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“A 7 anni dall’apertura del mercato elettrico le forniture energetiche di famiglie e imprese presentano un divario notevole nei prezzi: molto più ridotti nel ‘regime protetto’ dalle autorità rispetto ai costi elevati presenti nella competizione libera tra operatori privati”. Era il responso di due ricerche rese pubbliche dalla società pubblica “Acquirente Unico” nell’aprile 2014.

Rapporti che ponevano l’interrogativo sul possibile fallimento delle strategie liberali-liberiste in un’Italia tuttora carente di una strategia energetica nazionale. Mentre ci sono – sottolineano alcuni addetti ai lavori –  obblighi previsti dalle direttive europee che prevedono il superamento di ogni forma di regolazione di prezzo.

Il piano del governo

Interrogativo cui il governo è intenzionato a rispondere accentuando il livello di concorrenza in un comparto produttivo liberalizzato soltanto in parte.

Lo ha fatto tramite il disegno di legge approvato dal Consiglio dei Ministri il 20 febbraio su proposta della responsabile per lo Sviluppo Economico Federica Guidi. Convinta della bontà di misure che “favoriranno una crescita del 3,3 per cento del Prodotto interno lordo nell’arco di 5 anni”.

Allo scopo di superare “le residue regolamentazioni di prezzo” per le utenze domestiche e le imprese con meno di 50 lavoratori, il testo prevede la graduale eliminazione delle tariffe fissate dall’Autorità per l’energia per i consumatori che non hanno scelto un fornitore di gas sul libero mercato, la graduale restrizione dell’attuale tutela nel comparto elettrico. Il tutto a partire dal 2018.

I requisiti per un mercato efficace

Il provvedimento messo in cantiere da Palazzo Chigi fa riferimento a un’iniziativa di monitoraggio dei prezzi nella fase precedente e successiva al termine del regime tutelato, alla garanzia della piena informazione del consumatore riguardo la piena apertura del mercato, all’agevolazione della mobilità dei clienti nell’efficacia, trasparenza e puntualità delle operazioni di mutamento contrattuale e fatturazione.

La voce delle imprese

Requisiti realizzati a giudizio del mondo delle aziende energetiche. Rappresentate da Assoelettrica, il cui presidente Chicco Testa spiega in un’intervista a AgiEnergia perché condivide lo spirito del disegno di legge.

L’esistenza di una tariffa indicata dall’Authority, rileva il manager, riguarda un numero di persone limitato in fasce di consumi ben precise. “Mentre la classe media paga l’elettricità più di quello che sarebbe giusto se fosse calcolata a prezzo di mercato”.

A suo avviso la priorità è consentire alla gran parte degli italiani di consumare elettricità senza restrizioni e a costi trasparenti. E il vero problema – rimarca l’ex parlamentare – è costituito dalla composizione dei costi in bolletta, che richiede un aggiornamento rispetto agli anni Settanta caratterizzati dal risparmio energetico.

Favorevole alla riduzione degli approvvigionamenti tutelati è poi il responsabile Area mercato dell’energia di FederUtility Fabio Santini: “Perché la loro estensione ha frenato gli investimenti imprenditoriali finalizzati a offrire servizi di alto livello”.

Le riserve critiche di Acquirente Unico

Ragionamenti che trovano contrario Paolo Vigevano, presidente e amministratore delegato di Acquirente unico, l’agenzia statale che compra grandi quantità di energia nel mercato ed esercita un ruolo di mediazione tra vendita e distribuzione di fonti energetiche per garantirne le forniture alla platea più larga di cittadini.

Il regime tutelato, replica l’ex editore di Radio Radicale, non altera il livello di concorrenza nell’offerta dei servizi e non ha comportato una migrazione dal mercato libero. “La risposta giusta passa per l’attivazione della domanda energetica più ampia tramite l’utilizzo di tutti gli strumenti di tutela del consumatore. A cominciare dalle tecnologie più evolute”.

La bocciatura delle organizzazioni di consumatori

Argomentazioni che risuonano nell’universo delle associazioni a salvaguardia dei diritti degli utenti. Tutte e 16 concordi nel ritenere che “il principale effetto delle misure governative sarà aggiustare i conti delle aziende energetiche a spese dei consumatori domestici e delle piccolissime imprese”.

Al centro delle loro preoccupazioni è soprattutto la fine del ruolo dell’Acquirente Unico, “che consente la partecipazione al mercato all’ingrosso anche dei clienti domestici del mercato tutelato e che comprando a prezzi concorrenziali ha garantito fino a oggi un’efficace tutela di prezzo ai piccoli clienti elettrici”.

“Le persone che negli ultimi 3 anni sono passate al mercato libero – osserva il vice-presidente di Federconsumatori Mauro Zanini – hanno pagato dal 15 al 20 per cento in più rispetto a chi è rimasto nel regime tutelato per il gas e l’energia elettrica”. A suo giudizio il 2018 rappresenta un termine troppo ravvicinato. Vi è ancora molto da fare: “Bisogna semplificare le bollette, i consumatori devono acquistare consapevolezza, le aziende devono avere un comportamento corretto”.

Più radicali i toni utilizzati dall’ambientalista Mario Agostinelli sul Fatto Quotidiano. Ricordando come ad oggi soltanto un quarto dei circa 29 milioni di punti serviti dal mercato elettrico abbia optato per l’offerta libera – il 22 per cento per il gas – l’opinionista parla di “forzatura ideologica” liberista contro il patrimonio pubblico di reti e servizi.

A milioni di cittadini, spiega, converrebbe restare sotto il mercato di tutela, al fine di “evitare che la transizione al mercato libero dei clienti di massa sia caratterizzata da massicci trasferimenti di ricchezza dai clienti finali ai cartelli di venditori”.

Rivendicando l’esigenza di una politica energetica attenta alla produzione di elettricità e alle fonti di acquisizione del gas, Agostinelli esorta a lavorare sul 54 per cento delle bollette frutto di oneri e tasse per ridurre i costi.

Un mercato non maturo

A rendere il panorama ancor più problematico è l’Autorità per l’energia, che ha rilevato nell’ultimo anno 1 milione di cambiamenti di gestore elettrico e del gas. Una mobilità contrattuale pari al 7,6 per cento e superiore alla media Ue ferma al 5,6.

Per l’Authority, tuttavia, il mercato relativo alle famiglie non è ancora abbastanza maturo e concorrenziale a confronto con la realtà delle aziende. Anche per questi motivi l’organismo di controllo si è schierato contro l’abolizione del mercato tutelato.

Il tasso di consapevolezza dei consumatori, evidenzia il presidente Guido Bortoni, non è tale da poter annullare dalla sera alla mattina le garanzie attive dal 2007: “Il passaggio alle offerte libere richiederebbe tappe più graduali, pena un aumento delle bollette che potrebbe arrivare al 20 per cento”. Indagine, quella dell’authority, che alcuni addetti ai lavori avevano criticato per alcuni limiti metodologici.

La rivendicazione di un ruolo centrale

E vi è un punto critico ulteriore messo in rilievo dal responsabile dell’Autorità: “Affidare la gestione del percorso al ministro per lo Sviluppo economico non è la strada giusta. Per traghettare i consumatori verso un regime del tutto liberalizzato in cui ognuno possa scegliere il proprio fornitore in piena consapevolezza come avviene per la telefonia, è necessario che intervenga chi possiede le competenze tecniche”.

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