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Riceviamo e pubblichiamo

La partita tutta da giocare del rinnovo del sistema contrattuale tra Cgil, Cisl, Uil e Confindustria pare possa riprendere vivacità dopo le difficoltà evidenti avute ultimamente a causa di incomprensioni tra questi attori.

Le confederazioni dei lavoratori cercheranno di portare a sintesi, nei prossimi giorni, le loro posizioni per raggiungere un accordo con gli imprenditori.

È augurabile che avvenga presto, affinché le relazioni industriali, con le sue leve, possano garantire maggiore quantità e qualità delle produzioni, per reagire agli ultimi dati economici, risultati meno incoraggianti di quelli attesi. Infatti, la posta in gioco tra le parti è proprio l’ulteriore sviluppo della contrattazione collettiva, fortemente ancorata alla produttività aziendale.

Possono aiutare una maggiore spinta alla economia nazionale per la crescita del volume dei nostri prodotti nel mercato internazionale, e dare più consistenza al monte salario nazionale. Il Paese ha bisogno di contare sulle proprie forze. Le relazioni industriali virtuose, possono essere una occasione decisiva di auto fiducia.

Il governo, nella legge di stabilità, ha dato un segnale importante di interesse sui premi di produttività aziendali, ripristinando, per essi, vantaggi fiscali che anche altri governi avevano privilegiato in passato. Sarebbe incomprensibile un ritardo dei soggetti sociali sul tema sia dopo gli accordi interconfederali evolutivi degli ultimi anni della contrattazione aziendale, che dopo la firma positiva del contratto dei chimici, avvenuta recentemente.

Intanto Renzi, sotto sotto, fa intendere che interverrà sul salario minimo e sulla legge di rappresentanza, nel caso non si arrivi ad un accordo tra sindacati e Confindustria. Se ciò dovesse avvenire, sarebbe un colpo grave alla autonomia dei soggetti sociali.

Avremo ragionevolezza dei più recalcitranti verso le innovazioni sociali? Staremo a vedere. Non resta che affidarsi a coloro che hanno solitamente più consapevolezza e responsabilità.

Azioni e reazioni fra sindacati e governo

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