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Fin dove si può spingere Flavio Tosi nello scontro finale con Matteo Salvini? Davvero il sindaco di Verona sarebbe disposto a rompere con la Lega Nord correndo con una sua lista civica alle elezioni regionali in Veneto per boicottare la rielezione del suo collega di partito Luca Zaia?

CONVERGENZE NON TROPPO PARALLELE

Stando all’accelerata impressa, si direbbe che Tosi voglia andare fino in fondo, stufo com’è di assistere ad accordi puntualmente stracciati. Se sono fuori discussione le differenze a livello politico col segretario federale, ormai la battaglia interna si è tramutata in una sfida personale con opposte fazioni pronte a schierarsi; da una lato c’è la strategia salviniana che punta all’emarginazione all’isolamento dell’avversario, dall’altro la ‘glasnost’ tosiana per rivelare i retroscena leghisti nei panni del ribelle di turno.

TROPPI PATTI DISATTESI

Al momento sono due, col rischio concreto che diventino tre, come ha spiegato Tosi a Linkiesta. Stiamo parlando dei (principali) accordi non rispettati dai vertici del Carroccio nei suoi confronti. “Nella Lega ci sono patti disattesi, parole date e non mantenute” ha detto all’Ansa, aggiungendo che “il sottoscritto nel tempo ha fatto tanti passi indietro, adesso ritengo giusto che ci siano finalmente chiarezza e verità”. Nel 2010 si sarebbe dovuto candidare lui a governatore del Veneto, dopo aver ceduto la segreteria nazionale all’ex sindaco di Treviso Giampaolo Gobbo, ma Umberto Bossi e Roberto Calderoli fecero saltare tutto. Così come da un anno a questa parte Salvini s’è messo in testa di proporsi come candidato premier del centrodestra, mentre il Patto del Pirellone sottoscritto davanti a Roberto Maroni prevedeva che questa sarebbe stata la parte affidata a Tosi. Ora spunta il terzo (probabile) tradimento: al consiglio federale convocato per l’8 marzo Salvini intende mettere mano allo statuto togliendo alle segreterie nazionali (nel gergo leghista, quelle regionali) il potere di decidere alleanze e composizione delle liste alle elezioni regionali e amministrative. Un modo per togliere potere decisionale a Tosi, segretario nazionale della Liga Veneta.

IL NODO DELLE ELEZIONI IN VENETO

E’ in Veneto che si gioca la vera partita, una Regione che la Lega non può permettersi di perdere. Salvini ha stretto l’accordo con Silvio Berlusconi per un’alleanza con Forza Italia ed è disposto ad accettare solo la lista civica di Zaia. Tosi, invece, da tempo invoca una corsa solitaria dei padani, alleati soltanto alle liste civiche tra le quali però vuole anche la sua, che gli ha permesso di vincere a Verona senza il Pdl. Ma al di là di questo, il sindaco intende gestire in prima persona la partita elettorale seguendo le regole leghiste sull’autorità del segretario nazionale. “I patti prevedevano l’autonomia per ogni Regione sulle alleanze e sulle lista da presentare, non un partito milanocentrico” ha infatti tuonato riprendendo un concetto ribadito a la Stampa. Dopo l’accordo di Salvini con Berlusconi, la strategia di Tosi si è quindi focalizzata sulla richiesta di rifiutare l’alleanza con Fi così da stanare il segretario: “Sia Berlusconi che Alfano governano in qualche modo con Renzi, non ha senso scaricare solo i più deboli dell’Ncd, a questo punto molliamo anche Fi” ragionano i tosiani sfidando i salviniani al gioco duro.

FUORI TUTTI I TOSIANI

Ma non è finita, perché a quanto pare tra le novità che Salvini vorrebbe introdurre ci sarebbe anche il limite di due mandati ai consiglieri regionali. Una norma che di fatto impedirebbe la ricandidatura a diversi esponenti leghisti di sponda tosiana, così da accontentare Zaia che non vuole ritrovarsi con una maggioranza fedele al sindaco di Verona. Da qui l’idea di limitare la sola lista civica alleata a quella del governatore, con suoi uomini all’interno, mentre la composizione dei candidati del Carroccio verrà fatta a Milano, quindi ostracizzando gli uomini di Tosi.

LA MINACCIA DI CANDIDATURA E LA MODIFICA ALLA LEGGE ELETTORALE

Candidarsi a governatore di Regione Veneto per mettere in difficoltà Zaia (favorendo indirettamente Alessandra Moretti del Pd) e dimostrare così la propria forza. Tosi sta pensando anche a questo per alzare il tiro. Come rivelato da l’Arena, ha commissionato un sondaggio ad hoc sulle intenzioni di voto secondo il quale la sua lista civica (legata alla fondazione Ricostruiamo il Paese) si aggirerebbe attorno al 10-12% dentro la coalizione con la Lega. “Se andassimo da soli prenderemmo molto di più” vanno ripetendo i fedelissimi del sindaco. Quanto basta, comunque, per rovinare i piani di Zaia e Salvini.

COSA SI MUOVE NEL MONDO POPOLARE

Rientra in questa strategia che porta alla candidatura (e all’uscita dal partito) anche l’emendamento per introdurre il ballottaggio nella nuova legge elettorale regionale presentato dal consigliere regionale del Gruppo Misto, Diego Bottacin ma ispirato dal sindaco, un provvedimento che potrebbe coagulare i consensi dell’opposizione di centrosinistra e pure dell’Ncd, ormai in rotta di collisione col Carroccio. Un eventuale ballottaggio (previsto tra i due candidati presidente più votati nel caso nessuno raggiunga il 42,5%) favorirebbe una candidatura di Tosi sostenuta anche dal polo moderato di Ncd-Udc e dai Popolari per l’Italia di Mario Mauro rappresentati in Veneto da Domenico Menorello.

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