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Coinvolgere le realtà locali per creare nuove sinergie d’azione tra imprenditori e investitori. Collaborazioni preziose nella vita di un’azienda, dalla fase di start-up fino alla quotazione in Borsa. È l’obiettivo che ha animato presso lo Spazio Novecento di Roma il Business forum promosso ieri dal gruppo Azimut.

Cifre significative

Costituito nel 1990 da Pietro Giuliani che lo guida come presidente e amministratore delegato, Azimut rappresenta la maggiore realtà finanziaria indipendente nel mercato italiano di risparmio autogestito. Presente a Piazza Affari con una capitalizzazione di 4 miliardi di euro, il fondo è riuscito a raccoglie in 13 paesi del mondo risorse pari a 30 miliardi. La previsione per il 2019 è raggiungere 50 miliardi.

Il segreto delle regioni sviluppate

Concepito nell’ambito del tour “Libera Impresa” e moderato dal fondatore di Formiche Paolo Messa, l’incontro ha coinvolto rappresentanti del mondo produttivo del Lazio e manager che hanno puntato sui progetti coraggiosi e innovativi di giovani imprenditori.

Le regioni forti nel terreno economico, rileva il vice-presidente della Commissione Affari comunitari e internazionali, Cooperazione tra i popoli e Tutela dei consumatori del Lazio Giampaolo Manzella, sanno competere grazie a start-up creative e all’attrazione di investitori esteri.

A suo giudizio è fondamentale per le istituzioni e le imprese contare su una realtà di gestione del patrimonio finanziario. Tanto più in un periodo di crisi nell’accesso al credito, provocata anche dai vincoli europei stringenti che gravano sull’assetto bancario.

Un quadro critico

Tuttavia la regione che ospita la Capitale d’Italia risente di gravi ritardi nell’affermazione di una moderna cultura del reperimento di capitale sul mercato. La fotografia del contesto economico, illustrata dal responsabile del Consorzio Credito e Finanza della Camera di Commercio di Milano Roberto Calugi, tratteggia un panorama con molte ombre e poche luci.

Nella fase acuta della crisi finanziaria, tra il 2009 e il 2014, il Lazio ha conosciuto una riduzione degli investimenti pari al 5,3 per cento. È diminuito anche il fatturato, soprattutto per le aziende più piccole. Mentre il numero degli operatori economici – 475.500 circa, il 9,2 per cento del totale nel nostro Paese – è cresciuto del 15,8. Cifra troppo bassa rispetto alle potenzialità del territorio.

“Un’economia troppo dipendente dalle banche”

La nostra regione, però, presenta un terreno fertile per uno sviluppo innovativo. Al primo posto in Italia per realtà produttive high-tech, il Lazio riesce a esportare in egual misura nell’Unione Europea e nei mercati extra-comunitari.

È evidente – rimarca l’economista – l’esigenza di diversificare le fonti di finanziamento di un tessuto produttivo troppo legato al canale bancario: “Il 72,7 per cento dei prestiti complessivi è stato erogato da istituti creditizi”.

Ricorrere a strumenti complementari – il capitale di rischio, le quotazioni in Borsa, l’emissione di obbligazioni come i mini-bond – è dunque necessario. Ma allo stesso tempo, ricorda Calugi, bisogna realizzare una semplificazione amministrativa e fiscale per superare ostacoli che pongono l’Italia al 58° posto nel mondo per ambiente favorevole al business.

La voce dei produttori

Ricercare fonti innovative di investimento e superare una radicata diffidenza verso l’entrata di capitali e figure esterne all’azienda è l’obiettivo prospettato dal presidente Giovani imprenditori di Unindustria Fausto Bianchi.

E superare la carente cultura finanziaria di un tessuto imprenditoriale scarsamente capitalizzato è l’esigenza messa in rilievo dal leader della Cna Lazio Lorenzo Tagliavanti: “La crisi ha provocato il tramonto di tante piccole aziende legate a comparti economici tradizionali: edilizia, meccanica, trasporti. Contemporaneamente molti giovani hanno creato nuove imprese e reinventato mestieri utilizzando le competenze acquisite nel percorso formativo e le tecnologie della Web economy”.

Rispetto a una realtà bancaria che antepone il fatturato alla garanzia del bene-terra, evidenzia il presidente di Confagricoltura Lazio Sergio Ricotta, sarebbero preferibili fondi di investimento più dinamici e aderenti agli sbocchi di mercato. “Affiancati a una strategia nazionale per garantire l’identità di prodotti enogastronomici troppo spesso bersaglio di contraffazione a livello mondiale”.

L’economia reale, osserva il numero uno dei Giovani di Confcommercio Lazio Alessandro Micheli, non riesce a cogliere pienamente le potenzialità della Rete e continua a soffrire per il peso degli adempimenti fiscali-burocratici. “È pertanto positivo immaginare forme innovative di credito verso le imprese”.

Le nostre aziende, aggiunge il responsabile Confidi di Federlazio Alessandro Casinelli, sono entrate in crisi perché non conoscevano i nuovi meccanismi di capitalizzazione e reperimento di risorse finanziarie.

Generazione Start-Up

Capacità che invece ha contraddistinto le storie di successo di giovani creatori di start-up.

Come Siamo Soci, azienda fondata da Dario Giudici che fornisce a tutti l’opportunità di utilizzare la valuta elettronica Bitcoin per le transazioni e gli scambi commerciali on line.

E come Pedius, call center creato da Lorenzo Di Ciaccio per consentire alle persone non udenti di effettuare telefonate tramite un’applicazione che trasforma una conversazione in una chiamata. Scommessa che, contro lo scetticismo iniziale di tutti gli interlocutori, ha riscosso la fiducia e l’investimento di un’impresa del calibro di Telecom.

Grazie a Tim #WCAP, un acceleratore di start-up creato nel 2009 e guidato da Luca Bertone, il “business sociale” animato dal giovane ingegnere informatico ha alimentato la curiosità delle aziende tecnologiche della Silicon Valley. A partire da Google.

La missione dei fondi di investimento

Per rendere vincenti simili scommesse è necessaria la saldatura fra due fattori essenziali: la serietà del progetto e la lungimiranza dell’investitore.

Una caratteristica che per l’amministratore delegato di Azimut Global Counseling Giancarlo Maestrini richiede trasparenza e responsabilità: “La bontà del prodotto non è sufficiente per l’affermazione di un’azienda. È necessario ragionare con l’imprenditore nella ricerca di partner, consulenti, strategie, alleanze di mercato, risorse”.

Mentalità opposta rispetto a quella del “mordi e fuggi”, precisa l’ad del Fondo Italiano di Investimento Gabriele Cappellini: “Grazie a un notevole impiego di risorse che hanno coinvolto anche 4 incubatori e 3 acceleratori di 45 start-up tecnologicamente avanzate, abbiamo contribuito a un fatturato di imprese pari a 4 miliardi. E abbiamo messo a punto progetti in comparti tradizionali come l’agricoltura”.

Valorizzare le eccellenze italiane – afferma il numero uno di Antares Private Equity Stefano Romiti – richiede regole semplici e applicabili in campo lavorativo, fiscale e burocratico. E comporta l’acquisizione di una cultura finanziaria moderna da parte delle aziende: “Perché non è possibile competere a livello internazionale restando fedeli al motto ‘piccolo è bello’”.

Ecco come la finanza può rilanciare l’economia reale

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