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Vivendi rischia di consolidare nei suoi bilanci circa un terzo del debito che zavorra i conti di Tim, l’ex Telecom Italia. È questa una delle maggiori, potenziali, conseguenze del verdetto emesso ieri dalla Consob. La Commissione che vigila sulla Borsa ha infatti sancito: Tim è controllata di fatto dal gruppo francese di Vincent Bolloré che formalmente ha il 23,9% dell’ex società monopolista. Ma ora tutta la questione passa alla Consob francese, l’unica titolata a intervenire nel caso su Vivendi. Non solo: la decisione della Consob è anche, indirettamente, un assist al governo che ritiene strategica, e dunque non controllabile da stranieri, la controllata Telecom Italia Sparkle. Ecco tutte le ultime novità sulla contesa societaria fra Italia e Francia legata a Tim.

EFFETTO CONSOB

La Commissione di vigilanza sulle società quotate ha stabilito in una pronuncia di 22 pagine che il gruppo francese ha il controllo “di fatto” di Tim. Per questo il colosso francese, secondo il codice civile, avrebbe l’obbligo di consolidare in bilancio i conti della controllata: sulla base dei risultati 2016, significa 4 miliardi di ricavi in più, 400 milioni di utili ma anche, e soprattutto, quasi 7 miliardi di debiti da far comparire nei rendiconti contabili del gruppo del finanziere bretone Bolloré, calcola oggi il Corriere della Sera. Vivendi tuttavia è un gruppo francese e dunque la Commissione italiana presieduta da Giuseppe Vegas deve rimettere ai colleghi dell’Amf di Parigi la valutazione sul da farsi.

CHE COSA HA DETTO VEGAS

La Consob elenca dieci fatti che provano la conquista di Telecom Italia per mano francese. La risoluzione del contratto con l’amministratore delegato Flavio Cattaneo (il 24 luglio 2017) ad esempio – avviene su “esclusiva iniziativa” del presidente francese Arnaud de Puyfontaine. Sempre de Puyfontaine (top manager di Vivendi e uomo di fiducia di Bolloré) firma un “dettagliatissimo” accordo con Canal Plus “senza che l’operazione sia stata discussa dal Cda di Telecom Italia”. Davanti alla Commissione d Bruxelles, ancora Vivendi si impegna a cedere la società delle antenne tv Persidera “senza il coinvolgimento del cda di Telecom Italia” che pure aveva dichiarato la “strategicità di questa partecipazione”, sintetizza oggi Repubblica.

LE BASI DELLA COMMISSIONE

La Consob considera del tutto valida, ed applica al caso Vivendi-Telecom, la Comunicazione del 2003 che emanò quando i protagonisti sul campo erano altri (da Pirelli a Olimpia, fino alla Olivetti, ora Telecom). Da quella Comunicazione, la Consob ricava la certezza che Vivendi eserciti una “influenza dominante” su Tim, denominatore comune “a tutte le ipotesi di controllo”. Vivendi, inoltre, dispone di tutti i diritti di voto necessari a orientare “la volontà dell’assemblea ordinaria” di Telecom, al punto di nominare la “maggioranza dei componenti del cda”, il 4 maggio. E non conta – avverte Consob – che 5 dei consiglieri eletti nella lista Vivendi abbiano l’etichetta di indipendenti, vista la loro disponibilità ad assecondare la linea gestionale dei francesi. La Consob – sottolinea Repubblica – demolisce così la tesi difensiva di Vivendi, che giura di esercitare un semplice potere di direzione su Telecom. Direzione e coordinamento sono conseguenza – sostiene Consob – del controllo pieno ai sensi del Codice civile. Alla fine, dunque, la Consob condivide la linea del collegio sindacale di Telecom che il 5 settembre scorso aveva spedito una nota alla Consob classificando Vivendi come “controllante”.

LA REAZIONE DI TIM

Non si è fatta attendere la reazione di Tim. Il gruppo a stretto giro già ieri sera ha annunciato ricorso al Tar con queste argomentazioni: “Da un preliminare esame, il provvedimento Consob si discosta in maniera rilevante dalla consolidata interpretazione sul controllo societario cui la nostra azienda (e il mercato intero) si è sempre rigorosamente attenuta. Porremo in essere le azioni a nostra tutela”. E così farà Vivendi “davanti alla Corti competenti”.

GLI SCENARI SU GOVERNO E SPARKLE

L’intervento della Consob presieduta da Vegas si inserisce nella complessa partita politico-istituzionale in corso su presente e futuro di Tim. La decisione della Commissione che vigila sulla Borsa non potrà non influenzare i lavori del comitato di Palazzo Chigi che sta valutando se sanzionare Vivendi per l’omessa notifica del cambio di controllo per Tim, e in subordine se esercitare i poteri della “golden power”. I legali a cui si è rivolto il gruppo telefonico, Sabino Cassese e Andrea Zoppini (qui l’approfondimento di Formiche.net sulla base del documento dei legali), hanno eccepito che non c’è alcun cambio di controllo e quindi non c’era obbligo di notifica, secondo l’interpretazione dei due legali-giuristi, che sono il primo un ex membro della Consulta e il secondo un ex sottosegretario alla Giustizia. Ieri però la Consob ha detto che non è così. Dal punto di vista societario e politico, la decisione finale del governo impatterà tra l’altro sulla controllata Telecom Italia Sparkle, già definita comunque “strategica” dal premier Paolo Gentiloni (qui l’approfondimento sul tema a cura di Formiche.net).

consob, giuseppe vegas

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