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Kiev comprende bene i sentimenti del Vecchio continente dopo i fatti di Parigi, perché “l’Ucraina subisce ogni giorno un attacco terroristico”, per mano dei ribelli filo russi che stanno destabilizzando l’Est del Paese. Una ragione in più per essere uniti contro le aggressioni di Mosca e costringerla, anche con le sanzioni, a rispettare gli accordi di Minsk.

È un appello all’unità europea e transatlantica quello che ieri il presidente ucraino Petro Poroshenko ha rivolto all’Italia e a Bruxelles in un suo intervento al Centro Studi Americani a Roma, dove ha chiesto agli “amici europei” di non mollare la presa nei confronti del Cremlino.

CHI C’ERA AL CENTRO STUDI AMERICANI COL PRESIDENTE POROSHENKO. LE FOTO

IL RICHIAMO ALL’UNITÀ

Non è “grazie ad aiuti o finanziamenti”, ma solo “grazie ai valori e all’unità dell’Europa” – ha sottolineato il capo di Stato dopo aver incontrato nel pomeriggio il premier Matteo Renzi e il presidente Sergio Mattarella -, che Kiev “è riuscita a replicare alla violenza nel Donbass, oltretutto consolidandosi come nazione”. È stata in grado di promuovere “riforme che non erano state fatte in 25 anni di indipendenza”.

IL SIGNIFICATO DELLE SANZIONI

Per questo, ha rimarcato Poroshenko, l’Europa non deve retrocedere sulle sanzioni, che rappresentano un modo utile, forse l’unico in questo momento, per costringere Mosca a ragionare. “Non si tratta di una punizione, ma di una spinta per l’attuazione degli accordi di Minsk, perché non disponiamo di altri strumenti. Ci sarà quindi un ammorbidimento delle misure restrittive, se tali accordi saranno attuali, saranno sollevate, se la Russia lascerà la Crimea”. Le nostre truppe, aggiunge, “da sole non bastano, abbiamo bisogno dell’Unione europea, della solidarietà transatlantica, ogni giorno”.

LA RUSSIA IN SIRIA

A chi gli ha chiesto se l’intervento russo in Siria contro il nemico comune Stato Islamico possa essere una ragione sufficiente per allentare le misure economiche contro la Federazione russa, ha spiegato: “Lo escludo”. Può essere possibile, coordinarsi con Mosca per un’azione congiunta, ma solo se Vladimir Putin “comincerà davvero a lottare contro lo Stato Islamico” e “non per Bashar al-Assad”. Il Cremlino “ora sta dalla parte del terrorismo”, che è il dittatore siriano, “per questo può essere efficace solo se cambia tattica e comincia a contrastare l’Isis”.

Non fidatevi troppo del Putin anti Isis. Parla Poroshenko

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