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Gli immigrati ci rubano il lavoro. E fanno bene, se i risultati sono simili a quelli ottenuti da Yafreisy Berenice Brown Omage, dominicana, 25enne, assurta agli onori della cronaca per aver vinto il premio di migliore imprenditore nell’anno nell’ambito dei MoneyGram Awards, ovvero gli oscar dell’imprenditoria straniera in Italia, sponsorizzati dall’omonima società multinazionale specializzata nei servizi di money transfer.

Yafreisy Berenice Brown Omage dal 2013 è proprietaria di un supermercato con annessa panetteria a Prima Porta che l’anno scorso ha fatturato 1,4 milioni e che dà lavoro a 15 persone. Yafreisy vive a Roma dal 2012. Lei si schermisce e racconta di aver partecipato al concorso per caso, su suggerimento di un amico, “un dominicano che ha un’associazione di promozione sociale e lavora da tempo qui in Italia. Il problema è che non avevo tempo di compilare i moduli, ma poi un amico mi ha aiutato e così ho consegnato la domanda. Se non fosse stato per lui, non sarei mai salita sul palco dei premiati”.

Yafreisy fa parte di quella popolazione di stranieri che alla nostra economia apportano 10,9 miliardi di euro, ovvero il 7% del Pil. Quelli che, ben integrati, rappresentano senza dubbio una ricchezza – ed è bene ricordarlo in quest’epoca in cui l’argomento “stranieri” è usato come strumento politico in termini non propriamente empatici.
Ben integrata Yafreisy lo è senza dubbio: “Non veniamo solo a cercare lavoro – scherza al telefono – a volte riusciamo anche a darlo a quanto pare”. I dipendenti, 7 nel supermercato e gli altri in forze al panificio, più due stagisti che “finito l’apprendistato saranno assunti”, sono per lo più italiani. “Nel supermercato lavorano cinque italiani e due rumeni, mentre il pane lo fa un capo-fornaio italiano coadiuvato da una squadra di rumeni: in questo settore è stato più difficile trovare italiani, devo dire”. Il punto di forza dell’azienda è proprio il pane: 40 specialità diverse, 20 quintali al giorno, lavorazione artigianale, lievito madre e farina biologica. “Lo spezziamo a mano: e questo fa la differenza – spiega Yafreisy – abbiamo 35 clienti tra negozi e ristoranti che riformiamo con il nostro pane”.

La storia di Yafreisy in Italia inizia per amore. “Ho conosciuto un italiano nel 2010 e due anni dopo l’ho raggiunto a Roma: oggi è mio marito e con lui il progetto era di restare solo un anno e poi tornare a vivere a Santo Domingo, poi le cose sono cambiate”, racconta. Il marito di Yafreisy, proprio per dare seguito al progetto di trasferirsi, aveva dato in gestione a una srl il suo negozio. “Ma le cose andavano male ed era un peccato vedere quell’esercizio destinato a chiudere. Allora io ho preso la decisione di occuparmene in prima persona: non avevo nessuna esperienza di imprenditoria, facevo lavoretti estivi quando non andavo a scuola ma nulla di più”. A parte la testa dura e una vita in costante accelerazione: la scuola superiore finita con un anno di anticipo, una figlia arrivata poco dopo i 20 anni, che ora ne ha 3. “Con la testa non mi sento tanto giovane”, obietta l’imprenditrice, che adesso è proiettata sul lavoro, senza altri obiettivi di breve termine.

Anche perché ha così poco tempo che da due anni non riesce a tornare a Santo Domingo: “un po’ mi manca, perché ho la mamma, il papà la nonna, qua ho solo mia sorella che è venuta dopo di me e la famiglia di mio marito che mi ha accolto come una figlia. Ma sono innamorata di Roma e non ne posso fare a meno”. Le parole di amore che questa giovane imprenditrice spende per il nostro Paese sono commoventi, anche se con le brutture che lo caratterizzano, questo Belpaese, pure ha dovuto scontrarsi. “La burocrazia, soprattutto all’inizio, che non capivo bene l’italiano, è stata un nemico terribile! Io non voglio fare critiche, non sono nessuno per cambiare un sistema che va avanti così da anni, ma sarebbe tutto così facile se le cose funzionassero in maniera più semplice…”. In effetti il mostro burocrazia ha anche prodotto per la nostra un’ordinanza di chiusura a causa di alcuni lavori non portati a termine dai precedenti titolari. Ma Yaseifry non si è arresa, ha presentato ricorso, e ha vinto: così oggi la sua attività continua a crescere.

“Mi occupo di tutto: gestione, pagamenti, ordini, e se si ammala il fruttivendolo o il cassiere li sostituisco – racconta – mio marito mi sostituisce se ho un’urgenza. La bambina va a scuola e al pomeriggio sta con me in negozio”. E così si risolve anche il problema del work-life balance. Ma non basta: nel futuro di questa ragazza intraprendente ci sono due progetti professionali sfidanti. “Il primo, più semplice e a breve termine è ingrandire un po’ il giro di affari attuali, ma è sul secondo, a più lungo termine che punto tutto: l’idea è di fare il pane artigianale sempre usando farina biologica e lievito madre ma in una quantità industriale, in un capannone di 1500 metri ipertecnologico e alimentato a energia solare. Con una scuola per insegnare ai giovani, anche gratis, come si fa pane e pasticceria”. La tenacia e l’ambizione non mancano. La speranza è che, una volta aperta la scuola, si trovino ragazzi italiani disposti a fare gli artigiani avveniristici del pane.

(Foto premiazione Twitter @MoneyGram)

Yafreisy Brown, chi è imprenditrice straniera dell'anno per Moneygram

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