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Come sarà il prossimo board dello Ior, l’Istituto per le Opere di Religione? Dopo le dimissioni di Clemens Börsig e Carlo Salvatori, a Roma è iniziata la discussione sul futuro di quella che viene indicata come la Banca vaticana.

LE DOMANDE OLTRETEVERE

E la discussione gira attorno al punto focale: allontanati un noto banchiere italiano e un tedesco dello stesso livello, come cambierà l’organico dello Ior nei prossimi mesi? Perché queste dimissioni sono lette esattamente come l’anticipo di un cambio di passo che deve adesso prendere piede. In effetti, quello che si osserva in Vaticano in queste ore, è molto semplice: fuori i tedeschi e gli italiani, fuori la finanza bianca settentrionale (vedasi Angelo Caloia, ma anche Ettore Gotti Tedeschi suo immediato successore), non è detto che per gli americani possa essere una passeggiata.

NOMI E SOMMOVIMENTI

Anche loro, che pure erano stati presenti con i potentissimi Cavalieri di Colombo rappresentati da Carl Anderson, adesso sono rappresentati da Mary Ann Glendon, indicata però come una figura conservatrice di tipo teocon. I Cavalieri, sia pure conservatori, avevano forti disponibilità economiche e a suo tempo fu proprio Anderson a gestire – era allora Segretario di Stato Tarcisio Bertone – in qualità di segretario del board Ior l’allontanamento dall’Istituto di Gotti Tedeschi. Per il momento nel board resta anche l’Opus Dei con Mauricio Larraìn (gruppo Santander). Ma non è detto che ci sarà una riconferma anche per loro.

GLI SPIFFERI E GLI SCENARI

C’è un’ipotesi di fondo che, in queste ore, ha preso a circolare: la nomina di un prelato italiano di media rilevanza ma esperto di soldi, capace di chiudere 26 anni di presidenze laiche (Caloia s’insediò nel 1990) e riportare lo Ior sotto un controllo squisitamente clericale. Ma il rischio è che se la personalità non fosse sufficientemente spalleggiata e supportata, qualcuno potrebbe iniziare a rievocare – sia pure senza motivo – gli anni Settanta e Ottanta di Paul Marcinkus. Un salto all’indietro che verrebbe molto male interpretato, c’è chi teme in Vaticano. E che quindi riduce ulteriormente le possibili scelte.

LE PROSSIME TAPPE

È da dire, insomma, che il rebus per Papa Francesco si è fatto complicato. Adesso la risposta potrebbe arrivare dal calendario: l’8 giugno George Pell, il cardinale australiano «ministro delle finanze» del Papa dovrà dimettersi compiendo 75 anni, come chiedono le norme canoniche. Già ieri ha perso un uomo preziosissimo (Salvatori) allo Ior, ed è chiaro che la sua linea dovrà essere quindi rintuzzata.

(Estratto di un articolo pubblicato sul quotidiano Italia Oggi diretto da Pierluigi Magnaschi)

Cosa sta succedendo nello Ior

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