più denaro. Gli alleati temono che aumenti la spesa prevista. Giocano un ruolo gli equilibri in seno al governo, con i socialdemocratici della Spd in caduta libera (in Baviera sono al 6%) che puntano, per non scomparire, ad una misura sociale diretta verso le fasce più deboli. Sul tavolo anche la preoccupazione del tandem Cdu-Csu di affrontare le prossime elezioni di maggio (europee ed amministrative) con un qualcosa di nuovo da offrire ad un elettorato incerto e distaccato, come dimostra l’exploit dei Verdi.

STRATEGIE

Il fatto che i tre leader in maggioranza, Annegret Kramp-Karrenbauer, Markus Söder e Andrea Nahles, abbiano sentito l’esigenza di fare il punto della situazione con la Cancelliera Angela Merkel su una serie di dossier sensibili (come welfare, migranti e sviluppo) è indicativo di un momento complesso della politica tedesca. Non fosse altro perché è davvero l’anno zero. É stato anche il battesimo per il primo ministro bavarese Markus Söder, seduto al desk della GroKo per la prima volta dopo la sua elezione a capo della Csu in sostituzione di Horst Seehofer. Assieme ad Akk nelle ultime settimane non ha mancato di affermare pubblicamente che gli anni della contestazione alla politica di migrazione della Cancelliera “appartengono al passato”. Come dire che, mai come adesso, occorre registrare programmi e strategie.

QUI SPD

A rischiare più di tutti al momento sono i socialdemocratici, in forte fibrillazione per i risultati insoddisfacenti delle regionali di fine 2018 e consci che, se il trend dovesse essere confermato, a maggio sarà debàcle. Nell’occhio del ciclone da settimane è finita la numero uno, Andrea Nahles, che sente il fiato sul collo del duo Gabriel-Schulz pronto a subentrarle. Una tensione con gli alleati (pronti a sostituire la Spd con i Verdi) che si riflette anche nei dossier più significativi come il welfare. La contrapposizione fatta scattare dal ministro del Lavoro federale Hubertus Heil (Spd) durante il vertice di ieri, infatti, è stata di tipo ideologico. Ha motivato il suo no al test per verificare la pensione di base sostenendo che l’assicurazione pensionistica non abbia bisogno di conferme o paletti, contestando la cosiddetta “politica pensionistica con l’annaffiatoio”, e ricordando a tutti l’obiettivo dell’eliminazione della povertà di vecchiaia.

QUI CENTRO

Aumentare la spesa sociale e al contempo le tasse è “una combinazione tossica”. Questa la posizione di Söder (Csu) che ha stroncato sul nascere i tentativi della Spd e, di fatto, certificato ancora una volta che nonostante nuovi leaders la GroKo ha sterzato su un sentiero tortuoso e dallo sbocco indefinito. Al contempo, forse per non smarrire lo stile compassato tipico della politica teutonica, il numero uno della Csu ha assicurato che il suo partito resta dell’idea di attuare la pensione di base concordata nell’accordo di coalizione. Ma è altrettanto evidente che andrà trovato un compromesso sugli anni contributivi. L’ansia da prestazione ha colpito anche il ministro Seerhofer, impaziente di varare provvedimenti per inasprire la gestione del dossier migranti, anche per segnare una differenza con la politica merkeliana attuata fino ad oggi, che ha rosicchiato voti alla Cdu in favore di Afd.

DOSSIER MIGRANTI

Per cui Seehofer vuole accelerare la procedura per quei i migranti che devono lasciare la Germania: le modifiche alla legge attuale prevedono, tra le altre cose, che le persone obbligate a lasciare il paese possano essere imprigionate più facilmente. Nello specifico solo chi effettivamente lascerà la Germania avrà diritto alle risorse per un bisogno di protezione. Chi è stato nel frattempo condannato per frode al servizio sociale o per possesso o spaccio di stupefacenti sarà automaticamente espulso. Inoltre, sempre secondo le modifiche proposte alla normativa, quei migranti che ostacolano la procedura per lasciare il paese e non rivelano la propria identità dovrebbero poter essere messi in “detenzione preparatoria estesa”.

twitter@FDepalo

 

Pensioni, migranti e alleanze. Tutti i nodi nella GroKo tedesca

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