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In questi giorni il vertiginoso crollo della azioni del Monte Paschi (in poche sedute perduto oltre il 36% del valore) ha indotto analisti e commentatori a immaginare scenari disastrosi. Quando un fenomeno si fa collettivo, bisogna cercare di capire i perché di natura reale e quelli di natura psicologica.

Nella caduta di Mps vi sono molti elementi che nulla hanno a che vedere con la reale solidità della banca. Vediamo quali:

– Il crac di 4 banche e i continui rigurgiti giudiziari su una scellerata gestione del Monte, antecedente alla attuale gestione, hanno indotto molti risparmiatori a ritenere che fosse il caso di “levare le tende”.

– Secondo analisti di Londra l’ondata di vendite con una evidente speculazione ribassista ha trovato possibili esecutori in grandi fondi statunitensi non controbilanciati da normali offerte di acquisto;

– Strumenti legislativi (esempio bail in) di la da venire sono stati però vissuti come un immediato problema;

– La mancata decisione sulla costituzione della bad bank per lo smaltimento di circa 200 miliardi di sofferenze del sistema bancario assommatasi in circa 7 anni di difficoltà economiche, è la riprova più vera che, per tagliare l’erba sotto i piedi della speculazione, la costituzione di questo veicolo è ormai indifferibile; il non farlo “sarebbe un grave atto di insipienza e irresponsabilità”; “dopo avere affinato l’interlocuzione tecnica con Bruxelles, gli stessi commissari competenti fanno sapere che tempi e modi della scelta dell’istituendo veicolo sono di esclusiva responsabilità dell’esecutivo italiano” (cfr. Angelo De Mattia).

Ma tutto questo ha a che vedere con l’azione positiva del Monte? A noi non pare se consideriamo l’enorme lavoro portato avanti in questi anni e in questi mesi. Ridurre lo stock dei crediti deteriorati, proseguire sulla spinta dei ricavi da commissione, rimanere focalizzati sugli impieghi, continuare nell’abbattimento del cost management, tutto questo in linea ed oltre con gli obiettivi previsti nel piano industriale 2014-2018.

Con l’entrata a pieno regime del Meccanismo di Vigilanza Unico, MPS è tra le 15 banche italiane soggette alla vigilanza diretta della BCE. Questo fatto pone in capo a MPS degli obblighi di trasparenza estremamente stringenti verso la BCE, verso il mercato e verso la clientela.

MPS è stata quindi sottoposta a partire dal novembre 2013 alle severe verifiche di BCE per valutare la solidità delle banche in prospettiva.

Dopo il Comprehensive Assessment del 2013 a novembre scorso la decisione della BCE è stata di indicare a MPS il mantenimento di un requisito patrimoniale minimo in termini di CET1 (Common Equity Tier 1) del 10,2% per il 2016 e del 10,75% per il 2017.

Al 30 settembre 2015, il CET1 del MPS si attestato al 12% superiore quindi al requisito regolamentare.

In buona sostanza oltre ad essere sottoposta ad una diretta e continua vigilanza da parte della BCE, la banca ha messo in atto un processo di rafforzamento patrimoniale, efficienza operativa e di alleggerimento dell’attivo finanziario.

A questo si aggiunga la chiusura di posizioni problematiche lasciate dalla precedente gestione (vedasi operazione Alexandria) ed un complessivo miglioramento del profilo di rischio nel pieno rispetto del piano concordato con il regolatore europeo.

Viola ed i suoi collaboratori hanno fatto un lavoro straordinario e senza nulla togliere a loro vorrei aggiungere che il fair value che esercita Siena e la più antica banca del mondo lo si è visto nel fatto che due aumenti di capitale, per qualcosa come 16.000 mld delle vecchie lire, sono stati assorbiti in un battibaleno da un mercato internazionale che ha un’attenzione dilatata dal fascino misterioso che questa grande banca continua ad esercitare su economisti e gente del popolo, piccoli azionisti e grandi speculatori che tutti in fondo la vorrebbero possedere e posseduta.

Perché avere ancora fiducia nel Monte Paschi

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