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Che il comparto intelligence, come viene chiamato dai tecnici, sia in fermento da tempo non è un mistero, ma non tutto quanto accade nei servizi segreti in questo periodo è da collegare all’intenzione del presidente del Consiglio, Matteo Renzi, di portare il suo intimo amico Marco Carrai a Palazzo Chigi come consulente per la cyber security.

Il 1° febbraio il vicepresidente del Senato Maurizio Gasparri (FI) ha diffuso la notizia di una sua interrogazione parlamentare, ampiamente ripresa da Libero il 2 febbraio in un articolo di Franco Bechis, nella quale cita numerosi movimenti interni all’Aise (l’Agenzia per la sicurezza esterna) e ipotizza un collegamento con Carrai perché uno degli spostamenti avrebbe riguardato il responsabile della Sigint (Signals Intelligence), uno dei settori fondamentali occupandosi del traffico di comunicazioni, comprese le intercettazioni. A Formiche.net risulta invece che quel dirigente sia tuttora al suo posto.

Nell’interrogazione di Gasparri non è secondario il polemico riferimento all’assenza di Forza Italia nel Copasir, il comitato parlamentare di controllo sui servizi, e dunque all’impossibilità di avere un accesso diretto a informazioni di questo tipo. Da molto tempo, infatti, FI rivendica un posto nel comitato come principale gruppo di opposizione del centrodestra.

Tra pensionamenti e ritorno ai ministeri di provenienza, i movimenti decisi dal direttore dell’Aise, Alberto Manenti, si spiegano con attriti interni e rapporto di fiducia venuto meno mentre sicuramente rilevante sarebbe l’arrivo all’Aise del colonnello dei carabinieri Sergio De Caprio, 55 anni, più noto come capitano Ultimo, che arrestò Totò Riina nel gennaio 1993. De Caprio oggi è vicecomandante del Noe, il nucleo operativo ecologico, cioè i carabinieri per la tutela dell’ambiente, ma nello scorso agosto il comandante dell’Arma, generale Tullio Del Sette, riorganizzò il settore togliendogli le funzioni di polizia giudiziaria, decisione che non andò giù a De Caprio, noto anche per atteggiamenti anticonformisti che dovrebbe “misurare” se arrivasse in un ambiente particolare come quello dei servizi. Al momento Ultimo è ancora nell’Arma.

Tutto ciò non fa venire meno la questione Carrai. Nonostante le polemiche scatenate dall’articolo del Fatto quotidiano del 16 gennaio abbiano frenato Renzi, tanto da far accantonare l’idea di una nuova agenzia di 007 da sistemare a Palazzo Chigi (forse era sfuggito il dettaglio che andava cambiata la legge del 2007 sul comparto e anche al Quirinale l’idea non era piaciuta affatto), il presidente del Consiglio avrebbe intenzione di andare avanti con la nomina di Carrai come consulente. Un’ipotesi è quella di usare una formula che possa indirettamente riempire la casella del consigliere militare, vuota dal 9 ottobre quando il generale Carlo Magrassi venne nominato Segretario generale della Difesa. Nel decreto Monti del gennaio 2013 che per la prima volta ha regolato il settore della cyber security, infatti, è previsto che sia proprio il consigliere militare del presidente del Consiglio a presiedere il Nucleo di sicurezza cibernetica e il Tavolo interministeriale di crisi cibernetica.

Artifici amministrativi che però avranno un peso enorme: da un lato l’Italia resta l’unica nazione il cui capo dell’esecutivo non ha un consigliere militare, dall’altro l’accentramento delle decisioni a Palazzo Chigi apre scenari inediti e crea tensioni sempre più forti con i servizi segreti e con alcuni ministeri. Quel che è certo è che si tratta di un settore importante non solo sul fronte della sicurezza ma anche su quello degli affari: gli esperti dicono che solo gli Stati Uniti nei prossimi anni investiranno 20 miliardi di dollari nella cyber security.

San Carlo, FRANCO BECHIS GIORNALISTA

Che succede davvero nei Servizi

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