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Da due settimane la città di Salonicco è invasa da carovane di migranti. Dalle cifre ufficiali di aprile risulta che c’è stato un aumento del 500% rispetto a un anno fa. Nei primi 25 giorni di aprile sono arrivati ben 1337 migranti, di cui 227 bambini. In maggioranza sono afghani, poi pakistani, al terzo posto iracheni e solo quarti i siriani in fuga dalla guerra. Tutti giunti dal fiume Evros, al confine con la Turchia, che Ankara in base all’accordo stipulato con l’Ue avrebbe dovuto controllare anche con l’aiuto dei militari.

NUOVA IDOMENI?

La domanda che circola con insistenza in Grecia è: come mai i militari turchi sono stati così solerti nell’arrestare due militari greci accusati di aver sconfinato nell’Evros di qualche metro mentre invece non si accorgono dei 150 profughi che passano quotidianamente la frontiera? Secondo fonti militari un buon 30% di quelli che giungono in Grecia attraverso la frontiera settentrionale non vengono identificati e fuggono. Si tratta di almeno 150 persone al giorno che, adesso, potrebbero trovarsi in un vero e proprio imbuto a Salonicco così come nel 2015 è stata Idomeni.

All’epoca la frontiera con la Fyrom venne chiusa da Skopje, oggi gli hotspot greci già al collasso potrebbero fare il resto. Al primo posto l’emergenza nelle isole dell’Egeo settentrionale e orientale, come Lesbos, Kos, Ios dove la capienza massima è già stata abbondantmente superata.

A seguire la città costiera di Patrasso, da dove ogni giorno partono i collegamenti marittimi con l’Italia: centinaia di profughi si riversano nelle vicine strutture industriali abbandonate e tentano la fortuna nascondendosi nei camion in partenza. Due giorni fa nei pressi del porto un 20enne afghano è stato sparato dopo una rissa con un connazionale 27enne, a dimostrazione di un clima fortemente teso a cui contribuisce anche l’accesso incontrollato alle armi, come dimostrano alcuni precedenti.

Nel novembre del 2017 durante una serie di scontri tra immigrati, un giovane marocchino era stato accoltellato mortalmente. Un mese prime tre giovani immigrati erano stati feriti all’addome e alla testa con un coltello a serramanico. Infine a settembre a farne le spese era stato un afghano di 29 anni.

DAI JIHADISTI AI MIGRANTI

Oggi ad Atene è rinato il business dei passaporti: ma mentre fino al 2015 era dedicato ai jihadisti (il terrorista Salah Abdeslam è stato nella capitale greca proprio per questo) ora il guadagno maggiore è con i migranti che pagano fino a 5000 euro per un passaporto nuovo.

Che Atene fosse un centro di controllo e smistamento di passaporti falsi era cosa nota alle autorità europee da tempo: lo dimostra l’azione di monitoraggio che forze di polizia di vari paesi hanno effettuato in loco, con particolare attenzione al traffico di pastiglie Tramadol, ribattezzate la droga della jihad. Ne sono state sequestrate un quantitativo ingente proprio nel porto greco del Pireo: nel giugno del 2016 26mila pillole destinate ai jihadisti erano nascoste in un container in arrivo dall’India e diretto in Libia, del valore di 13 milioni di euro.

Nel novembre 2015 un sequestro analogo, compiuto dalle autorità turche al confine con la Siria: 11 milioni di pillole di Captagon. Un carico minore, da 700mila pezzi, era stato sequestrato in Egitto quattro mesi prima in un’operazione a cui partecipavano anche le intelligence dei Paesi europei affacciati sul Mediterraneo.

La pista delle pasticche era stata “attivata” proprio dopo alcune segnalazioni su un considerevole numero di passaporti falsi confezionati ad Atene. Oggi i clienti non sono più i jihadisti ma i migranti che cercano una voucher per raggiungere il centro e il nord Europa.

La questione del controllo sui nuovi flussi migratori in base ad un nuovo accordo sarà analizzata in occasione del prossimo vertice dei leader europei il 28 e 29 giugno, ma le delegazioni nazionali discuteranno della questione già a metà maggio.

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