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La “Milano del Sud”, così era chiamata Catania negli anni ’60. Ma la città siciliana alle pendici dell’Etna è nota anche per un altro paragone, più recente, che la vede proiettata oltreoceano verso la Silicon Valley di San Francisco, la patria delle start up dell’high tech. “Etna Valley” è infatti il nome che si volle dare alla Zona industriale di Catania quando nel 1997 prese piede il progetto voluto dal sindaco (di ieri e di oggi) Enzo Bianco e da Pasquale Pistorio, all’epoca presidente della StMicroelectronics: un polo d’avanguardia nei settori dell’innovazione e della ricerca che gravitasse intorno a un nucleo di multinazionali, capace di generare un indotto di micro aziende satellite e posti di lavoro per i giovani e preparati siciliani. Un’idea ambiziosa in un territorio dove la crescita economica stentava a decollare.

Oggi, nell’area industriale di Catania sono diverse le imprese che hanno qui i loro stabilimenti, come per esempio Enel con gli innovativi pannelli fotovoltaici di 3 Sun, Zoetis (Business Unit di Pfizer che opera nel settore della salute animale), startup innovative come Flazio (siti internet personalizzabili) e Orange Fiber che fa sviluppo nel settore dei tessuti d’alta moda. Tuttavia, nell’Etna Valley non è tutto rose e fiori: la congiuntura economica ha spinto molte delle aziende presenti a fermare il lancio di importanti iniziative e a ricorrere più frequentemente alla cassa integrazione. Ma, soprattutto, lo spirito innovativo che spinse molti gruppi industriali a trasferirsi qui, stride con i tanti deficit del territorio (strade, sicurezza, illuminazione, aree abbandonate) che sembrano vanificare le potenzialità dell’area. Limiti questi denunciati anche dal Vicepresidente di Confindustria Catania Antonello Biriaco, che racconta di una grande preoccupazione e amarezza per le sorti del distretto catanese: oltre ad attrarre nuovi investimenti – spiega Biriaco – bisogna risolvere e presto i problemi che continuano a investire la stragrande maggioranza delle imprese che si trovano qui”.

In un contesto di crisi economica la concorrenza aumenta e l’essere in ritardo sul fronte dei servizi essenziali è un grave handicap che disincentiva gli investitori. Il sindaco Bianco assicura che “ci sono tutte le condizioni per fare le opere e le faremo” a partire “dai primi cantieri che riguardano le scuole, poi a seguire tutti gli altri: la priorità è certamente per l’area industriale. Prima partirà la caserma dei carabinieri, poi quelli che riguardano le strade e il resto”. Staremo a vedere. Nel frattempo, StM e Enel hanno annunciato nuovi investimenti, ma se le criticità in cui le imprese sono costrette a operare non daranno cenni di miglioramento ­– a partire dalla disastrosa situazione della sicurezza stradale – il fuggi fuggi dall’Etna Valley potrebbe non essere più solo un’ipotesi remota.

Etna Valley, voglia di innovazione ma mancano i servizi essenziali

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