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Grazie all’autorizzazione del gruppo Class Editori pubblichiamo l’articolo di Antonino D’Anna, apparso sul quotidiano Italia Oggi diretto da Pierluigi Magnaschi

Tre linee d’intervento: la sezione ordinaria dell’Apsa (Amministrazione Patrimonio Sede Apostolica, la vera banca centrale vaticana) alla Segreteria per l’Economia, cioè il Ministero dell’Economia del Vaticano; revisione di media e fondo pensioni; fase due con nuovo board dello Ior, l’Istituto per le Opere di Religione.

Tre linee d’intervento che tratteggiano il futuro delle finanze papali. E confermano alcune indiscrezioni pubblicate nei mesi scorsi da ItaliaOggi (25 febbraio e 6 marzo).

Cominciamo col dire che la sezione ordinaria dell’Apsa passa alla Segreteria per l’Economia, il «Ministero dell’Economia» (o delle Finanze, se preferite) guidato dal cardinale australiano George Pell (nella foto). L’Apsa è divisa nella sezione ordinaria, che è chiamata ad amministrare, tra l’altro, «i beni che le sono affidati avvalendosi, quando sia opportuno, della collaborazione di esperti; cura la gestione del personale attivo della Santa Sede; sovraintendere alle direzioni amministrative che fanno capo ad essa; provvedere a quanto è necessario per l’attività dei Dicasteri» insieme alla contabilità e il bilancio preventivo e consuntivo; questa è stata accorpata alla Segreteria per l’Economia perché quest’ultima possa esercitare le sue responsabilità di controllo economico e vigilanza sulle agenzie della Santa Sesde, comprese le politiche e procedure degli acquisti e la distribuzione adeguata delle risorse umane, come previsto dal motu proprio papale Fidelis dispensator et Prudens emanato da Francesco nel febbraio di quest’anno.

Per quanto riguarda la sezione straordinaria, questa «amministra i beni mobili propri e quelli ad essa affidati da altri enti della Santa Sede». Amministrando i beni, l’Apsa trae profitti, soldi destinati a fornire i fondi per il funzionamento della Curia Romana. Questa è la «banca centrale» vera e propria, che si occuperà d’ora in poi, esclusivamente, del compito di Tesoreria della S. Sede e dello Stato Città del Vaticano. In particolare, tra le sue prime azioni ci sarà quella di ristabilire stretti rapporti con tutte le principali banche centrali (come raccomandato da Moneyval, l’ente antiriciclaggio europeo che sta esaminando il Vaticano da tempo) per continuare a garantire la liquidità e la stabilità finanziaria della Santa Sede.

Non è tutto: tutti gli istituti sovrani, ha annunciato il Vaticano, avranno un conto presso l’Apsa che funzionerà come Tesoreria per gli istituti stessi. Lo avevamo scritto il 6 marzo scorso che la partita si sarebbe spostata sull’Apsa, ed ecco che accade quanto abbiamo riferito a suo tempo: con il maggiore peso dell’Apsa, questo implica che chi la presiederà (al momento il bertoniano Domenico Calcagno) acquisterà una maggiore visibilità e importanza negli asset vaticani. E Calcagno potrebbe, una volta iniziata la riforma, essere sostituito.

Pensioni e Media – Veniamo adesso al Fondo Pensioni, che il Consiglio per l’Economia (struttura interna al Segretariato e guidata dal cardinale tedesco Reinhard Marx) vuole rivedere. È stato insediato un Comitato tecnico che studierà la situazione e avanzerà delle proposte: al momento i conti della previdenza vaticana sono in ordine per questa e la prossima generazione di pensionati, ma il Fondo dovrà dare maggiore affidabilità anche per le generazioni del domani. I nuovi statuti del Fondo (per dirla più banalmente: la riforma dell’Inps papale) sono previsti per la fine di quest’anno.

Nominato anche un comitato per la riforma dei Media della Santa Sede: ha 12 mesi di tempo per pubblicare una relazione e un piano di riforma dopo aver analizzato la relazione della Cosea (Commissione per il riordino degli uffici economico-amministrativi del Vaticano). Obiettivi, che riportiamo testualmente: «adeguare i mezzi di comunicazione del Vaticano alle nuove tendenze di consumo dei media, migliorarne il coordinamento e raggiungere progressivamente e sensibilmente risparmi finanziari considerevoli». I canali digitali saranno potenziati perché il Papa possa raggiungere più fedeli nel mondo, specie giovani.

Ecco il nuovo e pesante ruolo dell'Apsa nelle finanze del Vaticano

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