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La Germania ha dichiarato che ha perso la fiducia nella Grecia di Tsipras. Questa dichiarazione fa perdere definitivamente fiducia nella Germania di Schauble o, più esattamente, conferma che la Germania non è partner affidabile nella costruzione dell’Europa unita. Per me non è una novità, per altri lo è e per molti è l’occasione per disfarsi dell’ultimo straccio di sovranità fiscale, ponendo fine allo Stato italiano (che non hanno mai amato) senza che nasca uno Stato europeo, ma un corpo di regole facilmente manipolabile dai poteri forti. Tale si sente e opera la Germania di Schauble.

La mia insistenza nel non attribuire alla Merkel la responsabilità della vicenda è dovuta alla conoscenza delle vicende dei Cristiano Democratici tedeschi che vide Schauble, delfino del prestigioso Cancelliere Kohl con il quale restò coinvolto negli scandali finanziari del Partito, sorpassato dalla Merkel. Egli è stato protagonista della riunificazione tedesca e, nel corso di questa storica operazione, Schauble fu oggetto di un vile attentato che lo privò dell’uso delle gambe costringendolo su una carrozzella. Alla sua ambizione personale ha perciò aggiunto il diritto a un compenso, quello di essere nominato Cancelliere; la crisi greca è l’occasione che gli è stata offerta di cavalcare il 70% dei tedeschi contrari ad assistere la Grecia e favorevoli a gestire l’euro in modo diverso dal marco tedesco.

Ho già avvertito che questo è uno dei cardini del Piano Funk, ministro dell’economia nazista, che suscitò le preoccupazioni dell’ambasciatore italiano a Berlino che avvertì Mussolini dei rischi insiti nel progetto. Ma il punto principale del Piano, che ho ricordato nella mia Lettera agli amici tedeschi e italiani (ilmiolibro.it) è l’auto proclamazione della Germania come “paese d’ordine dell’Europa”.

La crisi greca – e soprattutto il risvolto del referendum che ha rivelato l’allergia di un popolo alla democrazia “degli altri” – è stata un’ottima occasione per confermare questo punto. Gli altri sono avvertiti e tra questi c’è ovviamente l’Italia di cui è noto che i tedeschi non si fidano per le passate esperienze. I conti perciò vanno pareggiati e spetta alla parte sana dei tedeschi dirci che così non è. Io ho perso fiducia in loro.

Perciò, se l’Italia non l’ha già fatto, è giunto il momento d’avere pronto un Piano B – di fine dell’euro o di uscita dallo stesso – che dal 12 maggio 2011, con un articolo sul Foglio e altri miei commenti sul tema diffusi da Formiche.net, ho insistentemente richiesto di approntare. Gli accordi costruiti male o firmati da Paesi con intenti egemoni non hanno lunga vita. Se dovessimo essere colti impreparati all’evento, sarebbe veramente un dramma. Il sottotitolo del mio pamphlet J’accuse (Rubbettino Editore), in libreria da pochi giorni, è Il dramma italiano di un’ennesima occasione perduta.

Sembrerebbe una protesta generale, ma il dramma ha un contenuto specifico: non aver approfittato della bonanza monetaria e dei tassi quasi nulli per sistemare il nostro debito sulla base delle proposte dettagliate avanzate con i colleghi Michele Fratianni e Antonio Rinaldi. Uno dei punti principali di questa proposta è la confluenza del patrimonio dello Stato in un Fondo simile a quello richiesto dall’Eurogruppo alla Grecia, gestito da persona autorevole (ci siamo spinti fino a indicare Enrico Bondi), nel quale far confluire il patrimonio dello Stato senza alienarlo, ponendolo a garanzia del rimborso di un debito pubblico con  scadenze più lunghe delle attuali (abbiamo indicato 7 anni, ma possono essere di più), offrendo un rendimento pari all’inflazione più 0,20% dell’eventuale tasso di crescita del PIL (visto che la Commissione e Renzi dicono che la crisi è superata e la ripresa è in atto). Stiamo invece svendendo il patrimonio pubblico per finanziare spese correnti dello Stato centrale e periferico scavando una fossa ulteriore per far cadere il nostro debito pubblico.

Questa è la vera occasione perduta. L’alto debito pubblico italiano è la chiave di ricatto dell’Europa per indurci a “fare le riforme” e permettere che al potere in Italia restino coloro che hanno propiziato e perpetuato questa condizione di sudditanza internazionale per stare al Governo. Ora apprendiamo che l’OCSE ha ricalcolato il debito pubblico italiano innalzandolo al 156% del PIL 2014 dal suo equivalente ufficiale del 134% in pari data, avviando una nuova fase di attacco all’Italia che penso sia preludio a ciò che avverrà tra non molto.

Il team di Scenari economici – il blog n.1 in materia economica e n.2 dopo quello di Beppe Grillo – ha subito reagito inviando una lettera aperta firmata da illustri studiosi e professionisti chiedendo spiegazioni dal Ministro Padoan. Spero che lui e il Governo non sottostimino i rischi di questo ricalcolo.

de bortoli, savona,

Grecia? L'Italia studi un Piano B anche sul debito pubblico. L'analisi di Paolo Savona

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