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Il muro ungherese di Viktor Orbàn o quello annunciato da Donald Trump in Messico? Solo strumenti di difesa e non di offesa, senza dimenticare che altri muri sono passati sotto silenzio come quello fatto proprio da Bill Clinton nel ’94 al confine con il Messico e potenziato da George Bush; quello annunciato dalla liberalissima Gran Bretagna sulla costa francese di Calais; o quello arabo di 800 km al confine con l’Iraq. E passando per le mura leonine di Leone IV al fine di difendere il Papa dai Saraceni.
E’ una delle tracce seguite da un articolato pamphlet dal titolo “Immigrazione: tutto quello che dovremmo sapere” (Aracne editore) scritto a sei mani da Gian Carlo Blangiardo, Gianandrea Gaiani e Giuseppe Valditara per analizzare rischi e vantaggi, falsi miti e problemi reali di quel grande nodo gordiano che prende il nome di immigrazione. Non solo storia e demografia, ma prospettive strategiche, dati ufficiali di Istat e centri di ricerca, confronti di merito e non ideologici, accompagnati da spunti per governare e (tentare di) gestire un fenomeno che sarà sempre più dirimente per il futuro dei Paesi, in particolare dell’Italia.

SELEZIONE
Uno degli aspetti più “lavorati” nel volume è quello della distinzione ragionata fra immigrazione positiva e negativa. E’evidente, osservano gli autori, che l’immigrazione positiva rappresenti un fattore di crescita economica e di sviluppo sociale, ma è altrettanto vero che per decenni i paesi di matrice anglosassone come Usa e Australia, nonostante l’urgente bisogno di immigrati, ne hanno accuratamente selezionato l’omogeneità culturale, la facilità di assimilazione, i presupposti per la stabilità sociale, il rispetto per l’humus di chi accoglie. E definiscono l’assimilazione “l’unica strada che consente una convivenza positiva senza conflittualità, con minori risentimenti e minori paure”. Ciò non deve tradursi secondo gli autori in una chiusura aprioristica a nuovi arrivi, ma almeno aprirsi con gradualità, contando sui valori di riferimento identitari “considerandoli indiscutibili”.

ALIBI
Altro punto significativo quello relativo all’alibi da combattere delle culle vuote da far “riempire” ai migranti, e la lotta alla generica compensazione quantitativa del calo della forza lavoro attraverso una certa offerta addizionale da parte dei migranti. Tutte argomentazioni che il partito dell’accoglienza tout court, è la tesi del pamphlet, ha cavalcato in pieno con i risultati drammatici che si vedono in Italia oggi. Considerano illusorio immaginare (e far credere) che il macigno della scarsa natalità che zavorra l’Italia da decenni possa essere risolto dagli stranieri, dal momento che i dati Istat dimostrano che anche le donne immigrate accusano un calo di gravidanze. Nel 2012 sono state 80mila le nascite straniere in Italia, avviando un trend in diminuzione: 78mila nel 2013, 75mila nel 2014, 72mila nel 2015. Al pari del valore medio della fecondità tra le donne straniere: 2,65 figli per donna nel 2008; 2,37 nel 2012; 1,97 nel 2014; 1,93 nel 2015.
Numeri che fanno ragionare sul fatto che la presunta rivoluzione delle culle “che qualcuno teorizzava sull’onda dell’immigrazione, si è rivelata una falsa aspettativa”. Anche perché in pochi si soffermano sul comparto del welfare, su servizi come asili aziendali, ammortizzatori familiari, contingenza economica e industriale legata alla gestione della famiglia in sé.

E ancora, il volume fa luce senza insinuazioni ma con numeri alla mano sui legami che esistono tra immigrazione e terrorismo, ma senza una venatura polemica o ideologica, bensì raccogliendo e analizzando i fatti che nell’ultimo anno hanno caratterizzato l’Italia: come il business messo in piedi in silenzio dalla criminalità italiana e nordafricana sui barconi, il rischio legato al proselitismo ed alla radicalizzazione nelle comunità musulmane, passando per quelle flotte che non ostacolano il grande profitto legato all’attraversamento del Mediterraneo per toccare la costa italiana.
Lecito chiedersi: a cosa porta spendere miliardi in pattugliamento, accoglienza e gestione quotidiana senza una strategia di insieme se non indebitarci ancora di più e senza investire un euro di quei miliardi per il futuro dell’Italia?

GLI AUTORI
Gian Carlo Blangiardo, Ordinario di Demografia presso l’Università degli Studi di Milano-Bicocca, è membro del Centro Studi e Ricerche sulla Famiglia dell’Università Cattolica e collabora con varie testate come Avvenire, Il Sole 24 Ore, L’Eco di Bergamo, Il Foglio.
Gianandrea Gaiani, giornalista, è direttore responsabile di Analisi Difesa e collabora con Il Sole 24 Ore, Il Mattino, Libero, Il Foglio, Limes, Gnosi, Panorama e Oggi. Si occupa di analisi strategiche e di teatri di guerra.
Giuseppe Valditara, Ordinario di Diritto Privato romano presso l’Università di Torino, insegna Diritto Pubblico Romano all’Università Europea di Roma. Dirige la rivista Logos e la rivista Studi Giuridici Europei. E’stato Senatore di Alleanza Nazionale e del Pdl.

twitter@FDepalo

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