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Tesla? Una storia di successo e innovazione che la Borsa continua a premiare ignorando che brucia 600 milioni di dollari ogni trimestre o 30mila dollari per ogni auto che vende. La stima è contenuta in un pezzo pubblicato dalla rivista Zero Hedge, che racconta come a generare questa perdita sia l’alta intensità di personale usato da Elon Musk per produrre un singolo veicolo: venti anni fa l’azienda produceva 74 veicoli per lavoratore ogni anno e oggi la media si aggira tra 8 e 14 auto per impiegato, nonostante un modernissimo sistema di lead production in tutta la fabbrica.

Eppure la Borsa premia le azioni e valuta la società 800mila dollari per ogni auto prodotta. Perché Tesla è un’azienda che innova e cambia le carte in tavola ed è l’azienda che per la prima volta è riuscita a rendere il veicolo elettrico una vera alternativa a quello a propulsione tradizionale. Così nel 2016 ha prodotto appena 76 mila auto e perso 773 milioni di dollari, ma ha superato la capitalizzazione di Ford, 51,5 miliardi di dollari contro 44,7, e quella di General Motors di 50,1 miliardi.

Verrebbe da pensare che la Borsa non sia in grado di offrire una valutazione fair. Ma non è così, perché la valutazione della Borsa si basa sulle promesse che l’azienda di Elon Musk fa al mercato e non sulla fotografia dell’oggi. Gli investitori comprano azioni Tesla perché immaginano che là stia la chiave di volta dell’evoluzione della mobilità elettrica.

Mentre tutto il mondo va, sempre più rapidamente, verso questo nuovo paradigma della smart mobility che è fatta anche di elettricità. I veicoli a trazione ibrida o elettrica circolanti nel mondo sono un milione e in sette Paesi la quota di veicoli elettrica è superiore all’1%: lo dice il Global EV Outlook del 2016 dell’OECD/IEA, l’Agenzia Internazionale dell’Energia che prevede che nel 2020 il numero dei veicoli elettrici passerà a 20 milioni. I Paesi con la mobilità più “elettrificata” sono Norvegia (23%), Olanda (10%), Svezia, Danimarca, Francia, Cina e Gran Bretagna.

In Italia, secondo l’ultimo Rapporto e-mobility  elaborato dal MIP, la Business School del Politecnico di Milano, le auto elettriche nel 2020 saranno tra 70mila e 130mila, contro le 8mila vendute nel 2016.
Briciole oggi e crescite esponenziali domani, in linea con l’andamento del mercato globale.
In Europa, secondo i dati dell’Acea, nel quarto trimestre del 2016, le vendite di auto elettriche sono diminuite del 16,5% – una correzione che arriva dopo un quarto trimestre 2015 in crescita di oltre il 100%, quindi con una base di confronto impari – mentre le ibride sono aumentate del 25%.
Insomma, la direzione sembra segnata. Quello che manca, per una diffusione capillare di questo genere di alimentazione sono le strutture. Per tornare a un Paese come l’Italia, non esistono incentivi all’acquisto per veicoli che, a parità di condizioni, costano tra i 7 e i 10mila euro in più rispetto a quelli ad alimentazione tradizionale o a gas/metano, e mancano sufficienti postazioni dotate di colonnine di ricarica che rendano possibile un viaggio in auto.
Qualcuno, segnatamente Enel, sta cercando di porre rimedio sul secondo punto con il progetto
Eva+ (Electric Vehicles Arteries), finanziato al 50% da fondi pubblici della Commissione europea  attraverso l’agenzia INEA, (Innovation and Networks Executive Agency) e per l’altra metà da partner privati, costituiti da case automobilistiche come Nissan, Renault, Bmw, Volkswagen e dall’utility austriaca Verbund. Eva+ vale 4,2 milioni di euro e prevede di installare entro tre anni 200 stazioni di ricarica veloce “multi‐standard” in grado di offrire tutti gli standard (CSS Combo 2, CHAdeMO o la ricarica in c.a.) in una sola colonnina. Delle 200 colonnine previste dal progetto, ENEL ne installerà 180 in Italia mentre Smatrics, società affiliata di Verbund, 20, tutte in Austria. La tecnologia delle colonnine Fast Recharge Plus è stata interamente sviluppata da ENEL e permette di ricaricare in 20 minuti due veicoli elettrici contemporaneamente, per un totale di 360 auto elettriche caricate simultaneamente.
Questo in un mercato davvero residuale per l’auto elettrica. Morale: Tesla fa bene a continuare ad accumulare rosso e così gli investitori a comprare le sue azioni.

Tesla perde 30mila euro per ogni auto che produce, ma vale i 51,5 miliardi che capitalizza. Ecco perché

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