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Non si sa quanto consapevolmente Donald Trump scelga i giorni della pubblicazione a Londra, con grande eco negli Stati Uniti, del “rapporto Chilcot”, che consegna alla storia la condanna giuridica, politica ed etica dell’invasione dell’Iraq nel 2003, per tornare a tessere l’elogio e a cantare il rimpianto del rais iracheno Saddam Hussein, deposto, catturato e poi messo a morte nel 2006.

Saddam Hussein “era un uomo cattivo, davvero cattivo, ma uccideva i terroristi e lo faceva bene”, dice Trump in un comizio a Raleigh, in North Carolina, puntando il dito contro l’attacco degli Usa all’Iraq, un Paese che s’è trasformato nell’”Harvard del terrorismo”. Già l’anno scorso Trump disse che il Mondo sarebbe stato “cento per cento” meglio se Saddam e Gheddafi fossero ancora vivi.

Al punto che la Cnn si chiede se a Trump piacciano davvero i dittatori, o gli uomini forti, mettendo insieme tutte le dichiarazioni del magnate su Saddam, Gheddafi, Kim Jong Un, Putin e Mussolini. Questi i pensieri in pillole di Trump su ciascuno di loro: “Saddam Hussein uccideva i terroristi”; “Ora staremmo meglio con Gheddafi al potere”; “Bisogna dare credito a Kim Jong Un”: “Putin è un leader”. Per Mussolini una citazione: “Meglio vivere un giorno da leone che 100 anni da pecora”.

Nel discorso di Raleigh, il candidato repubblicano alla Casa Bianca ha affermato che gli Stati Uniti “non avrebbero dovuto destabilizzare” l’Iraq, né rovesciare il regime di Saddam che – a suo dire – rappresentava un argine contro i terroristi: “Ha ucciso i terroristi, e lo ha fatto molto bene. Non ha letto loro i diritti, non li ha fatti parlare: erano terroristi, e tanto bastava […] Oggi l’Iraq è l’Harvard del terrorismo”, con un riferimento all’ateneo di Boston, uno dei più prestigiosi d’America.

Le provocazioni del tycoon non sono passate inosservate. La rivale democratica Hillary Clinton ha subito replicato per bocca del suo consigliere Jake Sullivan: “Trump ha di nuovo celebrato Saddam come grande eliminatore di terroristi […] In realtà, il suo regime era uno sponsor dei terroristi”. Secondo Sullivan, la sortita del magnate dimostra “una volta di più quanto Trump potrebbe essere pericoloso come comandante in capo”.

Anche lo speaker della Camera, Paul Ryan, repubblicano, ha preso le distanze da Trump, affermando che Saddam “era una delle persone più malvage del XX Secolo” e che fu responsabile di “genocidi di massa contro il suo popolo con armi chimiche”. In realtà, sia Hillary che Ryan hanno sulla coscienza il voto favorevole, nell’autunno 2002, all’invasione dell’Iraq: l’ex first lady era allora senatrice, Ryan già deputato; e Ryan si preoccupa pure di tutelare l’operato dell’Amministrazione repubblicana di George W. Bush.

(post tratto dal blog di Giampiero Gramaglia)

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