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A Sergio Marchionne è riconosciuta nel mondo degli affari internazionali una capacità di negoziatore fuori dal comune. E in questo quadro non sorprende se nel breve volgere di un mese ha tenuto un comportamento apparentemente opposto nei confronti della Formula 1. A inizio novembre, in qualità di numero uno della Ferrari, aveva minacciato l’uscita della Rossa dal Mondiale sulla scia delle possibili innovazioni regolamentari allo studio dei nuovi padroni del circus, gli americani di Liberty Media; due giorni fa, invece, come ceo di Fca, ha stretto un accordo con la scuderia svizzera Sauber per il ritorno di Alfa Romeo nel campionato dopo oltre 30 anni. In realtà non c’è nessuna contraddizione nelle due posizioni ma un solo motivo logico: Marchionne sta facendo il suo lavoro e cerca di massimizzare gli interessi delle società che amministra.

Nel caso di Ferrari Marchionne ha alzato la voce ben sapendo che non può esistere una Formula 1 senza Ferrari e pertanto ha voluto far presente i desiderata del massimo azionista morale del circus prima che i nuovi padroni riscrivano le regole. D’altronde pochi nell’ambiente pensano che Maranello possa abbandonare realmente il Mondiale anche se, come ha riportato MF-Milano Finanza il 23 novembre, il suo bilancio risparmierebbe 114 milioni l’anno. Nel caso di Alfa Romeo, invece, il ritorno nel campionato risponde a una necessità strategica. All’interno di Fca il compito del brand del Biscione dovrebbe essere quello di guadagnare un certo peso nel redditizio segmento premium che nei lustri scorsi ha arricchito i bilanci di Bmw, Audi e Daimler. Il 2017, in virtù del lancio di nuovi modelli, ha visto crescere moltissimo le immatricolazioni del Biscione; tuttavia anche quest’anno il brand non dovrebbe centrare l’obiettivo prefissato: Marchionne aveva parlato di 170 mila unità immatricolate globalmente mentre gli istituti di ricerca ne prevedono al massimo 140 mila.

Di qui la necessità di una spinta extra che la Formula 1 potrebbe dare. E che potrebbe aprire la porta all’ennesima scelta strategica. Marchionne recentemente ha spiegato che è «troppo presto» per pensare a uno scorporo di Alfa e Maserati ma il piano industriale che il manager presenterà nei primi mesi del 2018 sarà pluriennale e non è detto che se le cose andassero bene (anche in virtù della Formula 1) il Biscione non possa diventare talmente solido da essere scorporato da Fca. Dando così l’opportunità di estrarre ulteriore valore per i soci dal perimetro della casa italo-statunitense. Infine va ricordato che Alfa Romeo è sempre stato il tallone d’Achille della gestione Marchionne sin da quando il manager salì sulla tolda del Lingotto nell’ormai lontano 2004. E magari mettere in sicurezza il futuro dell’Alfa potrebbe essere il suo ultimo compito.

(Articolo pubblicato su MF/Milano Finanza)

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