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Scontri fra polizia, centri sociali e popolo della movida nelle piazze di Torino dopo l’ordinanza anti-alcol della sindaca Chiara Appendino. Martedì sera in zona Vanchiglia si sono viste scene da guerriglia urbana, con aggressioni ad agenti in borghese, cariche della polizia in assetto antisommossa e panico diffuso. Tutto questo dopo l’entrata in vigore del divieto, voluto dalla sindaca, di vedere alcolici da asporto dalle 20 alle 6, che le forze dell’ordine stanno tentando di far rispettare.

Martedì è esplosa una tensione accumulatasi nel corso dell’ultima settimana: nelle piazze della movida torinesi erano già andati in scena almeno un paio di episodi di intimidazione alle forze dell’ordine, da parte di esponenti dei centri sociali ma anche di molti semplici avventori.

L’ORDINANZA ANTI-MOVIDA

Tutto comincia una decina di giorni fa, quando Appendino emette un’ordinanza che vieta la vendita di birra, cocktail e altri alcolici da asporto dalle 20 alle 6 del mattino. Lo fa anche su pressione dei residenti delle zone “calde”, soprattutto piazza Vittorio e i Murazzi, Vanchiglia e San Salvario, dove chi abita lamenta una situazione al limite della vivibilità. E un recente studio dell’Arpa gli dà ragione, sottolineando che il 46% degli abitanti di San Salvario, cioè poco meno di 2000 persone, sono esposti a inquinamento acustico fuori legge, anche nel cuore della notte.

Partono quindi i controlli e nel quartiere più critico, San Salvario, non si registrano incidenti. Solo nella prima notte i vigili multano vari esercizi, per circa 15mila euro in totale.

La tensione sale qualche giorno dopo in piazza Santa Giulia, zona Vanchiglia. Intorno alla mezzanotte arrivano sei volanti della polizia. Si radunano anche membri dei centri sociali (Askatasuna è a due passi) che, assieme a molti avventori, circondano gli agenti impedendo di fatto il proseguimento dei controlli. La polizia quindi se ne va.

Una scena simile si ripete quattro giorni dopo, domenica 18 giugno, ai Murazzi. Due carabinieri in borghese che stanno per multare un venditore abusivo vengono circondati da una folla di una cinquantina di persone, si vedono strattoni e spintoni ma la situazione non degenera.

APPENDINO CONDANNA LE INTIMIDAZIONI AGLI AGENTI

La sindaca reagisce con un post su facebook in cui condanna le intimidazioni alle forze dell’ordine. “Voglio essere molto chiara: i cittadini che non solo non supportano, ma si rivoltano contro le Forze dell’Ordine che contrastano i venditori abusivi sono un chiaro segnale di inciviltà. E voglio essere chiara anche su un altro punto: ci sono giovani che hanno diritto di continuare a divertirsi, ci mancherebbe, ma ci sono anche i cittadini che hanno il diritto di riposarsi e i commercianti onesti che non devono subire concorrenza sleale. Il rispetto delle regole e delle libertà altrui è la base per una convivenza civile: su questo non è possibile transigere. Ciascuno di noi pretende, giustamente, che le Istituzioni risolvano i problemi, ma ci dev’essere chiaro che la differenza la fanno i comportamenti di ognuno di noi. Esprimo quindi netta e ferma condanna verso episodi di inciviltà come questo (di domenica, ndr) e come quello della scorsa settimana in piazza Santa Giulia, e ringrazio per il loro lavoro le Forze dell’Ordine, alle quali la Città continuerà a dare tutto il supporto necessario”.

Martedì, però, la situazione precipita, nuovamente a Vanchiglia. Stavolta la polizia si presenta in assetto antisommossa, sin dalle 21. Arrivano i centri sociali, che chiamano tutti a raccolta anche tramite i social network. Verso le 22 i reparti antisommossa smobilitano e restano solo alcuni agenti. La situazione è confusa, le cronache pure. Secondo il resoconto della Stampa una ventina di esponenti dei centri sociali e molti altri avventori, forse un centinaio in totale, circondano i poliziotti, li insultano e li minacciano. Poi alla polizia cade un oggetto, forse una radio, gli agenti tentano di riprenderlo e la situazione degenera: spintoni, calci, pugni. Tornano i reparti antisommossa e parte la carica, che travolge tutto, compresi i dehor dove qualcuno sta ancora mangiando. La gente si rifugia nei locali. Il bilancio è di cinque feriti fra le forze dell’ordine, due fermati e una piazza devastata: vetri per terra, tavolini rovesciati, resti di aperitivi sul selciato. I gestori dei locali protestano, molti avventori, che non c’entravano nulla con le intimidazioni, se ne vanno sconvolti.

LE REAZIONI

Eugenio Bravo, segretario del Siulp, uno dei sindacato della polizia, ha chiesto alla sindaca la chiusura dei centri sociali: “Occorrono sanzioni esemplari contro questi campioni del disordine che per troppo tempo hanno goduto di coperture politiche e impunità” ha dichiarato alla Stampa. L’affondo sembra velatamente rivolto anche alla maggioranza grillina, dove milita la consigliera Maura Poli, storica esponente del centro sociale Gabrio, a sua volta protagonista, al corteo del primo maggio, di scontri con la polizia. “Le forze politiche che ancora giustificano queste aggressioni sono irresponsabili e conniventi” ha concluso Bravo.

La versione dei centri sociali è diversa. “La polizia è venuta in una piazza piena di gente a provocare – scrive Askatasuna in una nota su facebook – Non troviamo altri termini per definire un’operazione anti-movida portata avanti con la celere in assetto anti-sommossa, tutto per cercare qualcuno che si era portato la birretta da casa o dal minimarket. Tanti giovani e abitanti della piazza hanno iniziato a chiedergli di andarsene. Ovviamente c’eravamo anche noi”.

Il resoconto di Askatasuna prosegue: “Nonostante la palese provocazione l’atmosfera resta tranquilla, d’altronde non potrebbero essere più ridicoli con i loro scudi e manganelli per impedire l’aperitivo in una sera d’estate. Visto che nessuno dei presenti si lascia intimidire decidono di andarsene. Tutti tranne la squadra della Digos. Continuano a provocare, prendono insulti e poi richiamano gli agenti in antisommossa. A questo punto comincia lo scempio. La polizia scende manganello alla mano e carica per cento metri spaccando i bicchieri sui tavolini dei locali e spingendo la gente. Seduti ai tavolini c’erano famiglie, c’erano bambini, c’erano anche persone anziane che sono finite in mezzo alle cariche”.

LE RESPONSABILITA’

Resta da chiarire la responsabilità degli scontri. Sotto accusa – oltre al ruolo dei centri sociali – potrebbe finire la questura perché sono in molti, in primis fra gli avventori, a chiedersi quanto sia stata opportuna la decisione di schierare preventivamente gli agenti in assetto anti-sommossa. “Uno spiegamento di camionette all’ora di cena in mezzo ai dehor per far rispettare un’ordinanza dà già il segno di quanto la situazione sia sfuggita di mano”, ha commentato, a caldo il consigliere regionale di Sinistra italiana Marco Grimaldi, che dopo gli incidenti è andato in piazza, proprio come l’assessore Marco Giusta.

Occhi puntati, quindi, sul questore Angelo Sanna, che già dopo gli incidenti di piazza San Carlo, costati la vita a Erika Pioletti, 38 anni, era stato duramente criticato.

Anche la sindaca deve fronteggiare l’ondata di critiche. Per lei l’accusa che rimbalza sui social è di aver “militarizzato” Torino dopo i fatti di piazza San Carlo. Appendino si trova in mezzo al guado. Da un lato ha condannato le intimidazioni alla polizia, dall’altro deve gestire, oltre allo scomodo precedente del primo maggio, gli attacchi dell’opposizione: già dopo i fatti dei Murazzi, il capogruppo Pd in consiglio Stefano Lo Russo ha puntato il dito contro la Poli, parlando di “contiguità politica” e “cambiali elettorali” fra grillini e antagonisti e schierandosi apertamente contro i centri sociali.

A rincarare la dose, insistendo nel suggerire legami fra maggioranza e antagonisti, il Pd ha duramente protestato perché nella bozza di programma della visita a Torino della commissione parlamentare di inchiesta sulle periferie, prevista per il fine settimana, era presente anche il nome (poi depennato) di Lele Rizzo, uno dei leader di Askatasuna.

Per il momento Appendino non parla, ma nel pomeriggio è atteso un suo comunicato.

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