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La Svezia ha deciso di reintrodurre la leva militare nel paese dal 2018, otto anni dopo che questa era stata abolita. La decisione – confermata dal portavoce del Ministero della Difesa svedese Marinette Radebo alla BBC – interessa oltre 13000 uomini e donne nati nel 1999 fra cui verranno selezionati i 4000 nuovi coscritti. Una reintroduzione graduale, ma che segna un cambio di atteggiamento del paese scandinavo nel quadro strategico del Mar Baltico e nei rapporti con la Russia. La Svezia – come la vicina Finlandia – non fa parte della NATO, ma, pur rimanendo neutrale, ha specifici accordi di collaborazione con l’Alleanza Atlantica per cui ha giocato un ruolo strategico durante la Guerra Fredda contro l’allora Unione Sovietica.

Le paure svedesi. La decisione di reintrodurre la leva obbligatoria – seppur limitata – è connessa alle preoccupazione del governo di Stoccolma relative all’aumento delle attività militari russe attorno al Mar Baltico. “Quello che vediamo” sottolinea il Ministro della Difesa Peter Hultqvist ” è un considerevole aumento delle attività militari [russe] nel Baltico” con frequenti infrazioni nello spazio aereo svedese e un costante aumento dello stanziamento militare russo ai confini orientali di Estonia, Lettonia e Lituania. Nonostante in Svezia – sottolinea sempre la BBC – nessuno creda che la Russia sia realisticamente interessata ad attaccare un paese esterno ai vecchi confini dell’URSS, il governo moscovita guidato da Vladimir Putin viene considerato imprevedibile, soprattutto nei rapporti con le repubbliche ex-sovietiche. “Nessuno poteva immaginare quanto è successo in Crimea e in Ucraina Orientale, situazione che potevano avere conseguenze ben più gravi a livello internazionale” afferma il comando generale delle forze armate svedesi.

Russia e paesi baltici. A destare preoccupazione sarebbero i rapporti fra le minoranze russofone dei paesi baltici – che in Lettonia arrivano al 30% della popolazione – e i governi centrali, che poi è stato il “casus belli” per l’annessione della Crimea nel e per l’intervento russo in Ucraina, entrambi del 2014, così come per quello in Abcasia e Ossezia – allora regioni della Georgia a maggioranza russa, ora repubbliche indipendenti – nel 2008. La situazione geopolitica nel Baltico è diversa da quella del Mar Nero, infatti tutti e tre i paesi baltici sono parte integrante sia della NATO che dell’UE, e alcuni osservatori vedono nelle manovre militari russe nel Baltico solo un “flettere i muscoli” di Putin mediatico, ma la Svezia preferisce non farsi cogliere impreparata. Difatti, già a settembre il governo svedese aveva riportato un distaccamento militare di 300 soldati sull’isola di Gotland, collocata fra la Svezia, i paesi baltici e l’exclave russa di Kaliningrad, le cui installazioni militari – che accoglievano 20.000 soldati – erano uno dei simboli della Guerra Fredda ed erano state dismesse oltre 20 anni fa. A Kaliningrad, le forze armate russe contano circa 225.000 effettivi.

La NATO e i paesi baltici. Dall’altra parte la Svezia non è il solo paese nell’area che sta perseguendo un timido se pur costante piano di riarmo. Sia Estonia, che Lettonia e Lituania, hanno cominciato un programma di ammodernamento e rafforzamento delle proprie forze armate supportate, aumentando la spesa militare – l’Estonia ha di recente alzato il budget per la difesa al 2.2% del PIL, mentre la Lituania prevede di alzarlo del 26% durante il 2017 – e con lo stanziamento di truppe NATO nei propri territori. In seguito a tali accordi, 1000 soldati tedeschi – la Germania ha deciso di stanziare ulteriori 30 miliardi di euro all’anno per le spese militari – sono stati stanziati a Rukla in Lituania ed in una recente visita a questo contingente il Ministro dell’Economa e vice-cancelliere Sigmar Gabriel si è dichiarato sconcertato da come “il potenziale bellico ammassato dalla Russia ai confini con i paesi baltici sia illogico e non correlato alla minaccia che questi paesi pongono verso Mosca”. Altri contingenti internazionali sono dislocati sotto guida britannica in Estonia e canadese in Lettonia.

Polonia e Norvegia. L’escalation militare fra NATO e Russia continua anche in altri paesi dell’area. Nel quadro dell’operazione “Atlantic Resolve“, la NATO  ha schierato 3500 soldati , 87 carri armati e 144 veicoli corazzati statunitensi della cosiddetta “Iron Brigade” in Polonia, mentre il governo di Varsavia – secondo quanto dichiarato dal Ministro della Difesa Antoni Macierewicz – intende costituire una forza paramilitare di oltre 35.000 effettivi. Sempre in connessione con le manovre militari russe, la Norvegia approva per la prima volta nella sua storia lo stanziamento di soldati statunitensi all’interno dei proprio confini.

All’ombra della crisi ucraina e dei problemi della NATO, così il Mar Baltico è tornato al centro della storia.

 

Estratto dall’articolo pubblicato dall’autore su: il Caffè e l’Opinione

Preparativi di guerra nel Baltico?

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